
Nell’ordinamento giuridico italiano, l’apologia al fascismo costituisce un reato previsto dall’art. 4 della legge Scelba, attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione. Inoltre, sempre secondo questa disposizione, è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. Nonostante ciò, siamo costretti a sentire ancora parlare di “saluto romano” in pubblico, senza che le autorità competenti facciano qualcosa a riguardo.
Nella giornata del 7 gennaio, a Roma, precisamente in via Acca Larenzia, centinaia di militanti si sono radunati in quella che è di fatto una commemorazione fascista. Quasi come una formazione militare, tra saluti romani e l’urlo “presente“, la manifestazione ha preso una piega del tutto anticostituzionale davanti agli occhi di tutti. Tra vecchi militanti, nostalgici e nuove giovani adesioni di estrema destra, i partecipanti hanno seguito l’evento con una procedura militare che dovrebbe preoccuparci molto.
Ma perchè ogni anno si verifica questo aberrante evento? Il 7 gennaio del 1978, a Roma in via Acca Larenzia, perdono la vita i due militanti neofascisti del Fronte della Gioventù, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, uccisi da un gruppo di estrema sinistra davanti alla sede del MSI. Il terzo militante di destra che perse la vita, poche ore dopo durante gli scontri con la polizia, fu Stefano Recchioni.
Nonostante questa notizia del 7 gennaio per molti sia una novità, questa commemorazione avviene da ben 45 anni, ovvero da quando persero la vita i militanti neofascisti nella strage di Acca Larenzia. Di conseguenza la preoccupazione più grande non riguarda solo l’evento e gli ideali annessi, ma bensì l’indifferenza di chi di dovere davanti a tali manifestazioni completamente anticostituzionali. Bisogna sicuramente chiarire che in Italia la libertà di espressione è garantita dalla legge, infatti secondo l’art. 21 della nostra Costituzione “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Il problema però si pone quando gli ideali di una manifestazione di pensiero, si scontrano contro tutto quello per cui la libertà storica italiana ha combattuto. E non si tratta di destra o di sinistra, le fazioni politiche poco contano in questo caso. Il fascismo è un capitolo buio della nostra storia e non solo, ma anche della storia mondiale, un capitolo che avrebbe dovuto insegnarci quanto il potere possa accecare la morale. Il fascismo non è politica, il fascismo è dittatura, è un divieto alla libertà ed è nostro dovere, come italiani, preservare la storia, ma soprattutto saper distinguere cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Ecco perchè all’inizio è stato doveroso menzionare la legge Scelba. Nonostante in Italia la libertà di pensiero sia un diritto di tutti, ci sono pensieri come questo, che non fanno altro che incitare all’odio e che quindi sono costituzionalmente regolamentati. Non riconoscere la gravità di ciò che succede ogni anno il 7 gennaio, è come cancellare la giornata del 25 aprile. Giornata storica in Italia che rappresenta la caduta del fascismo e la fine dell’occupazione nazista.
Resta sicuramente inammissibile non considerare anni di guerre e storia buttati via, come se niente fosse, come se il passato non ci riguardasse. Ma come si comporta il nostro governo a riguardo? Quante volte abbiamo sentito parlare di “sostituzione etnica“, parole molto forti che forse i nostri personaggi politici non si rendono conto di quanto peso abbiano. Discorsi sulla razza come questo dovrebbero risultare aberranti a chi ha un minimo di conoscenza storica. Eppure in Italia, si rilasciano dichiarazioni che tutto riguardano tranne che un’intellettualità storica. Basti pensare a persone come Fontana o La Russa. Come si può anche solo pensare di farsi governare da un personaggio come La Russa. Come può essere costituzionalmente corretto?
E non si tratta di preferenze, simpatie o fazioni politiche come citavo qualche riga più sopra. Più volte il Presidente del Senato, Ignazio La Russa ha osannato il saluto romano, proviene da un passato nel partito post-fascista del MSI e proprio in una delle sue ultime dichiarazioni, precisamente nel settembre 2022, a la7 (trasmissione L’aria che tira) ha affermato che “siamo tutti eredi del duce“. Ecco a qualcuno una dichiarazione del genere potrebbe far ridere, ma quando una figura istituzionale di rilievo, come il presidente del senato, prende parole del genere così alla leggera, abbiamo un grave problema alla base.
E ci tengo a ripetere, qui non si tratta di destra o sinistra, ma di qualcosa che sancisce la Costituzione, documento sul quale si fonda la nostra Repubblica, la raccolta di leggi alla quale si giura osservanza e fedeltà.
Quindi la domanda è, come si può essere legalmente indifferenti? Intanto Calenda, Zingaretti, Elly Schlein hanno già “condannato” le azioni del 7 gennaio. Piantedosi chiede “E la Meloni non ha niente da dire?”. Nel frattempo il vicepresidente della Camera Sergio Costa, Movimento 5 Stelle, presenterà un esposto alla Procura di Roma “per accertare eventuali reati commessi, tra cui apologia di fascismo, durante la commemorazione”. Anche il Ministro Antonio Tajani ha tenuto a precisare che “siamo una forza antifascista ed un comportamento del genere va condannato da tutti”.
Per gli abitanti del quartiere di Acca Larenzia, ogni anno, questo evento porta con sè una consistente dose di ansia che crea un disagio non indifferente. Numerose sono state le chiamate nel corso degli anni alle forze dell’ordine, eppure nessuna risposta. Laura Boldrini ha voluto ricordare come qualche tempo fa, alla Scala di Milano, un signore ha gridato “viva l’Italia antifascista” e subito è stato identificato dalla Digos come potenziale pericolo. E la Digos qui dov’era? Ed il Prefetto di Roma Lamberto Giannini? Sono tante le domande che ci si pone in un’Italia che ormai funziona totalmente al contrario.
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