
Con la deliberazione n. 399 del 25 luglio 2024, il Consiglio regionale della Campania ha scelto di costituire una società per azioni mista a maggioranza pubblica denominata Grandi Reti Idriche Campane S.p.A. (GRIC), per gestire il sistema della grande adduzione primaria di interesse regionale, in pratica il passaggio dell’acqua dal punto di prelievo ai serbatoi, prima dell’immissione nella rete di distribuzione.
La gara, del valore di 5 miliardi di euro, è stata pubblicata a metà ottobre e le offerte scadranno il 13 febbraio 2026. Un’articolazione della rete di distribuzione fondamentale. Si tratta di un insieme di opere (le principali sono l’Acquedotto Campano e quello della Campania Occidentale, che forniscono acqua ai gestori locali) realizzate dalla Cassa del Mezzogiorno e nel tempo trasferite alla Regione.
Il primo è stato sempre gestito direttamente dalla Regione stessa e i comuni serviti sono 42, alimentati essenzialmente dall’Acquedotto Campano, l’Acquedotto di Terra di Lavoro e l’Acquedotto Aversano, convogliando nell’area di Caserta e Napoli le acque captate dalle sorgenti del Biferno sul versante adriatico del massiccio del Matese in Molise e dalle sorgenti del Torano e del Maretto, che scaturiscono sul versante tirrenico dello stesso massiccio.
L’Acquedotto della Campania Occidentale è gestito invece in concessione, da trent’anni, da un soggetto privato, attualmente partecipato al 96,23% da Italgas a seguito dell’acquisto di quote di Veolia. Concessione spirata alla fine del 2023. Ora, con la costituzione della società mista “Grandi Reti Idriche Campania Spa”, al privato resterebbe una quota di partecipazione non superiore al 49% sull’insieme di tutte le opere regionali. Tra queste si segnalano le programmate opere per l’utilizzazione dell’invaso di Campolattaro, i cui lavori sono stati inaugurati il 10 settembre scorso, rappresentante il più importante finanziamento pubblico nel settore da molti decenni, di molte centinaia di milioni di euro, in gran parte prelevati dal PNRR.
L’invaso fa parte delle opere a procedura speciale Pnrr e prevede una spesa di 530 milioni di euro, con 200 milioni da fondi Pnrr e il resto da parte del Mit e della Regione Campania. L’intervento comprende la realizzazione di una galleria di derivazione, un impianto di potabilizzazione, reti di diramazione per l’alimentazione dell’intera provincia di Benevento e il collegamento con i principali acquedotti regionali. L’opera, che ha divorato nel passato già 270 miliardi delle vecchie lire, fu messa in lavorazione nel 1981 con finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno (così come per l’Acquedotto Campano e quello della Campania Occidentale), ma non fu completata.
Nel 1993 si arrestò il progetto per cause finanziarie secondo quanto sostenuto dalla Regione. Solo nel 2021 il governo Draghi nomina un commissario per riprendere l’attuazione del progetto. Così un’opera tanto elefantiaca sul piano economico a carico di risorse pubbliche andrà, con la privatizzazione della GRIC, in capo a privati che, come avverte nel suo blog Pinuccio Fappiano, presidente dell’associazione “Fronte sannita per la difesa della montagna,” potranno ricavare guadagni assicurati: «Sono garantiti da due meccanismi che paghiamo noi cittadini. Infatti, l’impianto riceve soldi pubblici attraverso un sistema di incentivi alle energie rinnovabili e sui meccanismi di vendita degli ex Certificati Verdi, che è un costo che viene aggiunto direttamente nelle bollette dell’energia elettrica di tutti gli italiani. Alla fine, i conti non tornano. A fronte di un beneficio per la rete elettrica tutto da dimostrare, si scaricano sulla collettività costi energetici, ambientali ed economici enormi. I profitti sono privati e garantiti, mentre i rischi e i danni sono pubblici e irreversibili».
La scelta della Regione ha ostentato un arroccamento pervicace, dopo una consultazione pubblica, preventiva e prevista dalla legge, di cittadini, imprese, associazioni, che ha proposto 11 osservazioni (tra cui quelle dei comuni di Montemarano e Cassano Irpino, della spa Acquedotto Pugliese, delle associazioni Italia Nostra Campania, Cittadinanzattiva Campania, Istituto Italiano per gli Studi delle Politiche Ambientali). È stata accolta una sola osservazione, “non sostanziale”, dell’Ente idrico campano. Rilievi sono stati fatti dalla Corte dei conti sull’oggetto sociale della società e sulla valutazione dei rischi in capo al socio privato. Su questi rilievi la Regione ha risposto stralciando le attività non appropriate dall’oggetto sociale e specificando i rischi del partner privato. La Corte dei Conti non si è ancora pronunciata sulle modifiche apportate. Se proviamo ad analizzare le ragioni addotte nella relazione illustrativa, che accompagna la delibera della scelta di gestione della grande adduzione, si scoprono i sempreverdi argomenti in uso per affossare la volontà popolare espressa con il voto referendario del 2011. Per ragioni organizzative si invocano professionalità e know-how per la gestione ottimale delle infrastrutture e per la realizzazione degli interventi programmati, con una tempistica adeguata al contesto descritto. Segnaliamo che il Codice ambientale prevede espressamente all’art. 173 il trasferimento del personale dal concessionario “in uscita” alla nuova società, pubblica o privata che sia. Pertanto, tanto varrebbe fornirsi di supporti in consulenza specialistica e adeguare organico, senza necessariamente puntare al privato che in questi anni, in altri settori, ha dato prova di non soddisfare le millantate aspettative.
di Mena Moretta
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...