
Gennaro Giudetti ha 35 anni ed è un operatore umanitario da quando ne aveva 20. Il 14 aprile 2026 ha presentato il suo nuovo libro “Con i miei occhi. Quello che ho visto a Gaza”. L’appuntamento si è tenuto al Teatro San Pietro in Cattedra di Caserta, su invito dell’Azione Cattolica della Parrocchia San Pietro in Cattedra e della Parrocchia Sant’Antonio di Padova di Caserta.
Nell’incipit del romanzo, Giudetti specifica che non si tratta soltanto di un semplice libro, di una storia inventata o una confidenza a cuor leggero, bensì di un atto di testimonianza affinché le future generazioni e i giovani di oggi abbiano la prova tangibile di ciò che sta accadendo. Giudetti è stato a Gaza per ben due volte, nel 2024 e nel 2025, con due organizzazioni differenti, l’OMS e la FAO, e ha lavorato in tante aree di conflitto, come Ucraina, Cisgiordania, Siria, Haiti, Yemen, Afghanistan. Tra le pagine del libro, l’autore sottolinea che niente di tutto quello a cui ha assistito, svolgendo il ruolo di operatore negli scenari di guerra, si può paragonare a ciò che ha visto a Gaza. Perché Gaza è oltre. “Gaza è troppo”, come scrive all’interno del romanzo. La sua forte volontà lo ha spinto a pubblicare il racconto. Nel prosieguo della lettura, Giudetti ha sostenuto che “a Gaza è in corso un genocidio”, come confermato anche dalla commissione speciale ONU nel 2024.
“Da una parte – ha ammesso Giudetti nel romanzo – il ruolo dell’operatore umanitario è un risultato dell’ipocrisia occidentale, che prima semina caos e guerra, e poi si erge a salvatore. Dall’altra, l’operatore rimane pur sempre una figura essenziale, in quanto porta medicine, cibo, supporto e in generale offre una mano”. L’autore è anche intervenuto sul fatto che “a Gaza il diritto internazionale non esiste, né tantomeno il diritto umanitario. A Gaza non ci sono più strade, né case, né ospedali e né scuole, mentre scarseggia ogni bene di prima necessità, dall’acqua ai prodotti per l’igiene personale” e poi “sulla disumanizzazione totale dei palestinesi“. Secondo Giudetti, infatti, agli israeliani è concesso di fare tutto nell’indifferenza generale dell’Occidente, che “normalizza la presenza istituzionale della cosiddetta ‘unica democrazia del Medio Oriente’, indisturbata, senza sanzioni o conseguenze di alcun tipo”. Come precisa l’autore nel suo libro, “la conta dei morti non fa che aumentare perché ogni sofferenza dei palestinesi nasce da una volontà di umiliazione”.
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