
Di fine vita si è parlato tanto, tra suoi sostenitori e detrattori, e le ultime notizie a riguardo risalivano ad aprile 2024 quando, in seguito a due delibere, l’Emilia Romagna aveva riconosciuto il diritto ai malati terminali al suicidio assistito, finendo tuttavia al Tar per l’intervento del Governo. A distanza di quasi un anno, l’Italia compie finalmente un passo in avanti: la Toscana è infatti la prima regione italiana ad approvare la legge sul fine vita. Non sono mancate, ovviamente, le critiche da parte della maggioranza.
La proposta di legge “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza n. 242/19 della Corte Costituzionale”, su iniziativa popolare, è stata promossa dall’associazione Luca Coscioni e approvata con 27 voti favorevoli. Secondo la procedura, che agisce nel rispetto della sentenza della Corte Costituzionale 242/2019 (sentenza Dj Fabo/Cappato), le aziende sanitarie locali dovranno istituire una commissione multidisciplinare permanente per la verifica dei requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito: irreversibilità della patologia, presenza di sofferenze fisiche e psicologiche intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, capacità di intendere e volere.
La commissione dovrà insediarsi nelle Asl entro 15 giorni dall’entrata in vigore della legge e dovrà verificare i requisiti del malato entro 20 giorni dal ricevimento dell’istanza. Se la valutazione avrà esito positivo, «si procede all’approvazione o alla definizione delle modalità di attuazione del suicidio medicalmente assistito entro 10 giorni, ed entro altri 7 giorni l’azienda sanitaria assicura il supporto tecnico, farmacologico e sanitario per l’assunzione del farmaco». Ogni prestazione sarà, tra l’altro, completamente gratuita.
Lo scontro tra forze politiche, com’era previsto, non ha tardato ad arrivare. Mentre il deputato e responsabile welfare del PD Marco Furfaro ha parlato di «un bel giorno per i diritti», sostenendo che questo sia soltanto il primo passo verso una società più civile, la maggioranza si è subito scagliata contro. Maurizio Gasparri dichiara la legge avanzata in Toscana «una forzatura», aggrappandosi alla sua presunta anticostituzionalità e al modo in cui «fa venir meno il principio di uguaglianza tra i cittadini e non è chiaro a chi potrà applicarsi». Il rischio, dunque, è che un ulteriore intervento del Governo, schieratosi sin da subito contro la procedura in nome della preservazione della vita, possa bloccare la procedura, esattamente com’è avvenuto in Emilia Romagna.
Non si tratta solo di uno scontro tra ideologie politiche e morali: si parla della possibilità di morire dignitosamente quando la speranza, a cui tanto s’aggrappano la destra e le istituzioni religiose, diventa soltanto una parola gettata al vento. Come già trattato in diversi articoli, i diritti non sono un’arma di propaganda politica: indipendentemente dai colori che si indossano in Parlamento, il bene del popolo dovrebbe essere una priorità per tutti.
Mentre attendiamo ulteriori sviluppi, sperando che i prossimi passi saranno solo in avanti, l’avvocata e segretaria dell’associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo, ha dichiarato: «Ci aspettiamo che ci sia un dibattito pacato, perché qui non c’è una lotta tra cattolici e non cattolici; cure palliative e non. Noi siamo con tutti coloro che sono pronti a lavorare per una rete diffusa di strutture sul territorio per i trattamenti e le cure palliative. Però siamo con tutte le persone che vogliono essere libere di scegliere come morire».
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