
Dalle montagne innevate del Piemonte alle spiagge ventose della Sardegna, il percorso di Daniele racconta molto più di una scelta di vita: è la testimonianza di come il richiamo di un luogo possa trasformarsi in radici. «Sono nato tra la neve e il freddo ma a fine anni ’90 arrivai in Sardegna per una vacanza, me ne innamorai subito. Tornai più volte, iniziai a fare le stagioni in spiaggia, tra scuola di windsurf e kite. Dodici anni fa ho capito che non ero più un ragazzino e che dovevo scegliere una strada: ho scelto la Sardegna, e oggi non potrei essere più felice». Oggi l’uomo gestisce un Bed&Breakfast a Palau, nella zona nord-est dell’isola.
Quella appena conclusa è stata raccontata dai media nazionali come la stagione dei rincari e delle difficoltà per le famiglie. Eppure, la prospettiva di chi vive quotidianamente il turismo isolano appare diversa. «Il problema, osserva Daniele, è che spesso fa più scalpore una cattiva notizia che una buona. È vero, qualcuno si lamenta, ma i numeri parlano chiaro: i traghetti sono pieni, gli aerei arrivano carichi e le tratte aumentano. Non mi sento di dire che la Sardegna sia in crisi; anzi, credo che anche quest’anno sarà ricordato come un anno da record».
Come per molti, il primo amore è stato il mare, ma col tempo Daniele ha scoperto un’altra dimensione dell’isola: «La costa è la buccia, il vero cuore della Sardegna è all’interno, ho imparato ad amare i paesi, le tradizioni agropastorali, i siti archeologici. Oggi è questa la Sardegna di cui non riesco a fare a meno».
Un amore alimentato anche dalla percezione di un popolo antico e autentico: «I sardi hanno mantenuto una loro identità fortissima, intatta da migliaia di anni, questo li rende unici». Alla domanda su come sia vivere a stretto contatto con i sardi, Daniele non ha dubbi: «Se arrivi con rispetto, i sardi sono tra i popoli più generosi e onesti che conosca. C’è ancora chi li associa a banditi e rapimenti, ma erano pochi i malandrini: la stragrande maggioranza è ospitale e sincera».
La Sardegna è meta internazionale, ma la gestione del turismo non è priva di contraddizioni. «Da un lato le amministrazioni cambiano spesso e i progetti faticano a restare continui. Dall’altro, i sardi hanno poca fame imprenditoriale, preferiscono accontentarsi e restare nello status quo. Questo fa sì che gran parte delle attività più innovative siano avviate da persone venute da fuori». Un paradosso che, secondo l’imprenditore, penalizza chi dovrebbe essere protagonista del rilancio dell’isola. Daniele ha iniziato dal basso, dormendo in un furgone e lavorando in spiaggia. Oggi la sua attività cresce lentamente, ma senza rincorse al successo sfrenato: «All’inizio pensavo di costruire un impero, poi ho capito che non è quello che voglio, non mi interessa lo yacht o il Rolex, preferisco una vita serena con i miei figli. Sto diventando un po’ sardo anch’io: meno ambizione, più qualità della vita».
Il dibattito sulle spiagge libere divide l’Italia, soprattutto in Campania. In Sardegna, la prospettiva è opposta: «Qui le spiagge sono immense e perlopiù libere, gli stabilimenti sono pochi e spero rimangano tali. Credo che il modello degli ombrelloni a file, nato un secolo fa, stia iniziando a scricchiolare. In futuro ci sarà più spazio libero, integrato da attività esperienziali: sport, cultura, servizi, senza cancellare la libertà di vivere il mare».
La storia di Daniele non è solo il racconto di un trasferimento riuscito, ma di una metamorfosi personale. Dalla frenesia del Nord alla calma del Mediterraneo, ha trovato un equilibrio che molti cercano e pochi conquistano. «Non mi sento pigro – conclude – mi sento migliorato. Ho capito che la serenità vale più del tenore di vita».
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