
Un ragazzo di 13 anni si procura un’arma artigianale, una penna taglierino, e la porta a scuola per mostrarla ai compagni. La preside dell’istituto è subito intervenuta allertando le forze dell’ordine. È quanto accaduto lo scorso 13 febbraio a Secondigliano. Nella notte del 16 scoppia una rissa a Fuorigrotta nei pressi del locale del McDonald’s, uno dei giovani tenta un aggressione con un coltello ma non ci sono feriti. Sono ricorrenti i casi di cronaca di questo tipo, che costringono a interrogarsi seriamente sul problema della violenza giovanile in Campania.
Episodi del genere interessano ogni giorno il territorio campano e non solo: alcuni annunciano tragedie mentre altri le sfiorano, ma non per questo ci si può fermare tirando un sospiro di sollievo. Il denominatore comune è una violenza che riguarda i giovanissimi, che in ballo ci sia una rissa, un porto d’armi o in casi più gravi un omicidio. E mentre le figure istituzionali intervengono a favore o contro le diverse misure di contrasto alla violenza giovanile, il ministro Valditara ha inviato lo scorso 28 gennaio una direttiva alle prefetture e ai comitati regionali, per regolamentare l’adozione dei metal detector nelle scuole.
Ma gli istituti campani si erano già mobilitati a riguardo. È il caso del Marie Curie di Ponticelli, che già da un paio d’anni ha introdotto l’utilizzo di controlli a campione da parte della polizia due/tre volte all’anno. A fine gennaio il prefetto di Napoli Michele di Bari si è dichiarato a favore dell’utilizzo di strumenti di controllo, che siano da deterrenza per i ragazzi. Tuttavia per ora l’adozione delle strategie è a discrezione dei singoli istituti e non c’è un obbligo o una regolamentazione unica.
Lo scorso 11 febbraio, in seguito alla direttiva del MIM, il comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica di Caserta ha pubblicato un comunicato stampa. Nel documento si informa che la prefettura condividerà con i dirigenti scolastici “azioni mirate e calibrate sulle singole realtà, volte alla soluzione di eventuali problematiche e situazioni di rischio emergenti”. Si afferma che verranno effettuati controlli non solo nelle scuole ma anche nei luoghi di socialità e movida, in accordo con i comuni di Aversa e Santa Maria Capua Vetere.
Analogamente il 4 febbraio anche il prefetto di Salerno ha riunito il Comitato provinciale, condividendo un nuovo piano incentrato sulla sicurezza giovanile che coinvolge personale docente, ASL, servizi sociali e forze dell’ordine e della giustizia. Il percorso prevede due direttrici: la prima è un confronto con la comunità scolastica attraverso l’istituzione di un tavolo di lavoro con le varie istituzioni. La seconda stabilisce una mappatura delle scuole, l’individuazione di situazioni a rischio ed eventuali controlli a campioni ed ispezioni.
I nuovi interventi promossi mostrano in ogni caso che le misure limitate al controllo non possono essere risolutive di un problema profondo. La deterrenza può essere solo la punta del processo necessario di contrasto alla violenza, che dovrebbe cominciare molto prima. Oltre al fatto che risse, lesioni e minacce non implicano necessariamente l’uso di armi rilevabili in uno zaino.
E mentre la cronaca galoppa in maniera preoccupante, il governo ha approvato il 5 febbraio scorso un nuovo pacchetto sicurezza. Nel decreto un piccolo spazio è dedicato a misure di contrasto alla violenza giovanile, che si traducono in un ulteriore inasprimento delle pene già esistenti e nell’aggiunta di sanzioni pecuniarie. Spicca proprio il divieto assoluto di porto d’armi non giustificato e l’applicazione di una sanzione pecuniaria a chi esercita la facoltà genitoriale se il reato è commesso da un minorenne. Si introduce il divieto di vendita ai minori di armi improprie, anche su piattaforme digitali.
Inoltre, problematico nel decreto è l’ampliamento dei reati per cui il questore può applicare ammonimento: anche in caso di lesione personale, rissa, minaccia e violenza privata avvenuta utilizzando le armi di cui è vietato il porto. L’ammonimento per minorenni già era stato esteso con il d.l. Caivano ai minori di dodici e tredici anni, e fino a prima del recente decreto-legge esso era applicabile in seguito a reati la cui pena era non inferiore a cinque anni: con il nuovo pacchetto il ventaglio di casi possibili rischia di diventare vertiginosamente ampio.
In questo quadro si inseriscono i casi di cronaca campani e non solo, che suggeriscono una viva necessità di interventi profondi per il disagio giovanile che non si limitino soltanto a strette in senso penale, che possono illudere di risolvere la questione ma che non possono dimostrarsi efficaci a lungo termine.
In quest’ottica, infatti, il nuovo decreto-legge rischia di aggravare, con il suo stampo fortemente securitario, una situazione già drammatica. Se guardiamo ai dati del ministero dell’interno che ogni anno stila un rapporto sui giovani in carico ai servizi minorili, la popolazione carceraria è aumentata, così come quella delle comunità. Dei 17 IPM presenti in Italia 9 sono in sovraffollamento e tra questi anche l’IPM di Nisida, come riporta Antigone nel suo ultimo rapporto. Leggendo le tabelle e incrociando i dati si registra un aumento sia dei collocamenti in comunità, sia dei detenuti in IPM considerando il quadriennio dal 2022 al 2025. Per le presenze in comunità la Campania passa dai 121 presenti il 30 giugno 2023 ai 183 del 30 giugno 2025. E in tutta l’Italia l’aumento è costante, da 906 a a 1160 detenuti.
Se consideriamo l’ipm di Nisida esso detiene circa un’ottantina di minori, quando il numero ideale è prefissato attorno alla quarantina. Al 15 ottobre 2022 i giovani detenuti erano 52, mentre al 30 giugno 2025 salgono a 76. Ed è un numero che sarebbe ancora più elevato se non fosse che che con il d.l. Caivano, convertito in legge nel novembre 2023, i minori detenuti al compimento della maggiore età vengono trasferiti nelle carceri per adulti. Una misura ampiamente criticata perché lede un principio fondamentale della detenzione giovanile, che andrebbe mantenuta distinta da quella adulta per finalità e per approccio.
La delicata questione della criminalità giovanile si snoda quindi tra un piano nazionale e provinciale. Dall’alto calano direttive e norme di stampo punitivo e repressivo, intanto le singole realtà territoriali adottano misure di contrasto più o meno efficaci per affrontare un problema esteso e complesso, inesauribile ad un unico fattore.
Leggi anche: Insicurezza e potere sono la causa della violenza giovanile: il sondaggio di Informare
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...