
L’Opera San Leonardo è un’opera segno della Caritas di Aversa, termine con cui si intendono tutte quelle iniziative che costituiscono la risposta della comunità ecclesiale ai bisogni urgenti del territorio, seguendo gli ideali di fraternità e condivisione. Nasce il 6 novembre di quattro anni fa nel giorno di San Leonardo. Dopo il periodo Covid, sentendo le storie e i racconti di coloro che frequentavano la Caritas, molti si occupavano di agricoltura, tra cui ragazzi stranieri, per i quali l’Italia era il “nuovo sogno americano”, in realtà incubo se pensiamo al fenomeno del caporalato. Pertanto, da un’intuizione del direttivo della Caritas di Aversa, si è pensato ad un orto sociale. Quest’ultimo sorge a Via Roma, nei pressi del Parco comunale Pozzi e della casa di riposo Sagliano, dove è presente un grande giardino, nel quale è stato possibile creare questo spazio, che è divenuto presto un punto di riferimento.
Ad oggi l’Opera ospita undici persone di diverse nazionalità e l’età oscilla dai 18 ai 70 anni. È una realtà di cohousing, ossia un modello abitativo di condivisione di spazi comuni, che serve a promuovere il senso di appartenenza alla comunità, migliorando la socialità e la collaborazione nello svolgimento delle attività quotidiane. All’interno della struttura troviamo non solo chi chiede aiuto alla Caritas ma anche chi presta lavoro di pubblica utilità. L’Opera permette di ottenere un riscatto: di avere un’abitazione senza il peso del contratto e delle utenze. È dunque una risposta al bisogno di persone che non riescono a sostenere il fitto di una casa. È un appoggio a chi ha recuperato una dignità lavorativa e cerca di recuperare anche una dignità abitativa. Dopo i primi anni in cui si è proceduto al recupero della struttura, alla propria produzione agricola, e soprattutto a ridare spazio a chi non ne ha, l’obiettivo è di aprirsi al pubblico: farsi conoscere ancora di più dalla cittadinanza e dai giovani, sfruttando lo spazio verde a disposizione
All’interno dell’Opera vi è un murale significativo. Esso nasce dall’intuizione di Luca Carnevale, street artist napoletano, che all’esigenza di rappresentare il santo come figura contemporanea, ha ricostruito attorno a San Leonardo una cornice, che rappresenta la delicata realtà attuale, utilizzando icone del cinema come Uma Thurman, nel ruolo di Mia Wallace, ed Ewan McGregor, nel ruolo di Mark Renton. I protagonisti, rispettivamente, di Pulp Fiction e Trainspotting rappresentano persone fragili in quanto tossicodipendenti. San Leonardo si trova al centro e li libera dalle catene della schiavitù, in questo caso dalla dipendenza; in tal modo l’artista comunica una ripresa della persona non solo attraverso il lavoro ma nella sua interezza.
«In Opera San Leonardo, tra volontari, operatori e chi abita qui, c’è un feeling così bello che l’anno scorso, ai piatti della tradizione nostrana, si sono aggiunti quelli di altre tradizioni che profumano di fratellanza, amicizia e famiglia. L’Opera punta ad essere di tutti, un bene che va sfruttato perché ha tanto da proporre» dice Davide Griffo, referente dell’Opera. Alla domanda “Che cos’è l’Opera per te?”, le persone della casa hanno dato la stessa risposta: «è casa mia, noi aiutiamo loro e loro aiutano noi». Vi è un forte senso di appartenenza.
Lo stesso Antonio, operatore della Caritas, sostiene che l’Opera sia un’oasi nel deserto per la città di Aversa. In questo caso parliamo di una persona “più fortunata”, che ha famiglia: «Questa è una seconda famiglia. Il Capodanno lo trascorrerò qui. Tutti ci diamo una mano, qui siamo tutti uguali».
Il direttore della Caritas di Aversa Don Carmine Schiavone afferma che «la forza della Caritas, di cui l’Opera San Leonardo fa parte, è intercettare i bisogni attraverso l’ascolto, stare con chi vive la fragilità e dare risposte immediate: chi chiede un posto letto o la spesa non può aspettare». In base ai dati del Dossier Diocesano “In-mensa-mente”, la povertà è aumentata col rischio concreto di ledere la dignità: ciò non può accadere.
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