
Il caso del Cpr a Castel Volturno è ormai diventato di rilevanza nazionale. La società civile, cosciente dello smacco alla dignità umana che rappresenterebbe aprire un nuovo centro di permanenza per i rimpatri, si è mobilitata, scendendo in piazza a Napoli il 20 giugno, in occasione della giornata mondiale del rifugiato. Un evento per rivendicare la necessità di trovare misure alternative per affrontare il tema dell’immigrazione e dell’integrazione.
Parliamo di un centro da 120 posti, con una spesa di circa 43 milioni di euro per la sua costruzione in località La Piana, che in origine sarebbe dovuto divenire un parco pubblico a vocazione naturalistica, sulla base della transazione tra lo Stato e le società dei Coppola a Castel Volturno. I cittadini non potranno più sperare in un parco naturale, ma ciò che ha lasciato più sgomenti (come evidenziato in precedenti articoli) è l’opposizione debolissima dell’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Pasquale Marrandino. Un contrasto al Cpr palesato solo nel consiglio comunale che anticipava di un solo giorno la scadenza del bando.
Un comportamento che è sembrata più tattica e strategia politica che presa di posizione in difesa della città, soprattutto quando la scelta del governo ha il chiaro sapore di una scelta politica con scopi elettorali: il primo Cpr della Campania si farà nella città simbolo dell’immigrazione, mentre si continua a rinviare una soluzione definitiva per il problema (ben più complesso) degli irregolari sul territorio. Il sindaco e la giunta scelgono di evitare il confronto a viso aperto col Ministro dell’Interno, probabilmente una scelta opportunistica viste le quattro indagini in corso sul primo cittadino e il rischio scioglimento incombente.
In merito ai Cpr e alle numerose falle interne alla misura, ci ha parlato l’Avv. Stella Arena, esperta in diritto degli immigrati. «I Cpr sono degli istituti di detenzione amministrativa, presenti in alcune regioni italiane e che in passato si è già cercato di introdurre in Campania, vedendo l’opposizione di un grande movimento di contestazione. La cosa che balza subito agli occhi rispetto a questi istituti è che hanno un’amministrazione devoluta ai privati. Un modello di carcerazione che chi si batte per i diritti naturalmente non può che temere, perché quello che si sperimenta sui migranti successivamente viene applicato agli italiani. In tali casi, infatti, i privati cercano di massimizzare i profitti al di là dei servizi».
«A differenza delle carceri, in cui spesso garanti e associazioni riescono ad accedere, i Cpr sono centri completamente isolati in cui è difficile tenere traccia delle possibili violazioni dei diritti umani che avvengono all’interno. Inoltre, sono gli stessi numeri a dimostrare che i Cpr abbiano un valore più politico, che di efficacia rispetto a quello che dovrebbe essere il suo obiettivo, ovvero i rimpatri. Solo il 47% dei soggetti incarcerati nei Cpr viene poi effettivamente rimpatriato, la maggior parte vanno verso la Tunisia che è un Paese con cui noi già tecnicamente abbiamo un accordo per i rimpatri. Tolta la Tunisia, i rimpatri effettivi negli altri paesi sono solo dell’8%».
Rispetto alle condizioni dei diritti umani che avvengono sistematicamente dei Cpr, è Issa Diallo a parlarcene, che negli anni scorsi è stato detenuto per 2 settimane nel Cpr di Potenza: «Lì c’è veramente il rischio di perdere la testa, il tempo non passa e le condizioni di vita a cui si è costretti sono disumane. I detenuti preferiscono darsi all’autolesionismo o tentare il suicidio piuttosto che rimanere nel Cpr; non è minimamente paragonabile alle condizioni vissute dai detenuti regolari in carcere».
Mimma d’Amico del centro sociale ex canapificio di Caserta, che ha partecipato alla manifestazione del 20 giugno, ci dà un quadro sulla sensazione di paura e terrore che la comunità straniera vive da quando la notizia dell’apertura del Cpr è stata resa pubblica: «Loro li chiamano “deportation camp”, campi di deportazione, ed effettivamente i Cpr non hanno nulla a che vedere con il carcere, perché all’interno possono finirci migranti e stranieri pur non avendo commesso alcun reato, solo a causa della mancanza, anche temporanea, dei documenti. Perfino italiani, nati qui ma con genitori stranieri, talvolta corrono questo rischio. Siamo determinati ad evitare in ogni modo che si dia seguito alla costruzione del Cpr, qui a Castel Volturno come in altre zone di Italia, vista la continua violazione di ogni garanzia costituzionale che avviene al loro interno, e che è stata segnalata più volte dalla stessa Corte costituzionale».
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...