
Un’indagine di Telefono Azzurro, con l’ausilio di Bva Doxa, ha rivelato che un ragazzo su cinque prova ansia, mentre un ragazzo su tre considera il chiedere aiuto a un esperto motivo di vergogna. Ci troviamo dinanzi a risultati drammatici, in un contesto storico non fa altro che far peggiorare la salute mentale dei giovani.
Lo studio è stato condotto su 800 ragazzi dai 12 ai 18 anni, una fascia d’età particolarmente sensibile, per poi essere presentato alla conferenza “Il futuro dell’infanzia tra nuovi scenari e risposte concrete” al CNEL. I dati venuti fuori dalla ricerca mostrano che solo il 41% dei ragazzi intervistati può affermare di essersi sentito felice nelle ultime due settimane e che la dipendenza dai social è una delle conseguenze principali di tale malessere psicologico. A seguire, si ha mancanza di autostima per il 41% degli intervistati e difficoltà nell’instaurare un rapporto con gli adulti.
Al giorno d’oggi, lo stigma sociale che deriva dal chiedere aiuto a un esperto è ancora vivo e opprimente. I giovani si rifiutano di rivolgersi a uno psicologo per paura del giudizio altrui e di essere etichettati come “anormali”; in altri casi, provano vergogna nei confronti di se stessi. Questa situazione peggiora nel momento in cui viene a mancare il supporto da parte dei genitori e della famiglia, considerati dal 74% dei giovani un punto fermo e a cui far riferimento. Spesso i ragazzi vengono abbandonati a se stessi da genitori che non vogliono accettare che ci sia qualcosa che non vada, ritrovandosi così a dover gestire anche un ambiente ostile in casa.
La scuola è considerata un fattore fondamentale per lo sviluppo emotivo e psicologico di un ragazzo, ed è necessario che anch’essa svolga un ruolo nell’aiutare i giovani senza affossarli ulteriormente. I docenti dovrebbero imparare ad ascoltare seriamente i ragazzi e non partecipare attivamente alla distruzione della loro autostima. Stando alla ricerca condotta da Telefono Azzurro, il 39% dei ragazzi chiede che a scuola si parli di salute mentale, un argomento considerato, nel 2023, ancora un tabù o un segno di debolezza.
La salute mentale, così come quella fisica, va tenuta sotto controllo e curata. Soffrire di un disturbo di qualunque tipo – che sia esso ansia, depressione, disturbo bipolare e altri – non significa essere deboli, e faticare nel raggiungere le aspettative imposte dalla società non equivale all’essere pigri. Viviamo in un contesto storico e sociale in cui la nostra salute mentale è costantemente messa alla prova, tra guerre, orrori e cronaca nera che rimbalzano senza sosta tra televisioni e social media. Una società che ci permetta di poter contare su qualcuno senza vergognarcene dev’essere il minimo, e non un’utopia irraggiungibile.
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