
L’Election Day 2024 ha tenuto milioni di americani con il fiato sospeso, con risultati che sono arrivati solo dopo ore di scrutinio e aggiornamenti continui. Alla fine, Donald Trump ha ottenuto la vittoria ed il secondo mandato. Analizzando i dati dei sondaggi e delle preferenze degli elettori, possiamo osservare come diverse fasce di popolazione abbiano votato: giovani, donne e famiglie multietniche. Queste categorie cruciali per capire il quadro elettorale mostrano un’America variegata ma anche molto spaccata, ma la vittoria di Trump che dati ci offre?
Tra i giovani sotto i 30 anni, Kamala Harris ha avuto un discreto vantaggio a livello nazionale, con un margine stimato di 20 punti (53% contro 33% per Trump) secondo l’Istituto di Politica di Harvard . Tuttavia, nei principali stati in bilico – tra cui Georgia e Michigan – Harris ha registrato un vantaggio ridotto di soli 9 punti, sintomo di una competizione serrata in queste aree strategiche. Tra i giovani, è emerso anche un elevato numero di indecisi e una maggiore tendenza a sostenere candidati di terze parti, rivelando una certa disillusione verso i principali candidati e la politica tradizionale .
Le donne sono state uno dei gruppi più discussi di questa elezione, in particolare per il crescente “gender gap” nelle preferenze elettorali. Kamala Harris ha raccolto un sostegno significativo tra le giovani donne, in particolare tra quelle appartenenti a minoranze etniche, portando il suo margine di vantaggio al 30% tra le elettrici under 30. Al contempo, Trump ha mantenuto non solo il sostegno delle donne bianche, specialmente tra le fasce di età più avanzate, ma anche quello di numerose giovani donne multietniche.
Secondo un’analisi del New York Times, il voto femminile si è quindi spaccato, con Harris che ha conquistato una fetta ampia ma non sufficiente a compensare il sostegno consolidato di Trump tra le donne bianche più tradizionaliste. Un altro grande dato riguarda il voto disgiunto delle donne, la maggior parte delle sostenitrici di Trump infatti lo ha votato disgiuntamente dal referendum sull’aborto, sintomo di come le idee politiche del tycoon abbiano convinto maggiormente questa fascia elettorale.
Il voto delle famiglie multietniche, sebbene meno documentato in modo specifico, si inserisce nelle tendenze generali rilevate per le minoranze etniche. Le famiglie di origine mista hanno in gran parte appoggiato Harris, in linea con il sostegno dei gruppi non bianchi, che la vedevano come una rappresentante dei valori inclusivi e progressisti. Tuttavia, in queste comunità, Trump ha mantenuto un forte consenso, sostenuto anche dal Pew Research Center, che mostra un radicamento dei valori tradizionali tra queste famiglie e forse un cambio di rotta netto rispetto al 2020.
L’affluenza è stata uno dei fattori decisivi. I sostenitori di Harris si sono dimostrati più motivati a votare, con il 71% che si dichiarava “assolutamente certo” di recarsi alle urne, contro il 59% dei sostenitori di Trump. Tuttavia, il basso livello di fiducia nella possibilità di un passaggio pacifico del potere ha influenzato molti elettori, soprattutto giovani, solo il 20% dei quali si dichiarava fiducioso di una transizione serena . Questo dato riflette una crescente disillusione tra le nuove generazioni, che sembrano sempre più scettiche verso il sistema politico attuale e verso la possibilità di un cambiamento attraverso il voto.
La vittoria di Trump rivela un’America divisa su molteplici linee: di genere, di età e di etnia. Se da un lato Trump ha consolidato il proprio consenso tra le comunità bianche e rurali, dall’altro giovani, donne e minoranze etniche hanno espresso un desiderio di cambiamento, anche se spesso non si è tradotto in azioni concrete. La sfida per il futuro sarà dunque quella di trasformare questa disillusione in partecipazione attiva e reale, affinché il desiderio di un vero cambiamento possa trasformarsi in una rappresentanza meno caotica.
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