
Un italiano su cinque convive con un problema di salute mentale. Un dato che supera la media europea soprattutto per depressione e ansia. Ma dietro a queste cifre si nasconde un numero incalcolabile di persone che fanno continuamente i conti con questo mostro interiore che si alimenta quotidianamente con la vergogna, il disagio e la paura di essere discriminati. Il disturbo psicologico viene spesso vissuto con vergogna, e il malessere interiore viene a lungo ignorato, se non completamente negato. L’accesso ai servizi di supporto psicologico e psichiatrico a Napoli, sebbene in crescita negli ultimi anni, presenta ancora molte criticità. La rete di servizi pubblici spesso non è sufficientemente capillare e rischia di non riuscire a rispondere in maniera adeguata ai bisogni della popolazione. Le difficoltà economiche, la scarsa disponibilità di professionisti e le lunghe liste d’attesa sono solo alcuni dei fattori che complicano ulteriormente la situazione. Tuttavia, si stanno facendo passi significativi sul fronte del supporto e dell’assistenza. Molte associazioni, gruppi di volontariato e realtà private stanno cercando di sensibilizzare la popolazione e di offrire spazi sicuri in cui poter parlare senza paura di essere giudicati.
Qualche piccolo passo si è fatto ma, c’è ancora molta strada da percorrere. «I dati sono allarmanti. All’Osservatorio Nazionale per la salute mentale e comportamentale, abbiamo fatto uno screening sulla depressione e fragilità emotiva ed è venuto fuori che quasi 6 soggetti campani su 10 hanno dei sintomi che sono correlati alla presenza di una condizione di tipo depressivo. Parliamo quindi del 60%». A dirlo è Vincenzo Barretta, psichiatra, psicoterapeuta, specialista in dipendenze e Presidente dell’Osservatorio Nazionale per la Salute Emotiva e Comportamentale. «Lo stigma si manifesta con atteggiamenti legati al pregiudizio, alla discriminazione e alla vergogna. Tutti questi elementi sono spesso legati alla disinformazione – ha aggiunto -. Il soggetto spesso ha timore anche di chiedere aiuto. Quindi succede che queste persone rimangono con il proprio problema per molti anni e questo facilita la cronicizzazione della condizione in atto. Sarebbe necessario implementare tutte le iniziative e quelli che sono i progetti di prevenzione seria, di divulgazione e di sensibilizzazione. Per esempio, quando si va nelle scuole per parlare di disturbi alimentari, bisogna saper utilizzare una strategia di prevenzione corretta».
Quando chiedo al mio interlocutore se Napoli ha risorse sufficienti per sostenere adeguatamente la salute mentale della popolazione e come potrebbero essere migliorate le strutture esistenti, afferma: «Riguardo alla spesa sanitaria relativa alla salute mentale, purtroppo, la Regione Campania si colloca quasi all’ultimo posto. Dai dati diffusi dalla Società italiana di epidemiologia psichiatrica, apprendiamo che la spesa pro capite per la salute mentale è pari a 58 euro all’anno. Quindi la spesa è assolutamente irrisoria rispetto a quelli che sono i reali bisogni della popolazione. Se insieme a questo discorso di natura puramente economica, noi analizziamo il fabbisogno dei professionisti e specialisti dei vari dipartimenti delle Asl, ancor di più viene fuori un quadro disarmante. Occorrerebbe che i decisori politici e gli amministratori comprendessero l’importanza della tematica. Bisognerebbe aumentare l’investimento che riguarda la salute mentale e la salute emotiva e comportamentale».
Il dott. Barretta ha inoltre notato cambiamenti nella consapevolezza e nell’approccio alla salute mentale nel corso degli anni, su questi spiega: «Vent’anni fa lo stigma era molto più forte e andare dallo psichiatra veniva percepito quasi come un insulto. Nell’arco di questi decenni le cose per fortuna sono cambiate. La paura dello psichiatra si è ridotta però è ancora presente. Lo stigma rispetto alla salute emotiva e comportamentale è un po’ meno presente ma il problema è che ha ancora una sua forza perché ostacola l’operato dei professionisti. Spesso mi chiedo “che differenza c’è tra una persona che è affetta dal diabete o ipertensione e chi soffre di depressione? Perché chi soffre di depressione dovrebbe vergognarsi?”. Si tratta di un problema esclusivamente culturale».
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