
Dal napoletano spesso emergono eccellenze di caratura straordinaria. È il caso di Liu Jo Luxury, il marchio che è riuscito ad abbinare qualità al giusto prezzo ed eleganza del design italiano. Non promette il “pezzo irraggiungibile”, lavora sull’accessibilità come scelta industriale: costruire orologi e gioielli ben fatti, riconoscibili, e portarli sul mercato con una politica chiara di valore. È la direzione impressa da Bruno Nardelli, amministratore delegato e presidente di Liu Jo Luxury, che ha legato l’identità aziendale a due leve determinanti: prodotto e distribuzione. L’idea è parlare a un pubblico ampio senza scivolare nel generico, conservando il valore d’eccellenza che distingue da sempre il brand. In sintesi: lusso accessibile che non rinuncia alla sostanza. Nardelli non fa il manager da palcoscenico. Preferisce l’officina: quadranti leggibili, bracciali comodi e dettagli curati. «Il design deve semplificare la vita, non complicarla», dice. Dietro c’è una regola non negoziabile: prezzo e qualità devono camminare insieme, altrimenti il racconto non regge. È anche per questo che l’azienda ha scelto di lavorare con reti retail e partner capaci di spiegare il prodotto, accorciando la distanza tra vetrina e cliente.
C’è però un punto in cui l’azienda ha voluto allargare lo sguardo: il rapporto tra stile e responsabilità. Da qui la collaborazione con SHRO (Sbarro Health Research Organization), istituto scientifico che porta avanti ricerca oncologica e attività di educazione alla salute tra Italia e Stati Uniti. Insieme è nato un orologio in edizione speciale, pensato come segnale concreto a favore della prevenzione. Un oggetto simbolico che ricorda di non rimandare i controlli. Perché un orologio? La risposta di Nardelli è disarmante nella sua linearità: «Il tempo lo vediamo in faccia, tutti i giorni. Se un quadrante riesce a farci alzare il telefono e prenotare uno screening, allora vale la pena». Qui si vede l’imprenditore prima ancora del comunicatore. Un invito sottile, ripetuto ogni volta che si guarda l’ora.
Sul versante scientifico, Giancarlo Arra, Vicepresidente di SHRO, mette a fuoco l’essenziale: «La prevenzione si gioca sulla soglia, è determinante arrivare prima. Quando la diagnosi è precoce, cambiano le percentuali di cura e di conseguenza cambia la vita delle persone. Il nostro lavoro è rendere questa informazione concreta e accessibile». L’alleanza con un marchio di largo pubblico serve proprio a questo: portare il messaggio dove la comunicazione sanitaria fatica ad arrivare, senza semplificazioni sbagliate e senza promesse impossibili.
La collaborazione funziona perché non chiede a nessuno di snaturarsi. Liu Jo Luxury mette in campo il proprio saper fare: prodotto, distribuzione, capacità di racconto. SHRO porta metodo, dati, competenze. «Abbiamo chiesto rigore, niente scorciatoie», aggiunge Arra. «Parliamo di stili di vita, fattori di rischio, programmi di screening. Non è un tema “di moda”, siamo nel campo della salute pubblica».

Nardelli rilancia sul terreno dell’impresa: «Un’azienda oggi non può limitarsi a vendere. Deve prendersi cura del contesto in cui opera: fornitori, negozianti, clienti, comunità. Se mettiamo un messaggio utile dentro un oggetto ben fatto, facciamo il nostro mestiere due volte». C’è anche un aspetto culturale che merita di essere detto. Spesso, nel nostro Paese, si divide il mondo in comparti stagni: da una parte chi produce, dall’altra chi fa ricerca, più in là chi comunica. Questa storia mostra che si può lavorare insieme senza confusione di ruoli. L’azienda resta azienda, la fondazione resta fondazione. Si incontrano su un obiettivo misurabile: più informazioni corrette, più controlli eseguiti e più vite salvate. Alla fine, il messaggio sta tutto in una frase che Nardelli pronuncia quasi sottovoce: «L’eleganza è anche sapere quando fermarsi e prendersi cura di sé». Arra la traduce nel suo linguaggio: «Trasformare un promemoria in un comportamento. È così che cambia davvero qualcosa». È questo, in fondo, il profilo più autentico di Liu Jo Luxury: un marchio che vive nel tempo delle persone e prova a restituirlo, ricordando che il futuro non si rinvia all’infinito. Guardare l’ora può sembrare un gesto banale. Qui diventa una scelta. E non è poco.
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