
Negli ultimi dieci anni in Italia il numero complessivo di omicidi è diminuito del 33%, passando dai 475 casi del 2015 ai 319 del 2024. Lo segnala il rapporto della Criminalpol, che conferma come il nostro Paese resti tra i più sicuri d’Europa sotto questo punto di vista. Eppure, all’interno di questo calo generale, c’è un dato che preoccupa: l’incidenza dei minorenni è quasi triplicata nell’ultimo anno, passando dal 4% del 2023 all’11% del 2024.
A raccontare un’altra parte della storia è il CNR di Pisa, con il rapporto ESPAD-Italia 2023. Secondo lo studio, quasi il 40% degli studenti delle scuole superiori ha partecipato, a vario titolo, a risse o zuffe: significa quasi un milione di adolescenti coinvolti. Di questi, il 34% sono ragazze. La violenza di gruppo è un tratto ricorrente: il 70% degli episodi avviene “in branco”, con un uso sproporzionato della forza rispetto all’obiettivo e spesso senza una motivazione chiara. Se in passato la violenza è sempre stata più frequente tra i ragazzi, negli ultimi cinque anni si osserva una riduzione delle differenze di genere. In particolare, negli atti di vandalismo e bullismo le ragazze mostrano livelli di coinvolgimento sempre più simili a quelli dei coetanei maschi. Una trasformazione che dice molto su come i comportamenti aggressivi non siano più percepiti come una prerogativa maschile.
Guardando questi numeri si ha l’impressione che la questione non sia tanto “più violenza” in assoluto, quanto un cambiamento nei modi e nei contesti in cui si manifesta: le risse, le aggressioni e gli atti di bullismo sembrano sempre più legati alla dimensione del gruppo, dove l’assenza di empatia e la ricerca di visibilità trovano terreno fertile, anche attraverso la spettacolarizzazione sui social.
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