
Per spiegare in modo esaustivo la questione della rivolta degli agricoltori in Italia e in Europa basterebbero questi versi di De Andrè:
“È mai possibile, o porco di un cane,
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane?”
Per chi invece è poco aggiornato sul tema o poco ferrato su De Andrè (in tal caso non siete scusati) ecco una veloce spiegazione di come siamo riusciti ancora una volta a fare quello che ci riesce meglio: tramutare una tragedia in farsa.
Rispondere a questa domanda è al contempo difficilissimo e semplicissimo. Difficilissimo perchè le basi della rivolta si modellano in modo diverso da paese in paese e sono plasmati dai diversi contesti sociopolitici di appartenenza; Semplicissimo perchè, in realtà, la matrice comune della rivolta è sempre e solo una: gli agricoltori, per i più svariati motivi, lavorano in perdita.
I costi di produzione sono più alti del prezzo a cui vendono il prodotto. Perchè? Per il fenomeno del dumping; per la diminuzione dei dazi dei prodotti agricoli ucraini che creano concorrenza sleale; per il fatto che i prezzi agricoli sono determinati in gran parte da dinamiche finanziarie; per la follia del libero mercato che ha lasciato la filiera dell’agricoltura in mano ai mercato finanziari e alla grande distribuzione delle multinazionali, a scapito dei singoli agricoltori; e dulcis in fundo perchè le associazioni di categoria, Coldiretti tra tutte, invece di rappresentare quei singoli agricoltori fanno gli interessi dei potenti.
Come avrà reagito la politica ad un così marcio e instabile sistema? Che misure avrà intrapreso per cambiare strutturalmente la filiera? Dove avrà individuato il fulcro del problema? I latifondisti? Le multinazionali? Il mercato? Niente di tutto ciò. La colpa di tutto è ovviamente di Madre Natura.
Il campo di azione nella risposta alla rivolta degli agricoltori è un terreno molto delicato, poichè a dispetto di quello che si potrebbe pensare di primo acchito, è un tema che riguarda tutti. Il settore dell’agricoltura fa tremendamente fatica a restare in piedi all’interno di un sistema che favorisce la grande distribuzione, dove secondo i dati Fao, dal 1910 ad oggi gli agricoltori sono passati da una percentuale sul prezzo di un bene agricolo del 40% a meno del 7%. Meno del 7% di quello che spendiamo in un prodotto agricolo va nelle tasche del piccolo produttore.
Per coprire questi costi l’UE paga ogni anno enormi aiuti e contributi. Si parla di 55 mld di euro all’anno, circa il 40% del budget europeo. All’interno di questo sistema ci perdono gli agricoltori, che non riescono a trarre profitto dal loro lavoro, ci perde l’UE che spreca gran parte dei suoi fondi solo per tenere in piedi il settore, ci perdiamo tutti noi che paghiamo le tasse per finanziare quei fondi. Chi ci guadagna? Le multinazionali.
Eppure, con un colpo di reni strabiliante, la politica è riuscita a spostare l’attenzione non sul libero mercato e la grande distribuzione di massa, non sul dumping o sul fatto che i prezzi siano decisi alla Borsa di Chicago, sotto forma di scommesse speculative, ma sulle misure ecologiche. La classe politica, con una inaspettata accondiscendenza anche alle più violente manifestazioni – finchè non si butta la vernice lavabile è permesso tutto, anche abbattere statue, in caso contrario sei un terrorista – ha assecondato le rivolte con la massima indulgenza e affettuosità, tanto da chiedersi di chi fosse la colpa di tutto questo se tutte le forze politiche erano così solidali col settore, modellando però la natura della rivolta a loro piacimento, portando avanti la distorta narrazione della dicotomia politiche climatiche-sicurezza alimentare.
Hanno cercato di convincerci che il modo per sedare la rivolta non era quello di votare la direttiva “due diligence”, rinviata dall’agenda dell’UE sotto spinte anche dell’Italia, che avrebbe sostenuto il settore agricolo – tra gli altri – contro il dumping sociale, o quello di far rispettare una direttiva che è già presente, ovvero quella sulle pratiche sleali, soprattutto in Italia, dove è stata approvata ma con deroghe che obbligano l’agricoltore a vendere sottocosto. Hanno cercato di convincerci che la soluzione a tutti i mali non fosse qualcosa che riguardi tutti i problemi enunciati fino ad ora, ma un dietrofront su tutte le politiche ambientali.
l’Alt sul taglio dei pesticidi, la sospensione dell’obbligo del 4% dei terreni a riposo per la rigenerazione dei nutrienti, la promessa di una nuova Pac ripulita dai rigidi requisiti ambientali. Finora le richieste soddisfatte di questa rivolta sono tutte quelle anti-ecologiche. Tutte richieste che venivano peraltro proposte in prima linea dalle grandi associazioni di categoria, cioè gli enti che erano i primi sul banco degli imputati di questa rivolta.
La falsa narrazione della classe dirigente contribuisce inoltre all’affioramento nella questione da parte dell’estrema destra europea, che approfitta della fantasiosa dicotomia per mettere il cappello alla rivolta e scagliarsi insieme agli agricoltori contro le malvagie politiche ecologiche. Alternative für Deutschland in Germania – che in alcuni sondaggi sfiora ormai il 25% -, Rassemblement National di Marine Le Pen in Francia, la Lega di Salvini in Italia e in parte FDI. Tutti i nostalgici europei hanno colto la palla al balzo per farsi carico delle istanze di quella parte di paese depauperata dalle idee socioeconomiche di quelle stesse forze politiche.
Un settore rovinato dalle degenerazioni ordoliberiste che viene assistito – N.B: non aiutato – solo in funzione anti-ecologica, nonostante al netto dei suoi problemi rappresenti da solo l’11% delle emissioni UE. Una spontanea rivolta dei piccoli lavoratori intestata ai fascisti. Una tragedia. Tramutatasi in farsa.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...