
Nel 2026 è ancora difficile parlare di neurodivergenze, quelle condizioni che portano il cervello a percepire, pensare, reagire in maniera differente da ciò che viene definito “ordinario”. Ancora più complesso è, per le persone neurodivergenti e le loro famiglie, trovare spazi che li accolgano, che permettano la loro integrazione nella società senza essere considerati “diversi”. Ma ci sono storie di speranza, che ci permettono di pensare che un mondo accessibile veramente a tutti non sia solo possibile, ma necessario. La storia di Luana e Vincenzo in questo ha solo da insegnare. Una storia di resilienza di una donna che non si è fermata davanti alle difficoltà, e che ha deciso di condividere la bellezza della sua passione con un ragazzo autistico. Luana, parrucchiera professionista, ci ha accolto nel suo BeautyLab a Bagnoli per raccontarci della sua storia con Vincenzo.
«Ho sempre avuto questa passione – inizia a raccontarci Luana- È una professione, quella della parrucchiera, che mi scorreva nelle vene, e così a 14 anni cominciai a lavorare nel mio quartiere, alternando scuola e lavoro. I miei inizialmente non erano d’accordo, avevano paura che mi potessi “perdere”, ma la mia passione è stata più forte, volevo assolutamente aprire un mio salone». così Luana inizia a lavorare, e a 19 anni ha quello che lei stessa ha definito “un bellissimo incidente di percorso”: rimane incinta della sua prima figlia, Adria.
Dopo la maternità ritorna a lavoro e le si presenta un’occasione: un salone tutto suo nel quartiere di Bagnoli: «Ho aperto il mio primo salone a 21 anni, spalleggiata ed aiutata dai miei genitori. Ma dopo anni di sacrifici, rinunce, notti insonni, sapevo che quel salone non mi bastava più. Così dopo 8 anni e mezzo ho aperto quello che è il mio attuale salone, il “LuanaSimeone BeautyLab – Parrucchieri & Estetica”».
Sacrifici dopo sacrifici, la situazione migliora sempre di più fino all’arrivo del Covid. Luana decide, dopo la fine del lockdown, di riaprire senza tagli al personale: «Dopo tutte queste difficoltà, 4 anni fa incontro Vincenzo. Mi era stato riferito dai genitori di questo ragazzino che aveva voglia di fare il parrucchiere, e che a casa metteva un camice con scritto “Staff LS”. Quando sentii di questo camice, andai nei miei uffici, presi una divisa, bigodini, spazzole, e gli regalai tutto il necessario. “Così sei veramente parte del mio team”, gli dissi. Vincenzo è un ragazzo autistico, all’epoca molto chiuso, e quando mi chiesero se nel periodo estivo lui avesse potuto venire ad affacciarsi al mestiere, a stare un po’ qui, dissi subito di sì senza esitazioni. In verità non sapevo nulla di quel mondo. Avevo paura, era una situazione più grande di me».
Ma questo primo momento di paura come si è evoluto? Su questo Luana risponde senza esitazioni: «Ricordo che nei primi giorni non sapevo come muovermi. Lui non faceva gruppo, si vedeva fosse agitato. Così gli chiesi cosa facesse di solito per stemperare la tensione e lui mi disse che aveva bisogno di cantare. Gli chiesi di farlo e da lì abbiamo visto un cambiamento incredibile in lui. E poi ho trovato un modo mio per spiegargli le cose, forse poco professionale, ma funziona, e l’ha fatto crescere tanto, sia umanamente che in ambito lavorativo».
Dopo circa un anno, Luana riceve una lettera. Gliel’hanno mandata i genitori di Vincenzo. Il loro “diamante imperfetto”, legge Luana, grazie a lei si era smussato. Il lavoro e la passione per quello che faceva Vincenzo l’avevano portato ad una serenità mai raggiunta. Oggi Vincenzo continua a lavorare da LS e sta concludendo il tirocinio con la stessa passione che ha dimostrato in questi anni e molta, molta esperienza in più. Le neurodivergenze non sono un mostro da combattere. Le persone neurodivergenti hanno solo una necessità: che tutte le barriere poste davanti negli anni vengano rimosse, con la giusta sensibilità. Vincenzo è entrato da ragazzino timido e chiuso in un luogo che l’ha saputo accogliere e capire, e adesso ci lavora da uomo, assumendo sempre più responsabilità.
di Antonio Casaccio e Domenico Barbato
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