
Come ogni anno, il 7 gennaio assistiamo inermi alla commemorazione da parte di militanti di estrema destra, della strage di Acca Larenzia, luogo dell’assassinio di tre militanti del Fronte della Gioventù. Il raduno ha fatto storcere il naso a molti: manifestanti a braccio teso e cori fascisti hanno caratterizzato la manifestazione che come ogni anno si è tenuta senza la minima interferenza da parte delle forze dell’ordine, nonostante l’apologia di fascismo sia un reato sanzionato dalla Legge Scelba. La domanda è : In Italia esiste effettivamente un pericolo fascismo? Ma soprattutto, perchè questi manifestanti restano impuniti?

La Strage di Acca Larenzia si consumò il 7 gennaio 1978, nell’omonima via del quartiere Tuscolano a Roma, e si concluse con la morte di due giovani appartenenti al Fronte della Gioventù, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, assassinati da diversi militanti di estrema sinistra davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano. In seguito alla loro morte, durante gli scontri con la polizia perse la vita anche un altro militante fascista, il giovane Stefano Recchioni.
Da ormai 47 anni, ogni 7 gennaio assistiamo alla commemorazione della strage di Acca Larenzia, ma allo stesso modo, come ogni anno la politica si divide poichè il raduno è costantemente caratterizzato da esempi manifesti di apologia di fascismo, e cori che inneggiando al ventennio esaltano i movimenti armati di estrema destra che terrorizzarono a suon di stragi e tritolo la società italiana durante gli anni di piombo. A tal proposito si è espresso anche il vice-ministro della camera dei deputati, Costa (M5S) con un comunicato stampa:
“Anche quest’anno va in scena la solita manifestazione che richiama il fascismo, più o meno tollerata da esponenti del governo. È incredibile che possa accadere. Eppure un anno fa firmai una denuncia penale proprio contro questo reato. Spero che la procura della Repubblica di Roma acceleri con l’inchiesta affinché si ponga fine a queste manifestazioni apologetiche”.

Vedere manifestanti tenere il braccio teso e inneggiare al fascismo è certamente uno degli spettacoli più infelici e infami ai quali un democratico, che sia di destra o di sinistra, possa assistere. Indipendentemente da ciò è necessario concentrare la nostra attenzione non sull’atto in sè, il quale giuridicamente potrebbe essere considerato alla stregua di una semplice azione dall’intento commemorativo o rievocativo, ma sulla sua portata morale, la quale rappresenta il vero pericolo, un pericolo sociale e “urbano” più che politico e “nazionale”.
Non esiste infatti un “problema fascismo” a livello nazionale, banalmente poichè i fascisti non hanno più la stessa potenza di fuoco che ne ha caratterizzato l’azione durante gli anni ’60,’70 e ’80, per un motivo basilare: hanno perso il ruolo di cani da guardia del capitalismo nel momento stesso in cui è avvenuta la caduta del blocco sovietico, venendo così abbandonati da potere e massoneria. Eliminata la paura del comunismo armato, non è stato più necessario legittimare il fascismo stragista e di conseguenza il ruolo dei militanti di estrema destra oggi è relegato a un club di razzisti, omofobi e violenti.
Il pericolo quindi non risiede nella possibile restaurazione di un fascismo sistemico di mussoliniana memoria, ma nel fatto che i valori che gli stessi fascisti perseguono, possano essere tradotti in un problema fisico e reale per le singole soggettività che nelle aree urbane rappresentano espressioni di cambiamento e diversità: comunità queer, immigrati, stranieri e attivisti politici.
L’apologia di fascismo è un reato sanzionato dalla Legge Scelba, ma al contempo resta facile per i camerati, o presunti tali, nascondersi davanti alla legge tramite i suoi cavilli: le loro manifestazioni infatti, giuridicamente parlando, non implicano necessariamente la volontà di ricostituire il disciolto partito fascista, così come il saluto romano non rappresenta di per sè reato nel momento in cui “assume” un valore di tipo commemorativo-storico; “fatta la legge, trovato l’inganno” direbbe qualcuno.
Olte che essere difesi dall’ordinamento, i fascisti italiani sono spesso accompagnati e scortati dalla polizia, ma qual è il motivo? Di preciso non lo conosciamo, di fatti il fine di governo e polizia sembrerebbe essere unicamente la tutela dell’incolumità dei manifestanti di estrema destra.
Per concludere, una cosa è certa: lo stato italiano scorta e protegge i fascisti durante le loro manifestazioni e commemorazioni, questo è un fatto. Allora è necessario comprendere quali siano le reali motivazioni dietro questa protezione, un servizio completo di scorta armata che non vediamo mai accompagnare altre tipologie di manifestazioni o commemorazioni, per cui ci chiediamo: dov’è che si ferma la “tutela dell’ordine pubblico” e inizia la connivenza attiva da parte di governo e forze di polizia nei confronti dei camerati di Acca Larenzia?
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