
Napoli perderà uno dei paesaggi più riconoscibili della città. A partire dai prossimi mesi, la collina di Posillipo cambierà per sempre volto: a costeggiare le strade panoramiche non ci saranno più i pini che hanno caratterizzato il quartiere per circa ottant’anni. La mancata manutenzione, le scelte delle passate amministrazioni e il sopraggiungere di parassiti sono state alcune delle cause che hanno portato l’attuale amministrazione ad optare per la piantumazione di nuove specie di alberi, che cambieranno il volto di una delle cartoline di Napoli. Tra la delusione dei residenti e lo sconforto delle associazioni, sta prendendo forma il restyling dell’area inserita nel Grande Progetto Posillipo che, secondo il Comune, dovrebbe volgere al termine nei primi mesi del 2027 e prevederà, tra i tanti interventi, il rifacimento del verde pubblico. Per comprendere come si è giunti a questa decisione, abbiamo ascoltato le voci di alcuni esperti.
«Il disastro dei pini di Posillipo prende vita circa due anni fa, quando il Comune iniziò l’abbattimento di numerosi esemplari. Bisogna ricordare che nel 2018 la tempesta Vaia, nel momento in cui arrivò a Napoli, provocò la caduta di migliaia di alberi, milioni in tutta Italia. I pini di Posillipo subirono un grande contraccolpo perché più della metà andò a terra e quelli che rimasero in piedi subirono danni strutturali che li resero pericolosi e, di conseguenza, da abbattere – spiega l’ambientalista Roberto Braibanti, presidente di Gea-Ets – Gran parte delle strade della collina era stata alberata nel corso del secondo Dopoguerra e fu scelto il pino perché all’epoca era considerato un simbolo nazionale».
La conservazione dei pini, però, non è mai stata adeguata alla specie: «I pini provengono da almeno 40 anni di pratiche potatorie sbagliate –continua Braibanti – perché il pino è un albero che non si dovrebbe potare mai. Il pino non ricaccia i rami tagliati ed è fatto in maniera tale che la sua chioma è aerodinamica, per cui il vento, quando arriva, non deve infilarsi al suo interno. Mentre per esempio gli alberi latifogli sono flessibili e quindi, quando c’è vento, si piegano, il pino è rigido come il tronco, quindi non può scaricare sulla flessione del tronco la forza del vento. Se gli si toglie l’aerodinamicità della chioma, automaticamente il vento arriva sul tronco; il tronco è rigido e scarica tutto sulla radice e l’albero cade».
Ad aggravare la condizione dei pini non compromessi dalla tempesta è stato il parassita Toumeyella parvicornis, un insetto originario del Canada che, con il cambiamento climatico e gli spostamenti delle merci, è arrivato anche in Campania, stabilendosi sul territorio e attaccando tutti i “Pinus pinea” da Roma in giù, costringendo molti di questi all’inevitabile abbattimento.
«C’è stato un tavolo tecnico circa due anni fa – racconta ancora l’ambientalista – a cui hanno partecipato gli agronomi più importanti di Napoli, quindi parlo dell’Orto Botanico, della Facoltà di Agraria della Federico II, della Soprintendenza e del Comune. Il tavolo tecnico è stato organizzato per discutere sul futuro del verde di Posillipo. L’incontro ha dato come responso la sostituzione delle specie, favorendo la piantumazione di alberi come lecci, platani e aceri, che dovrebbero, secondo le istituzioni competenti, adattarsi all’ambiente senza arrecare danni a marciapiedi e manto stradale». La scelta dell’amministrazione è stata, quindi, obbligata e in questi casi a prevalere è il buon senso, che non corrisponde però alla volontà dei cittadini e delle associazioni di ripiantare nuovi pini o, perlomeno, di lasciarne alcuni in rappresentanza di un passato che non ritornerà.
Informare ha ascoltato anche la voce di Maria Teresa Ercolanese, dell’associazione Gazebo Verde, che negli ultimi anni si è spesa per la tutela dei pini: «Adesso che pianteranno i nuovi alberi, il discorso resta lo stesso: senza un’adeguata cura che fine faranno? È bello pensare di ricostruire qualcosa, magari con un’identità diversa, ma continuiamo a dire che il discorso è sempre legato alla cura. Se non c’è un minimo di manutenzione, tutto questo andrà perso, con la differenza che, mentre prima si poteva auspicare un momento di risalita con l’utilizzo dei fondi della città metropolitana, ora quei fondi non ci sono più. Sono la nostra unica e ultima speranza e, se adesso non ragioniamo sulla cura, ciò che ci aspetta domani sarà il deserto».
Leggi anche: Posillipo riscopre il Parco Virgiliano: restaurato il portale, al via il secondo lotto dei lavori
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...