
Dopo la terza notte di protesta, continua lo sciopero degli allevatori bufalini e titolari dei caseifici per gli abbattimenti dovuti al piano di eradicazione della brucellosi. “Vogliono sfondare l’area DOP e rendere la mozzarella un prodotto industriale“. A denunciarlo è Gianni Fabbris in un’intervista interna al filone di inchiesta condotto da Magazine Informare sullo sfascio della filiera artigianale della mozzarella di bufala campana.
Da anni gli allevatori sono in lotta con il piano di eradicazione della brucellosi, un’infezione zoonotica assai diffusa nel mondo e, particolarmente, nei paesi europei. “Questa zoonosi convive da millenni con gli animali da pascolo, rappresentando per l’uomo una minaccia remota ed eludibile attraverso la semplice pastorizzazione del latte“, a dirlo non sono gli allevatori ma è dell’allora Assessore all’Agricoltura della Regione Campania Andrea Cozzolino, nel documento in cui spiega perché eliminarla sia un dovere a difesa dei consumatori.
L’Assessore diceva la verità: è bene eliminare la brucellosi, ma allora perché gli allevatori stanno protando avanti da oltre un anno una protesta così accesa?
La rabbia degli allevatori è esplosa ormai da tempo, con i gazebo nelle principali città italiane, scioperi della fame e lo sversamento di latte fuori le sedi regionali. Tutto ciò per fermare la mattanza di migliaia di bufale accusate di essere infette. La realtà è che sul tema della diagnosi della brucellosi sugli animali si sono espresse organizzazioni intenraizonali e la stessa Unione europea, che ha indicato la normativa che gli Stati devono eseguire. Oggi in Campania in uno stabilimento indenne da brucellosi “un bovino è da considerarsi infetto da brucellosi quando tale risulti a seguito degli esami sierologici ufficiali. La positività alle prove ufficiali (SAR e FDC, come da DM 651/94) è da sola sufficiente a supportare la diagnosi d’infezione e gli adempimenti di legge che ne derivano (abbattimento dell’animale)“.
Tutto ciò è in aperto contrasto con quanto dettato dall’unione europea e dall’OIE che vedono nell’isolamento dell’agente patogeno (Brucella spp.) l’unico strumento diagnostico che accerta la presenza dell’infezione in uno stabilimento. La certezza è un elemento essenziale se pensiamo che i test diagnostici per la brucellosi in Campania non danno una totale sicurezza nell’individuazione dell’agente patogeno, difatti l’Istituto Zooprofilattico (IZ) adotta delle metodiche che sono quelle stabilite da un decreto e da un’ordinanza ministeriale italiana, le quali sono superate da tre Decisioni europee che prevedono test completamente differenti da quelli in uso. A creare maggiore spavento è la Sezione Terza del Consiglio di Stato che in alcune fattispecie ha messo in dubbio la prova che gli animali abbattuti fossero davvero positivi.
Ma anche qualora fosse riscontrata la presenza dell’agente patogeno attraverso il suo isolamento (cosa che non avviene), si può procedere all’abbattimento dell’animale? L’Europa dice una cosa e la Regione Campania incredibilmente un’altra. L’art. 138 del Regolamento Europeo 625/2017 afferma che, confermata la brucellosi, tra le ipotesi messe a disposizione all’autorità solo l’ultima (la lettera k) prevede l’abbattimento. La Delibera regionale della Campania 207/2019 prevede, invece, che quando sussistono determinate circostanze, si debbano abbattere tutti gli animali presenti in allevamento, quindi anche gli animali sani.
Con queste discrepanze normative e un settore in continuo sciopero la vittoria contro la brucellosi sembra un miraggio.
Il vecchio piano per l’eradicazione della brucellosi, in vigore fino al 2014, aveva una parola chiave: la prevenzione. Per farlo si avvaleva delle vaccinazioni, una strategia che ha prodotto risultato decisivi per il contrasto della brucellosi.

“A partire dal 2014 i Piani che si sono succeduti hanno adottato una strategia da “terra bruciata” della malattia imponendo l’unico strumento della macellazione degli animali per l’eradicazione. I risultati del fallimento di questa strategia sono nei numeri ufficiali: centinaia di migliaia di animali macellati inutilmente (solo l’1,4% è risultato realmente positivo alle campionature eseguite post-mortem) mentre aumentano esponenzialmente i focolai di brucella e tbc” – afferma la petizione lanciata da Altragricoltura e indirizzata alle massime istituzioni governative. I lavoratori, inoltre, lamentano della costante assenza di dialogo da parte delle istituzioni regionali, che continuerebbero a portare avanti il piano di eradicazione senza efefttuare alcun tavolo di confronto con gli allevatori.
A nulla è servita la nomina del Generale dei Carabinieri Luigi Cortellessa, nominato dal presidente della Regione Vincenzo De Luca quale commissario straordinario per il superamento dell’emergenza connessa all’eradicazione delle malattie infettive delle specie bufaline e bovine. Secondo gli allevatori, infatti, il ruolo del Commissario sarebbe solo quello di portare avanti il piano di eradicazione e quindi degli abbattimenti.
Il dramma degli abbattimenti delle bufale ha messo in ginocchio un settore storico per la provincia di Caserta, nella quale si concentra il 60% della produzione.
“La premessa è che il comparto agroalimentare italiano ha subìto le conseguenze della globalizzazione, in cui vi è l’impulso di annullare le eccellenze territoriali per consegnare tutto nelle mani delle poche produzioni industriali” – ad affermarlo Gianni Fabbris in una lunga intervista rilasciataci lo scorso giugno. Il timore degli allevatori è che il perseguimento determinato di un piano di eradicazione sia solo uno strumento per un progetto più ampio: l’industrializzazione del comparto della mozzarella di bufala. L’obiettivo sarebbe, quindi, la riduzione dei costi di produzione della mozzarella di bufala e il conseguente sfondamento dell’area DOP, con la possibilità di allargare il marchio alle regioni del Nord.
Fabbris non ha dubbi: “I nemici del Coordinamento sono tre. I primi avversari, subdoli e molto pericolosi, sono gli industriali del latte che hanno tutto l’interesse a trasformare definitivamente questo comparto, che storicamente è formato da piccoli produttori e allevatori. Le industrie della carne, invece, sono multinazionali interessate alle macellazioni, non è un caso che anche la carne di bufala viene etichettata come “carne bovina”, e proprio McDonald ha lanciato in Italia una campagna che ribadisce come le sue catene vendano “carne bovina nazionale”. Chissà da dove viene quella carne bovina da quattro soldi. Il terzo avversario, insidiosissimo, è l’enorme apparato tecnocratico di cosiddetti esperti che è stato costruito negli anni e che è fortemente favorevole alla macellazione“.
Nell’atto di nomina del Generale Luigi Cortellessa la Regione Campania fa presente che il commissariamento si rende necessario anche alla luce di “molteplici criticità legate al contesto ambientale e territoriale oggetto di intervento, in molti casi interessato da infiltrazioni e azioni della criminalità organizzata“. Una forte denuncia che vorrebbe ammonire il movimento degli allevatori sui pericoli di infiltrazione.
Su questo punto occorre fare chiarezza a fronte di una dichiarazione tanto forte quanto generalista della Regione. L’ente regionale intende dirci che tra gli allevatori vi sono camorristi o possibili aziende sostenute con capitale mafioso? Purtroppo la vastità della denuncia non ci permette di trarre alcuna conclusione, se non constatare la svogliatezza con cui si accenna ad un pericolo che sarebbe gravissimo. La giunta regionale è a conoscenza di trame criminali all’interno della filiera bufalina?
Molto più esaustivo è il Consiglio di Stato che in sede giurisdizionale afferma come le cosche mafiose siano interessate alle ingenti somme di indennizzo per abbattimenti. Il Consiglio di Stato descrive brevemente un business che avrebbe al centro la contaminazione volontaria di bufale acquistate all’estero al solo fine di abbatterle per acquisire indenizzi superiori al valore d’acquisto di ciascun capo.
Se il vero allarme riguarda gli indennizzi per gli abbattimenti, perché gettare ombre criminali su un coordinamenti contrario proprio agli abbattimenti e favorevole alla vaccinazione?
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