
Tradizione, identità culturale, conservazione del patrimonio artistico. Sembrano concetti relegati ad un passato sbiadito specie nel nostro meridione. Concetti che oggi suonano come parolacce provenienti da un ultraconservatore impanicato dalle contaminazioni provenienti da oltreoceano. Nonostante ciò, occupandomi di un documentario su Giovanni Orsomando, compositore e direttore di banda originario di Casapulla, ho voluto aprire il discorso e puntare una lente d’ingrandimento verso le condizioni attuali delle bande musicali da giro, veri presidi culturali e protagoniste delle nostre tradizioni. Queste vantano di una storia centenaria, perlopiù radicata nelle regioni del centro e del sud Italia.
È in Puglia che nasce la “banda da giro”, un fenomeno a sé, in grado di portare al popolo la musica operistica. Un’aura quasi magica da tutelare e valorizzare, magari dando atto a quella proposta di legge sulla tutela e salvaguardia delle bande da giro. «La legge regionale pugliese per la valorizzazione delle bande musicali diventi esempio per l’Italia», è l’auspicio espresso anche dal maestro d’orchestra Riccardo Muti. Formazione, strutture e finanziamenti: questi i capisaldi della norma che diventa anche un appello all’unità politica nel bene del territorio. In Puglia questa legge è in fase di attuazione. Si parla di valorizzazione anche in senso economico. Ma non dimentichiamoci che anche la nostra Regione Campania ha molto da offrire in questi termini. Benedetto Grillo, Presidente dell’Associazione Nazionale Bande da Giro, ci informa che anche in Campania è iniziato l’iter di legge.
Accogliendo con entusiasmo questa notizia, abbiamo parlato con Simone Loffredo, il Responsabile Artistico della pluripremiata banda musicale di Gioia del Colle in provincia di Bari che al suo interno vanta eccellenze di maestri e solisti. Ultimo premio è quello di “Musica al Borgo” a Laino Borgo. Con l’avanzare degli anni, però, questa tradizione – legata soprattutto alla sfera religiosa – sta cambiando ed è sempre meno sentita. Il nucleo sono le Feste Patronali e i loro comitati: «Ma dobbiamo prendere in considerazione che c’è meno attaccamento alla fede religiosa, il ricambio generazionale non decolla e la burocrazia rende difficile organizzare questi eventi. Soprattutto, c’è difficoltà nel mantenere la tradizione stessa. Sarebbe poco serio poi non dire che sempre meno persone scelgono di fare la banda da giro».
«Nella mia adolescenza, l’esperienza con il Maestro Nicola Samale, è stata formativa da un punto di vista della collettività: stare giorni e giorni fuori casa e doversi imbattere nelle più disparate situazioni quotidiane come lavare i piatti, cucinare, fare il bucato, mettere le brande nelle strutture assegnate per dormire, fare trasferte notturne. Tutti alla fine si fermano a pensare alla banda che suona in piazza, ma dietro c’è un’organizzazione mirata e faticosa». Ma con quale spirito oggi viene affrontata la banda soprattutto dalle nuove leve? Se la soddisfazione di onorare al meglio le Feste Patronali è l’obiettivo, non dimentichiamoci che anche i componenti delle bande hanno le loro necessità e spesso viene meno lo spirito di sacrificio d’un tempo. I tempi cambiano inesorabilmente e le esigenze – giustamente – si moltiplicano così come le difficoltà. «La cultura italiana dovrebbe essere sovvenzionata: sappiamo tutti le difficoltà dei teatri ad organizzare cartelloni, agli stessi comitati a mettere in piedi le feste patronali. Anche le bande soffrono di questa precarietà, eppure i maggiori orchestrali di strumenti a fiato e percussioni provengono dalla banda».
«Ci sono repertori basati su colonne sonore e repertori originali della musica attuale rapportata all’ambito bandistico. È un lavoro articolato su cui sono entrati già da tempo anche strumenti musicali diversi da quelli solitamente usati dalle bande. Per attuare questo aggiornamento, bisogna che però la domanda dei comitati combaci su questa possibilità e non limitarci alle solite richieste musicali». Per portare avanti questa tradizione, però, oltre alle sovvenzioni e agli aggiornamenti, ci deve essere una svolta di pensiero sull’argomento: «Questo attaccamento alla fede religiosa, a questi momenti legati alla tradizione e ai riti, li abbiamo insiti nel nostro animo e solo noi nel meridione diamo vigore a queste realtà. Se non riusciamo a conservare questi aspetti diventeremo scevri di una nostra storica identità culturale».
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