
Ci sono Convegni e convegni. L’Italia, leader degli appuntamenti internazionali, nel 2024 ne ha realizzati 370.000. Eventi, meeting, conferenze, seminari che producono un turismo congressuale con decine di milioni di partecipanti, fatturato interessante, mercato in crescita.
Ma ci sono Convegni e convegni. Quelli dedicati a storia e archeologia non sono alla ribalta, stentando nell’organizzazione e nella pubblicazione degli atti, nonostante il bel paese conservi il 70% del patrimonio artistico mondiale e il maggior numero di siti Unesco, come Pompei, Ercolano, le necropoli di Cerveteri e Tarquinia, la Valle dei templi.
Eppure ci sono Convegni che hanno una longevità straordinaria, segnando la storia della ricerca. Ma non solo quella. Così il Convegno di Studi sull’Alto Medioevo di Spoleto, giunto alla sua 70^ edizione, espressione della prestigiosa Fondazione omonima, che ha incubato, in una città ricca di storia, di preesistenze archeologiche e di arte, l’humus necessario per fare spazio al Festival dei Due Mondi.
Così il Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia che dal 1961 ha sede a Taranto e che, a parte il merito della continuità, dello spessore scientifico e il pregio di aver aperto la strada all’archeologia della Megàle Hellàs, lambisce l’ampio contesto delle scelte economico politiche del Meridione italiano. Talvolta scellerate.
Non ci dilungheremo sulla Taranto greca, celebrata per la potenza militare e la florida economia, la raffinatezza delle produzioni artistiche e la fama della scuola pitagorica che ebbe in Archita il suo massimo rappresentante, politico, insigne fisico, matematico, astronomo, ma anche studioso di meccanica razionale e di musica. Di quella Taras, dei suoi reperti, dei suoi splendidi ori, resta il Museo MArTa. Con tale eredità alle spalle, nel 1960 s’insedia il Cantiere Ilva, nel ’61 Italsider. La città dei due mari viene proiettata nel futuro della siderurgia, con uno degli impianti più vasti d’Europa.
L’epilogo è noto.
Nello stesso 1961, sempre a Taranto, un visionario intellettuale coltiva un progetto: è Carlo Belli di Rovereto, giornalista, scrittore, artista e critico d’arte, cultore di storia e archeologia. Arrivato in città, ne viene catturato.
Insieme a Angelo Raffaele Cassano, presidente dell’Ente provinciale del Turismo, progetta un Convegno per il rilancio culturale. Motore del concept è individuato nel rampante studioso napoletano Attilio Stazio, direttore del MANN e docente di Numismatica antica alla Federico II, per mezzo secolo animatore indiscusso delle giornate di studio. Un maestro, anche per me.
Si costituisce poi dal 1975 l’Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia, oggi diretto con competenza e determinazione dal prof. Aldo Siciliano, ricevendo il testimone dell’organizzazione dei Convegni e delle altre numerose attività culturali, e varando quest’anno, dal 25 al 28 settembre, la 64^ edizione dedicata a “La Magna Grecia e l’Acqua: Natura e Cultura”.
Quattro giornate, quaranta relatori, tavole rotonde, l’inaugurazione della Mostra “Arché, il principio e l’acqua” collegata al tema generale, borse di studio riservate a studenti e giovani ricercatori: qualcuno non aveva sbagliato a scommettere sulla cultura.
di Maria Teresa Moccia Di Fraia
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