
Alessandro Coppola è un giovanissimo ragazzo di Napoli che purtroppo si è trovato faccia a faccia con la crudeltà della vita fin da piccolissimo. Eppure tutto ciò non l’ha mai fermato e non gli ha impedito di raggiungere i suoi sogni tra i quali oggi, c’è anche quello di contribuire a creare una società più sensibile verso le varie forme di disabilità e soprattutto più inclusiva. Con un’attiva campagna di sensibilizzazione ed un libro biografico in uscita, Alessandro Coppola ci racconta la sua storia, il suo motto? “Non ci sono limiti invalicabili, soltanto sogni da inseguire!”
«Sì, purtroppo fin da subito la vita mi ha insegnato la necessità di essere forte. Avevo solo quattro anni quando al Bambin Gesù di Roma, mi è stata diagnosticata la prima di queste sfide: ipoacusia neurosensoriale bilaterale, una forma di sordità grave. Paradossalmente essendomi ritrovato da piccolissimo in questa situazione, è come se non l’avessi subita troppo. Sono di fatto cresciuto con questa malattia come se fosse stata parte di me da sempre. Ho iniziato ad acquisirne la consapevolezza soltanto in seguito a due importanti operazioni che ho subito un po’ di tempo fa, l’asportazione di un colesteatoma, tumore benigno che se non operato d’urgenza mi avrebbe portato danni irreparabili. Due interventi e poi l’impianto delle protesi per l’udito, da lì per me inizia la vera vita. Una volta indossate, ho per la prima volta provato la gioia del sentire suoni, rumori. Ed in tutto ciò fondamentale è stata la mia famiglia, l’équipe di medici e tutte le persone che mi hanno sempre accompagnato senza mai farmi sentire diverso. Fin da subito ho capito che abbattersi non era un’opzione e così, complice il mio carattere esuberante, non mi sono mai fermato.
Poi arriva il secondo cartellino rosso della vita, a sedici anni, quell’equilibrio che mi ero creato viene di nuovo sconvolto dalla sindrome di Usher, una malattia genetica rara che gradualmente mi porterà alla cecità, ad oggi non curabile. Non ti nego che all’inizio sentirmi dire che avrei dovuto dire addio alla vista prima poi è stato duro, molto. Davanti a me avevo un bivio, e dopo l’iniziale sconforto ho deciso di reagire».
«Il mio essere determinato e se vogliamo anche un po’ egocentrico, mi ha permesso di uscire da quel baratro e fare qualcosa, per me e per gli altri. Partendo da piccole foto amatoriali di brand emergenti sono poi arrivato anche a realtà più grandi ed affermate nel mondo della moda. È uno dei settori che meglio di tutti riesce a portare avanti campagne di sensibilizzazione come la mia. La voglia di apparire, di mostrarsi è tipica della generazione Z ed allora perché non sfruttare proprio quest’onda per lanciare un messaggio? Un settore veloce, dinamico, internazionale che permette e spero permetterà di far sì che la persona non si limiti più a vedere solo il capo indossato ma anche chi lo indossa, non più una bellezza stereotipata ma una bellezza che punta all’importanza della diversità, all’accogliere, abbracciare le caratteristiche che distinguono ogni persona, non importa che sia più o meno alto, che indossi una protesi o sia su una carrozzina».
«L’Italia purtroppo è ancora molto arretrata sul concetto di inclusione, è un percorso lento e faticoso. Siamo persone a prescindere dalla disabilità, questo è ciò che vorrei passasse dal mio lavoro e che spero possa un giorno affermarsi a gran voce nella società. Oggi, infatti, sono attivo in campagne di sensibilizzazione soprattutto nelle scuole. Punto molto sulla nostra generazione, vedere le loro reazioni alla mia storia fatte di curiosità, interesse e soprattutto di una grande empatia mi dà speranza.
Ed in tutto questo, il libro su cui ho tanto lavorato negli ultimi anni e che come hai anticipato uscirà a breve, rappresenta un tassello fondamentale. Frutto di una vera e propria esigenza di raccontare la mia testimonianza, è un progetto ambizioso in cui parlo sì della mia storia ma soprattutto di ciò che voglio rappresentare per le nuove generazioni. Attraverso la mia storia voglio raccontare che sì i problemi esistono, ma sono i limiti a non dover esistere. Lavoro duro e voglia di fare e di farcela sono l’antidoto per quella che è la montagna russa della vita di ognuno».
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...