
La Russia dice stop all’export di petrolio verso i paesi che hanno indicato o indicheranno la volontà, anche in maniera indiretta, di fissare un price cap, un tetto al prezzo dei contratti. Lo ha deciso Vladimir Putin con un decreto firmato nella giornata di ieri, il quale lascia intendere come il capo di Stato russo punti all’indebolimento dei paesi europei per il prossimo inverno, costretti a chiudere accordi con altri stati per l’approvvigionamento di gas e petrolio.
Con un decreto firmato ieri e già pubblicato sulla Gazzetta ufficiale russa, Putin ha imposto lo stop alle esportazioni di petrolio russo ai paesi che all’inizio di dicembre si sono riuniti per fissare il cosiddetto price cap, un massimale che il prezzo dell’oro nero non potrà superare in occasione della firma di contratti. Destinatari della misura adottata dal capo di Stato russo saranno anche tutti i paesi che solo indirettamente mostreranno l’intenzione di fissare un tetto ai prezzi. Il decreto di Putin può essere considerato una risposta sia alla decisione del Consiglio Ue, ratificata come detto ai primi di dicembre, di imporre un tetto al prezzo del petrolio dalla Russia a 60 dollari a barile; sia all’accordo trovato dagli stessi stati Ue sul price cap del gas lo scorso 19 dicembre.
La misura della Russia entrerà in vigore dal febbraio 2023 e sarà valida fino al luglio dello stesso anno. Essa prevede alcune deroghe che possono essere concesse solo dopo una decisione straordinaria del presidente Putin. Nel documento si afferma che la decisione è stata introdotta “in relazione alle azioni ostili e contrarie al diritto internazionale degli Stati Uniti, dei Paesi stranieri e delle organizzazioni internazionali che si sono unite a loro” e per proteggere gli interessi di Mosca.
Con lo scopo di limitare la capacità di Mosca nel finanziamento della guerra in Ucraina, all’inizio di dicembre 2022 è entrato in vigore un accordo tra Unione Europea, G7 e Australia, il quale prevede importazioni via mare di petrolio russo solo se il carico viene acquistato ad un prezzo pari o inferiore al limite massimo di 60 dollari a barile.
A tutti i paesi del G7, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Canada, Giappone, più Australia e altri paesi che si sono allineati alla misura, sarà dunque impedito dal prossimo febbraio di importare petrolio dalla Russia. Una decisione, quella del price cap sul petrolio, che, secondo le stime della Commissione Europea, bloccherà la maggior parte dell’esportazione totale di petrolio russo, il 94% del quale è destinato all’Europa.
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