
L’alluvione che ha colpito la regione Toscana nei giorni precedenti non è stato un fenomeno improvviso: è il risultato di anni, se non addirittura di decenni, di noncuranza da parte del governo italiano e dei paesi europei, i quali si ostinano a negare l’esistenza del cambiamento climatico.
Nello scorso fine settimana la Toscana si è ritrovata ad affrontare la stessa paura che ha colpito l’Emilia Romagna soltanto sei mesi fa: un forte alluvione, causata dal maltempo, che ha arrecato innumerevoli danni a edifici e persone. Le zone più colpite, ovvero le province di Firenze e di Prato, hanno dovuto far fronte all’esondazione del fiume Bisenzio, mentre i forti venti hanno causato danni anche a Pisa e Livorno. Seppur la perturbazione sia passata, centinaia di persone sono ancora senza corrente elettrica, molti non possono ancora far ritorno nelle proprie dimore e, come dichiarato dal governatore della regione Eugenio Giani, la stima dei danni supera i 300 milioni. Il Consiglio dei Ministri, nella giornata di venerdì, ha dichiarato lo stato di emergenza per le province colpite e ha già stanziato cinque milioni di euro per la regione. Nel frattempo, anche le altre regioni hanno cominciato a muoversi in aiuto della Toscana, tra cui la stessa Campania.
Amiamo ribadire che prevenire sia sempre meglio che curare; che dover affrontare le dirette conseguenze delle nostre azioni è più complicato dell’anticiparle. Questo discorso non sembra venir applicato al cambiamento climatico, causa principale dei numerosi – e disastrosi – alluvioni che stanno colpendo l’Italia negli ultimi anni. Nonostante i tentativi degli attivisti di far udire la propria voce, il governo preferisce non ascoltarli, puntando il dito contro dei presunti “eco-terroristi” che esercitano il sacrosanto diritto, sancito dalla Costituzione, di manifestare ed esprimere liberamente la propria opinione.
Così i politici italiani, ma anche europei, si abbandonano a dichiarazioni sull’onda del “in estate fa sempre caldo”, senza mai parlare esplicitamente della gravità della situazione. Allora a cosa servono gli obiettivi stabiliti nell’Agenda 2030? Che utilità hanno le riunioni, e gli incontri, e i vertici internazionali? Ieri a parlare non è stato un attivista, bensì il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni. E le sue parole sono state fin troppo chiare: «La fragilità italiana di fronte al cambiamento climatico sarà un problema» e verrà pagato a caro prezzo.
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