
Tutto ha inizio durante le riprese del docufilm “Ritorno a Tora” di Luca Gianfrancesco, che ricostruisce le vicende legate a degli episodi di resistenza verificatisi durante la Seconda Guerra Mondiale, fra il 1942 ed il 1943, che videro come protagonista la popolazione di Tora, un piccolo borgo dell’Alto Casertano, quasi ai confini con il Lazio. In realtà è allora che tutto ebbe inizio, nell’autunno del 1943, quando le truppe della Germania occupante erano in ritirata verso nord e un aereo degli Stati Uniti fu abbattuto dalla contraerea tedesca. Informare ha incontrato Vincenzo D’Agostino, Sindaco di Tora e Piccilli, che ha conosciuto dei testimoni dell’evento.
«Io ricordo mio padre che raccontava quell’episodio, che rammentano anche delle persone tuttora in vita. I fatti ebbero un’eco talmente grande che mio padre, che era allora era prigioniero militare in Africa, ne venne a sapere dopo la partenza dei tedeschi. L’aereo americano fu abbattuto dai tedeschi, ma il pilota si salvò lanciandosi con il paracadute. Non ci sarebbe nulla di speciale in questo, se non fosse stato per il coinvolgimento di tutta la comunità nel salvare il pilota americano. Infatti, egli fu raccolto dagli abitanti del paese e da loro nascosto nelle stalle del palazzo ducale, nel piano interrato. I soldati tedeschi cercavano l’aereo e gli abitanti del posto, per impedire che fosse trovato, fecero una buca nel terreno e lo coprirono di fascine. I tedeschi giunsero comunque sul luogo dello schianto, iniziarono a rimuovere le fascine, ma si fermarono poco prima di raggiungere il velivolo».
«Ecco, è una storia nella storia, un bell’intreccio di eroismo e solidarietà. Gli abitanti del paese furono aiutati da circa 60 ebrei che erano stati precedentemente mandati dal comando fascista napoletano ai lavori forzati a Tora e Piccilli, per effettuare lavori pesanti, come la pulizia delle strade e delle cunette. Questi ebrei confinati, ma aiutati e poi nascosti coraggiosamente dalla popolazione di Tora, aiutarono e nascosero a loro volta il pilota americano per evitare che fosse catturato dai tedeschi. Si seppe, poi, che il pilota, morto di recente, era di origine australiana; anche la sua famiglia è stata trovata».
«Luca Gianfrancesco, regista del documentario, contattò il Museo Historicus Mignano Monte Lungo per utilizzare quei pezzi dell’aereo che vi erano stati portati. Al museo è stato trovato anche un pezzo di alluminio con la descrizione della flotta americana alla quale apparteneva l’aereo. Poi, in un terreno poco fuori dal centro abitato del paese, sono stati rinvenuti diversi frammenti del relitto di un aereo statunitense, in un luogo dove un ultranovantenne ha testimoniato che vi andava a giocare da piccolo. I pezzi dell’aereo sono stati trovati quasi per caso, quando sono iniziate le prime riprese del documentario, che avrebbe dovuto trattare solo della permanenza degli ebrei a Tora e Piccilli, ma con il ritrovamento del relitto potrebbe diventare qualcos’altro. Nella struttura del film si inserisce la storia di un misterioso aereo scomparso nei cieli di Tora e Piccilli nell’autunno del 1943 e del suo pilota. Lo vedremo nel 2025».
«Questa storia ricorda l’onore e la resistenza che si ebbe nei paesi del sud nella cacciata dei tedeschi. Infatti, la popolazione di Tora e Piccilli incappò in un grande rischio. Ancora oggi si possono vedere le grotte dove sono stati nascosti gli ebrei. Nel nostro paese abbiamo un giardino dei giusti che rievoca questo aiuto dato dalla cittadinanza a quegli ebrei vissuti per due anni nella nostra comunità. Tutti i documenti inerenti quegli ebrei, come gli atti di nascita, furono bruciati per evitare che fossero trovati dai tedeschi ma, ogni anno, in occasione del Giorno della Memoria, celebrata il 27 gennaio per commemorare le vittime dell’Olocausto, a Tora e Piccilli ricordiamo sempre quello che i cittadini di allora fecero per salvare gli ebrei».
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