
La vite alberata (o vite maritata) è un modo di coltivazione della vite appoggiata a tutori vivi (alberi), sviluppata in altezza e lunghezza su una rete di fili metallici articolata tra alberi disposti in fila. È il paesaggio ben noto dei filari di pioppi dell’area dell’Agro aversano giuglianese, ancora poco visibili in una decina di comuni, tra Napoli e Caserta. Questa particolare coltivazione avviene sfruttando la naturale continua crescita di tale pianta arborea rampicante (vitis silvestris), attaccando sia tutori, presente in forma spontanea nei boschi, ma è la varietà vitis vinifera dell’uva da tavola e da vino che è coltivata già dall’Antichità in aree orientali, caucasiche, mediterranee ed europee.
Quindi sembra risalire agli Etruschi questo singolare modo di allevamento in altezza della vite su alberi, diffuso in zona mediterranea, soprattutto in Italia (Campania, Lombardia, Toscana, Marche, ecc.), appoggiato a pioppi, olmi, salici, perfino ad alberi da frutta, a volte associato a coltivazioni orticole stagionali tra le ceppaie, del noto sistema agrario della coltura promiscua, proprio dell’antica Campania Felix o Terra di lavoro. Colpito dai viaggiatori in cammino da Roma a Napoli, come Virgilio, Plinio, Goethe, Dumas, Carolina Bonaparte, anche Benedetto Croce, Emilio Sereni ecc., questo scenografico paesaggio rurale di festoni verdi d’estate, alti fino a 15 m, scheletrici d’inverno, a vendemmia compiuta, di filari disposti in parallelo, principalmente in direzione sud-nord per un maggiore irraggiamento solare, è oggi in netta diminuzione: una superficie inferiore a 200 ettari, che prima era stimata a migliaia, ad oggi è sparsa nei campi di una decina di comuni tra Aversa e Giugliano. Quindi un sistema viti-vinicolo ridotto, ma ancora produttivo.
Dall’alberata aversana, si produce un particolare vino bianco, l’asprinio (o “asprino”), una varietà del vitigno “greco”, comune in Campania. Tale vino era molto popolare a Napoli, acido e leggero, consumato fresco d’estate, abbinato a prelibatezze locali (mozzarella, ecc.) – apprezzato dallo scrittore Soldati, segnalato dal Veronelli – oggi di una quantità limitata a circa 100.000 bottiglie, frutto di pochi coraggiosi viticoltori e vinificatori, alcuni operando sempre in grotte-cantine tufacee, e diffuso localmente, poco oltre, tra enoteche, sagre ecc.
Si osserva e si scrive di una crisi dell’alberata aversana diminuita, da cause multiple: già dall’ovvia difficoltà di tale lavoro viticolo in alto, su scale (“lo scalillo”) fino a 10 m., quindi con abbandoni e conseguenti modifiche agrarie nelle campagne o emigrazione rurale, anche dallo scarso impegno per un miglioramento produttivo nei settori viti-vinicolo e commerciale, ed organizzativo, in una zona di dissennata urbanizzazione e di degrado ambientale (la “terra dei fuochi”).
Tuttavia, si è da poco mostrato un certo interesse positivo verso tali originali vigna e vino a rischio di scomparsa, in vari ambienti: studiosi, medias, movimenti (Italia Nostra, Legambiente, soprattutto la Slow Food ecc.), da attivisti (come i proff. Falco di Parete/CE, Oliva di Cesa/CE ecc.). Già col riconoscimento dell’asprinio come vino DOC (1993), poi la Legge Regionale (2016) su “Conservazione e valorizzazione delle Alberate aversane e delle viti maritate a pioppo. La Regione incentiva l’incremento della coltura al fine principale della valorizzazione del patrimonio paesaggistico e culturale… e tutela la tradizionale coltura nonché i prodotti della vinificazione, tra cui il vino Asprinio d’Aversa Doc”, promossa dal consigliere Gennaro Oliviero. Inoltre, vi sono svolte varie iniziative, dei convegni: “La vita alla vite; una vita per la vite. Campagna per salvaguardare la vite maritata” (Napoli, Istituto Italiano Studi Filosofici, 2008); “Il paesaggio della vite maritata” (Italia Nostra, Caserta, 2012), ecc. Oltre a sagre e feste da varie Proloco: “noce e asprinio”, San Marcellino/CE (alla sua 20° edizione nel 2023); “asprinio e percoche”, “baccalà e asprinio” del 2023, Parete/CE; delle vendemmie didattiche, con scolari (Parete, 2007, 2023), vanno segnalate delle iniziative più strutturate, come l’annuale “Asprinium Festival” di Cesa/CE, con visite e degustazioni nelle grotte tufacee, ex cantine, qui da poco valorizzate, anche colla spettacolare corsa dello “scalillo” (2023), nonché l’opportuna candidatura in corso a patrimonio UNESCO della “Alberata d’Asprinio”.
Insomma, tenere in vita questi unici vite maritata ed asprinio, come patrimonio agro-vinicolo, culturale ed ambientale! (*) In ricordo del Prof. Emilio Falco (Parete/CE, 1944-2023), che da tempo dimostrò un’opportuna sensibilità verso la valorizzazione dell’alberata aversana e il crescente degrado ambientale.
di René Georges Maur
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