
Il Teatro San Carlo di Napoli ha inaugurato la stagione lirica 2024/25 con una nuova e discussa produzione di ‘Rusalka’ di Antonín Dvořák, in scena dal 20 novembre al 7 dicembre 2024. L’opera, diretta da Dan Ettinger e con la regia di Dmitri Tcherniakov, ha visto un cast stellare guidato da Asmik Grigorian, al suo debutto sul palcoscenico napoletano.
La produzione ha suscitato reazioni contrastanti, tra applausi entusiasti e qualche dissenso, dividendo il pubblico in due fronti contrapposti. Da un lato c’è chi ha apprezzato l’audace rilettura del regista russo, dall’altro chi è rimasto spiazzato da una messa in scena così distante dall’immaginario fiabesco tradizionale, a tratti quasi ridotta ad una mera operazione estetizzante. Una formalizzazione prevalentemente incentrata su un allestimento visivamente accattivante e su un’interpretazione vocale di grande virtuosismo, che ha in parte sacrificato la coerenza con la storia originale.
Composta tra il 1899 e il 1900, ‘Rusalka’ è considerata una delle opere più belle e apprezzate di Dvořák. Il libretto di Jaroslav Kvapil, ispirato a fiabe e leggende popolari come ‘La Sirenetta’ di Hans Christian Andersen e ‘Undine’ di Friedrich de la Motte Fouqué, narra la struggente storia d’amore tra una ninfa delle acque e un principe umano.
La ninfa Rusalka si innamora perdutamente del principe e, per conquistarlo, si sottopone ad una trasformazione magica, rinunciando alla sua voce e alla sua natura acquatica. Il prezzo da pagare è alto: se il loro amore non sarà corrisposto, entrambi verranno condannati a morte. Trasformata in donna, Rusalka incontra il principe, ma la sua incapacità di parlare le impedisce di rivelare il suo amore. Amore che, fragile come una bolla di sapone, si infrange contro l’indifferenza del principe, che preferisce la bellezza effimera di una principessa straniera. Disperata e pentita, Rusalka torna al lago, mentre il principe, resosi conto del suo errore, la cerca disperatamente. I due si incontrano un’ultima volta sulle rive del lago, ma il loro amore è ormai condannato. Vittime della maledizione, i due amanti si ritrovano uniti solo nella morte.
Dmitri Tcherniakov, noto per le sue letture innovative e provocatorie, ha trasposto la fiaba in un contesto moderno e disincantato, spogliandola di ogni elemento fiabesco e magico. Si tratta di una chiara dichiarazione di intenti da parte del regista: attraverso l’ideazione di un contenitore gestuale e visivo innovativo trapela l’ambizione di reinventare Rusalka, restituendone una versione lontana dai caratteri fiabeschi, più tangibile, credibile, ma soprattutto vera.
L’azione prende quindi vita in un contesto moderno, una piscina, dove Rusalka e le altre ninfe si allenano per un campionato di nuoto sincronizzato sotto l’occhio severo e ambiguo del loro allenatore, Vodník, che rappresenta lo Spirito delle Acque.
L’ideazione di un codice dell’immagine e di una grammatica del movimento inediti si concretizza nella creazione di un’atmosfera cupa e disincantata. Le luci, curate da Gleb Filshtinsky, sono utilizzate in modo sapiente per creare un’atmosfera claustrofobica e opprimente. Le scene sono spesso immerse in un buio quasi totale, da cui emergono fasci di luce che isolano i personaggi in spazi angusti e soffocanti.
I costumi disegnati da Elena Zaytseva, moderni e talvolta grotteschi, contribuiscono a creare un’immagine lontana dall’immaginario fiabesco tradizionale. Tcherniakov utilizza proiezioni video per accompagnare gran parte dell’opera, a volte inserendo didascalie che spiegano la trama. L’uso di questi elementi visivi, insieme alla regia che stravolge i personaggi e le relazioni presenti nel libretto originale, contribuisce a creare un forte senso di disagio e straniamento nello spettatore.
Sul piano musicale, Dan Ettinger, direttore musicale del San Carlo, ha guidato l’Orchestra e il Coro del Teatro con grande maestria, esaltando la bellezza e la ricchezza della partitura di Dvořák. La tensione psicologica e drammatica creata dalla regia, è stata trasposta in un’esecuzione caratterizzata da un’accentuata dinamicità e da un’attenzione particolare agli aspetti ritmici e metrici della partitura. I leitmotiv wagneriani, presenti nella partitura di Dvořák, sono utilizzati da Ettinger per sottolineare i momenti chiave della storia e amplificare la tensione drammatica.
Asmik Grigorian, nel ruolo di Rusalka, ha offerto un’interpretazione vocale di straordinaria intensità e bellezza. La sua voce coinvolgente, cristallina e potente al tempo stesso, ha rivelato la fragilità e la disperazione dell’animo tormentato della ninfa, trasmettendone tutta la complessità emotiva.
La Rusalka di Tcherniakov al San Carlo si è quindi rivelata una produzione divisiva, capace di suscitare reazioni fortemente contrastanti tra loro. L’audace rilettura del regista russo, pur allontanandosi dallo spirito fiabesco dell’opera originale, ci invita ad una riflessione profonda sul significato della storia e sulla sua attualità. La scelta di ambientare l’opera in un contesto moderno, di rappresentare i personaggi in modo così crudo e disincantato, pone l’accento sulla fragilità dei rapporti umani e sulla difficoltà di riconoscere ed esprimere il proprio stato emotivo. Una difficoltà che mina la rappresentazione consapevole delle proprie emozioni, e che, in un’epoca caratterizzata dalla frammentazione sociale e dall’individualismo, rappresenta una sfida sempre più complessa. Il silenzio di Rusalka, incapace di comunicare il suo amore, diventa metafora di una società che spesso fatica a trovare le parole giuste per esprimere i propri sentimenti più autentici.
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