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La storia della "Balzana", il bene confiscato più grande d'Italia a Santa Maria la Fossa

Domenico Barbato
Domenico BarbatoRedazione Informare
20 agosto 20265 min di lettura

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La storia della "Balzana", il bene confiscato più grande d'Italia a Santa Maria la Fossa

Indice (3)

  • 1La storia del bene confiscato più grande d’Italia raccontata da Giovanni Allucci di Agrorinasce
  • 2La sua storia
  • 3Il racconto di Giovanni Allucci

La storia del bene confiscato più grande d’Italia raccontata da Giovanni Allucci di Agrorinasce

Quest’anno la legge 109/1996 compie 30 anni. Una legge approvata per far sì che i beni sottratti alle mafie sulla base della Rognoni-La Torre potessero effettivamente ritornare nella disponibilità delle comunità che avevano sofferto il cancro mafioso.

Si tratta di una legge che non sempre ha avuto corretta applicazione nel tempo, comportando nel nostro territorio grandi sfide, spesso perse dalle amministrazioni locali, che hanno dimostrato talvolta di non essere capaci di gestire fruttuosamente il grande patrimonio di beni confiscati creato negli anni.

Si pensi che, in Campania, vi sono circa 16.102 beni confiscati e di questi, più della metà rimangono nella disponibilità dell’Agenzia Nazionale, poiché ancora in attesa delle procedure di assegnazione. Attualmente una delle più grandi sfide per un piccolo comune del Casertano, quello di Santa Maria La Fossa, è rappresentata dal complesso “La Balzana”, il più grande bene confiscato d’Italia.

Parliamo di 200 ettari di territorio che da feudo del clan dei Casalesi si stanno trasformando, grazie all’azione di Agrorinasce, in un parco agroalimentare per la tutela del patrimonio gastronomico regionale.

Immagine articolo
La Balzana, sita in località Santa Maria la Fossa

La sua storia

Nella prima metà del ‘900 il complesso viene acquistato dalla storica azienda Cirio, che lo utilizza per i successivi 30 anni per la coltivazione intensiva di pomodori.

Prima del fallimento della Cirio, negli anni ‘80 circa, La Balzana viene nazionalizzata ed acquisita dalla SME, per poi, tramite le privatizzazioni degli anni ‘90 e diversi prestanome, essere trasferita ai fratelli Schiavone e alla famiglia di Dante Passarelli, imprenditore legato al clan dei Casalesi.

È con lo storico processo “Spartacus” che vengono congelati tutti i patrimoni e i beni degli indagati, e da lì nel 2017, dopo 22 anni di processi, si ha la confisca definitiva de La Balzana, simbolo di potere del clan sul territorio.

La Balzana entra quindi nella disponibilità del Comune di Santa Maria La Fossa, un comune con circa 2.500 abitanti ed una superficie di poco meno di 30 km².

Attualmente è stato affidato alla gestione di Agrorinasce, società consortile dell’Agro aversano che da anni si occupa della riqualificazione e della messa a nuovo dei beni confiscati su tutto il territorio campano.

È stato proprio il direttore generale e amministratore delegato di Agrorinasce, Giovanni Allucci, ad aprirci le porte dell’immenso complesso facendoci comprendere la portata del progetto ed i suoi obiettivi.

Il racconto di Giovanni Allucci

L’obiettivo di Agrorinasce e del Comune di Santa Maria La Fossa rimane quello di non snaturare La Balzana dalle sue origini, trasformandola in un grande parco alimentare dei prodotti tipici campani, un luogo in cui si possa continuare a coltivare, trasformare, studiare e vivere: un villaggio agricolo riletto in chiave moderna. Parliamo di studio perché la scuola elementare storicamente presente nel complesso diverrà un istituto agrario, legandosi ad uno già operativo a Casal di Principe.

Immagine articolo
Giovanni Allucci, Agrorinasce

Queste le parole del dott. Allucci sulla natura del progetto di riqualificazione. Il tutto con un finanziamento di base di circa 15 milioni di euro, fondamentale per le opere di urbanizzazione primaria che fino ad oggi erano assenti nel borgo, ed altri in arrivo, sulla base di un’interlocuzione diretta con i rappresentanti del Governo e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Oltre al lato produttivo del complesso, il progetto di riqualificazione, come già anticipato, è teso a salvaguardare anche il patrimonio storico rappresentato da La Balzana, e con un ulteriore finanziamento è stata prevista la restaurazione delle vecchie residenze, in passato adibite ad alloggio per i lavoratori del posto, sul modello dell’housing sociale, quindi per famiglie meno numerose e con degli spazi di convivenza da condividere con gli altri nuclei.

Ha proseguito il direttore di Agrorinasce. Oltre al borgo però ci sono oltre 200 ettari di terreni ancora coltivati, che al momento sono gestiti da 27 imprese agricole in concessione provvisoria.

E sui nostri dubbi sollevati riguardo le possibili difficoltà di gestire, per il Comune di Santa Maria La Fossa, un bene di tali dimensioni il dott. Allucci chiarisce:

Quello de La Balzana è un intervento che è stato reso possibile fino ad ora, e che in futuro non potrà prescindere dalla collaborazione dei più importanti soggetti a livello nazionale, sia in campo politico che in campo imprenditoriale, partendo dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

La sfida, di cui parlavamo all’inizio, non è solo quella di portare a termine il progetto, ma di far sì che un complesso di questa portata funzioni e che ci siano soggetti pronti a prendersi la responsabilità della sua gestione, dimostrando in maniera empirica che quando Stato, imprenditoria e associazioni lavorano insieme, possono realmente costruire qualcosa di utile e fruttuoso per il territorio, partendo da un bene sottratto alla malavita.

Tags
  • #Agrorinasce
  • #bene confiscato
  • #Giovanni Allucci
  • #La Balzana
  • #Santa Maria la Fossa
Domenico Barbato
Redazione Informare

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