
Martedì 4 aprile ricorreva la Giornata mondiale degli animali randagi. Ad oggi, in Italia, si stimano tra i 500 ed i 700 mila cani randagi, perché abbandonati o nati nella strada. Eppure, il caso ha voluto che nello stesso mese (aprile), ricorra anche un altro evento: l’anniversario del disastro di Chernobyl.
E voi vi chiederete, cosa c’entra con i cani randagi?
Era il 1986 quando l’Unione Sovietica fu travolta dall’incidente nucleare causato dal reattore nº 4 della centrale nucleare di Černobyl. La tragica vicenda è passata alla storia come il più grave incidente della storia dell’energia nucleare classificato al settimo livello, il massimo nella scala di catastroficità INES.
Fu richiesto agli abitanti di evacuare le zone, ma senza i loro animali domestici. Essi rimasero infatti lì, in balia delle radiazioni. Eppure, gli “sfortunati” cani (ed altri esemplari di fauna e flora) hanno concretizzato il principio di capacità di adattamento di Darwin. Si sono adattati alla situazione locale modificandosi geneticamente.
Lo studio condotto dal National Institutes of Health degli Stati Uniti del Maryland ha infatti preso in esame questi esemplari nati o quantomeno cresciuti dopo l’incidente di Chernobyl, che hanno vissuto per tutto questo tempo nell’area contaminata e a contatto con le radiazioni.
In aree ancora vietate all’essere umano visti gli alti rischi, ci sono intere famiglie di randagi che sopravvivono, anche grazie all’aiuto di associazioni animaliste che provvedono a portare loro cibo.
Ma la domanda che si pongono gli scienziati dunque è: “Come hanno fatto a sopravvivere?” Elaine Ostrander e Timothy Mousseau, ai vertici del team che sta conducendo lo studio, hanno prelevato il sangue di circa 300 cani “radioattivi” che popolano la zona in un arco temporale di circa tre anni.
L’obiettivo (ancora in corso di ricerche) è stabilire ed individuare quali cambiamenti genetici (ed eventuali altri fattori) possono essere attribuiti alle radiazioni per capire come abbiano fatto a sopravvivere in una zona che purtroppo ancora oggi è considerata una ghost town.
Darwin sosteneva che: «Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere ma quella che si adatta meglio al cambiamento». E questi cuccioli, ne sono la prova.
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