
Per le strade di Giugliano, nei giorni che seguono la domenica di Pasqua, risuonano musiche che rimandano a tempi lontani, a quelli dei nostri nonni, e ad un legame inscindibile con il territorio: a scandire il ritmo e far danzare è la Tammurriata giuglianese suonata dalle paranze. Quella delle paranze è una tradizione familiare tramandata di generazione in generazione, che consente di conservare un rituale fatto di passione e dedizione. Elementi oggi fondamentali per mantenere vivo il patrimonio e l’identità popolare che caratterizzano le nostre comunità. La Tammurriata, ovvero “O ballo e ‘o canto ‘ncopp’o tammurro”, è diffusa in tutta la Campania ma in ogni realtà locale si trasforma e si riempie di sfumature che la rendono unica ed inimitabile. A raccontare storia, preparazione e peculiarità della Tammurriata sono coloro che, con ruoli differenti, contribuiscono alla valorizzazione di un rituale che ha poco da invidiare ad altre celebrazioni più note.

Tra gli elementi più caratteristici della Tammurriata giuglianese c’è il cosiddetto “sisco” o “siscariello”, un flauto ricavato dalle canne raccolte nei pressi del Lago Patria e che rappresenta un vero e proprio unicum. Secondo la tradizione, come racconta Vincenzo Pennacchio, appartenente alla paranza “Mezzone” e presidente dell’associazione “Tammurriata Giuglianese”, la preparazione inizia ben prima del periodo pasquale: «L’allestimento dei carri comincia intorno alla metà di gennaio, generalmente in occasione della festa di Sant’Antonio Abate del 17 gennaio, data in cui cominciano le celebrazioni primaverili del culto della Madonna dell’Arco e della Madonna di Briano a cui siamo storicamente legati e devoti. Il momento culminante, però, è rappresentato dalla cosiddetta Pasquetta giuglianese, che cade il primo martedì dopo Pasqua, giorno in cui le paranze si recano con i carri sulle sponde del Lago Patria a suonare, ballare, cantare, mangiare e bere in convivialità».
Come spesso accade, l’identità popolare si riflette nelle tradizioni più antiche, che riemergono in contrasto con la frenesia e l’omologazione del presente. Anche la Tammurriata giuglianese ne è una conferma, espressione della determinazione e della caparbietà degli abitanti della città.: «Il ballo giuglianese è una vera e propria sfida, incentrata sul corteggiamento e sull’approvazione delle famiglie delle ragazze corteggiate: tre o quattro secoli fa funzionava così. Il gesto di un ballerino innesca la reazione degli altri, che rispondono alla sfida con movimenti rapidi e sfrenati, dando vita a una gara di resistenza e astuzia tra rivali in amore che nel migliore dei casi può culminare nel fidanzamento».

La valorizzazione delle tradizioni deve essere coadiuvata tra associazioni e istituzioni, ed è ciò che sta accadendo a Giugliano dopo anni di immobilismo culturale, come testimonia l’impegno dell’assessore con delega, tra le altre, alla cultura del Comune di Giugliano Marco Sepe: «Questa tradizione che ho ripreso di “NaccherEtammorra” è andata un po’ persa nel tempo poiché le amministrazioni passate non hanno ritenuto, secondo me sbagliando, di coltivare questa tipologia di eventi. Un evento che già solo ripreso in piccolo come fatto quest’anno, senza grandi ospiti e grandi investimenti, ha comunque portato in piazza un migliaio di persone e per questo sono decisamente orgoglioso».
«Ma, soprattutto – ha proseguito Sepe – sono contento di aver restituito vitalità e visibilità, comunque, alle paranze che non si sono mai fermate in questi anni e infatti con mia grande meraviglia ho visto i carri accompagnati da ragazzi giovanissimi che ballavano e suonavano le nacchere e il “sisco”. L’obiettivo è quello di continuare a diffondere questa antica tradizione che è, purtroppo, ancora poco diffusa ma che ha già avuto dei riconoscimenti rispetto a quelle che sono le peculiarità della Tammurriata giuglianese. Questi elementi sono riconosciuti addirittura all’interno della Biblioteca Digitale dei Licei Musicali e Coreutici. Hanno fatto un approfondimento di questo tipo anche gli studenti dell’Università di Roma 3, a testimonianza delle grandi potenzialità dell’evento».
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