
La Rotta di Enea, attraverso un itinerario fatto di secoli e di molte soste nel Mediterraneo, è un percorso fisico, attraverso le località toccate dall’eroe troiano in fuga dalla sua città in fiamme in cerca di un nuovo inizio in una terra sconosciuta, un’occasione per rileggere l’Eneide e scoprire le radici mitiche della nostra storia nata intorno al Mediterraneo, culla di civiltà e luogo di incontro fra culture.
Si tratta appunto di un viaggio, da Troia a Roma, città simbolo anche per l’Unione Europea sin dai trattati istitutivi del 1957, che ancora oggi solletica fantasie di grandi avventure toccando 21 tappe principali, 6 siti Unesco e 3 Parchi nazionali, oltre a tutte le bellezze ed eccellenze della costa dell’Italia centro meridionale si toccano Puglia, Sicilia, Calabria, Campania e Lazio. In Campania, la Rotta di Enea passa da Palinuro, fino a raggiungere Miseno e quindi Cuma, una delle più caratteristiche antiche città dei Campi Flegrei, per poi proseguire verso Gaeta.
Il mito di Palinuro, fedele timoniere di Enea, lega in un connubio indissolubile la Rotta di Enea a uno dei territori più emblematici dei valori del nuovo itinerario culturale: il Cilento. Nello specchio di mare antistante Palinuro, vinto dal sonno, cade in mare. L’episodio è narrato nel Libro V dell’Eneide. Virgilio descrive il punto preciso di quell’evento, temuto da sempre da tutti i marinai: la caduta in mare nella notte.
I compagni non si accorgono della caduta, che avviene nei pressi di uno scoglio precisamente identificato da Virgilio, nel tratto di costa tra il golfo di Policastro e l’insenatura di Pisciotta. Siamo in pieno Cilento, davanti al promontorio che proprio al timoniere di Enea deve il suo nome: capo Palinuro.
Palinuro rimane per tre giorni in balia del mare. Giunto sulla spiaggia non trova la salvezza: scambiato per un mostro marino viene ucciso e il suo corpo abbandonato in mare. Palinuro fu così vittima sacrificale di Nettuno, che in cambio del suo aiuto aveva preteso una vittima: “Una sola vittima per la salvezza di molti” (Eneide, V, 815).
Quindi Enea arriva a Cuma per interrogare la Sibilla. La profetessa, pervasa dal dio Apollo, può predire il futuro e lo informa delle vicissitudini che dovrà affrontare, gli fa intravedere la futura grandezza di Roma e lo guida nell’Ade. “Il pio Enea raggiunge le vette, a cui presiede/ l’alto Apollo, e vicino i recessi, antro immane, / dell’orrenda Sibilla, alla quale il vate di Delo /ispira grandi animo e mente e apre il futuro” (Eneide, VI, 9-12).
La Sibilla rivelerà che il corpo di Palinuro non verrà mai ritrovato, ma che le genti che lo hanno ucciso spinte dalla paura, pentite, erigeranno un cenotafio in sua memoria e lo onoreranno con offerte. Le porte dell’oltretomba si spalancano presso il lago d’Averno, dove Enea scende per rivedere il padre Anchise.
All’episodio è consacrato l’intero libro VI dell’Eneide e numerosi sono gli accenni ai luoghi sacri della città di Cuma: il tempio di Apollo, il più alto dell’acropoli, costruito da Dedalo, in fuga da Creta, circondato dal bosco sacro ad Artemide; l’antro della Sibilla, le porte dell’Ade. Enea incontra l’ombra di Palinuro nell’Ade e, durante la discesa agli inferi, lo sfortunato timoniere gli chiederà di essere finalmente sepolto. “Strappami, invitto, a questi mali; o coprimi di terra, perché lo puoi, e cerca il porto di Velia” (Eneide, VI, 365).
Il monumento più famoso di Cuma è proprio il cosiddetto antro della Sibilla: un lungo corridoio scavato nella roccia probabilmente già nel IV secolo a.C., e successivamente approfondito in età romana, sul cui percorso si allargano cisterne e che termina con una misteriosa stanza ipogea che fu identificata con il luogo in cui la profetessa dava i suoi responsi, ma che, invece, rappresenta una galleria militare che metteva in rapida e protetta connessione due zone della rocca.
L’itinerario rappresenta il 45° dei percorsi certificati dal Consiglio d’Europa (il primo fu il Cammino di Santiago nel 1987), volti a scoprire un patrimonio di testimonianze archeologiche, religiose, artistiche e naturalistiche, ma anche i valori fondamentali promossi dal Consiglio d’Europa come democrazia, diritti umani, scambi interculturali.
di Fabio Di Nunno
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