
La divulgazione storica negli anni, in particolare con la diffusione sui social, ha assunto i caratteri di un piccolo fenomeno di massa. Tanti studiosi di una materia comunemente considerata polverosa e relegata agli ambienti scolastici e accademici hanno accolto la sfida di provare a condividere con il grande pubblico la loro passione, spesso utilizzando anche i nuovi linguaggi social, come i meme.
È questo il caso di Pillole di Storia, pagina Instagram gestita dallo storico Costantino Andrea De Luca che conta al momento più di 220.000 followers, nata nel 2017, tra le prime del genere, che punta a divulgare la storia tramite contenuti veloci e fruibili da chiunque, ma anche ben documentati. Il progetto di Costantino si è ora arricchito con la pubblicazione del suo secondo libro: “Lo scriba del faraone e altre storie di vita quotidiana dall’antichità ad oggi”, edito da Rizzoli. Abbiamo dunque sentito il diretto interessato ai nostri microfoni, che ci ha spiegato che il progetto Pillole di Storia è nato quasi per scherzo: «Una sera chiacchieravo in chat con una mia amica, che quella sera non poteva uscire perché stava male, e io le risposi: “Starai pur sempre meglio di Annibale quando perse un occhio mentre attraversava le paludi dell’Arno!”. A lei piacque questa curiosità, e mi chiese di raccontarle una pillola di storia ogni giorno, per renderla più acculturata. Da lì ho pensato che l’idea potesse piacere anche ad un pubblico più vasto, e così è nato il progetto Pillole di Storia».
«Ovviamente non voglio prendermi il merito di essere stato il primo, ma di sicuro la mia pagina è stata tra le prime a portare il concept delle “pillole”, oggi molto diffuso. La difficoltà è che molti cercano di raccontare la storia dopo averla studiata all’università, non riescono a staccarsi da quella impostazione accademica che hanno ricevuto, e quel linguaggio non funziona. Sui social bisogna andare subito al punto, raccontare qualcosa che attiri subito l’attenzione e poi crearci contesto intorno. Anche in questo contesto, si può mantenere una propria etica, e bisogna sempre attenersi alle fonti e alla documentazione. Anche con i meme si possono trasmettere messaggi storicamente corretti. Naturalmente la narrazione storica un po’ si impoverisce, ma chi è più interessato può poi andare ad approfondire».
«I complottisti sono sempre esistiti, ma secoli fa parlavano delle proprie idee davanti a un banco di frutta. Oggi, con i social si diffonde tutto molto più velocemente. Purtroppo questa cosa è inevitabile, né si può limitare troppo la diffusione di questi contenuti, poiché si rischia di scadere nella censura. A volte, peraltro, il confine tra realtà e complotto non è nemmeno così definito. In questo periodo, inoltre, cominciano anche a proliferare pagine che postano anche 20 contenuti al giorno, ma tutti creati con l’intelligenza artificiale, e perlopiù sbagliati. L’IA non è ancora in grado di distinguere tra fonti attendibili o meno, e talvolta addirittura inventa di sana pianta fonti ed eventi. Al momento può essere usata quindi solo da chi ha una competenza pregressa e comprende gli errori dell’IA».

«È importante perché permette alle persone di immedesimarsi nelle storie di personaggi vissuti secoli o millenni fa. Infatti, mentre la tecnologia è andata avanti, l’uomo nelle sue caratteristiche emotive è rimasto molto simile a sé stesso. Nel mio libro parlo ad esempio di un uomo romano che si lamenta dell’affitto troppo caro, o di una donna assira che litiga con il marito per questioni patrimoniali, o di un monaco medievale che dedica una poesia al suo gatto: situazioni ancora attuali, che rendono la storia meno noiosa e scolastica, ed è facile empatizzare con queste storie così lontane. Parlare di queste persone è come parlare di noi stessi».
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