
Sarebbe curioso indagare cosa pensino i giovani riguardo le relazioni amorose ai nostri tempi, quanto siano influenzati nel loro pensiero dalle usanze e dalla cultura del nostro Paese, dal mercato e dai social. Da sempre i rapporti umani sono un prodotto storico, ma dal nostro periodo storico che prodotto sta nascendo? Pare che contro ogni propaganda all’individualismo i giovani resistano e cerchino amore, ma che tipo d’amore?
Per provare a rispondere a questi interrogativi abbiamo svolto un sondaggio su un campione di 100 ragazzi dai 14 ai 25 anni. Abbiamo dunque stabilito prima il campo di realtà dei nostri soggetti interessati, più del 95% sono studenti e il 100% sono consumatori all’interno del nostro sistema economico capitalistico.
Tutti i giovani cercano amore, tutti sono d’accordo che sia importante o che comunque sia meglio avere qualcuno con cui fare coppia. Quando infatti chiediamo ai nostri giovani quanto sia importante per loro condividere la propria quotidianità con qualcuno tutti, chi più e chi meno, convengono che sia importante avere qualcuno. Questo è un dato sicuramente interessante se lo paragoniamo con i risultati che seguono quando si chiede loro in quanti siano in una situazione sentimentale e ancora di più in quanti abbiano mai avuto una relazione sentimentale. Scopriamo così che nonostante il 60% dei soggetti sia in una relazione sentimentale ed il 74% abbia avuto una relazione sentimentale resta comunque un 40% di giovani attualmente single e soprattutto un 26% (concentrato in età dai 18 ai 20 anni) di giovani bloccati verso l’amore.

Il blocco verso l’amore di questi giovani può dipendere da svariati fattori, il primo a cui pensiamo è sicuramente una mancata occasione di un incontro fortunato che si spera arriverà poi, ma in realtà spesso non è l’incontro a capitare da noi, ma siamo noi a cogliere il buono da un incontro. Sicura è invece la paura dell’amore che si nasconde dietro questi giovani, ma di cosa si può avere paura? Di soffrire? Di dover rispettare degli standard?
La performatività della società occidentale sta influenzando i rapporti di coppia dei giovani, questi sentono che l’unica soluzione per tenere a bada la loro paura sia far in modo che il presunto partner rientri in determinati standard estetici, economici, accademici, sopprimendo così l’unico stan- dard che conta ovvero l’amare e l’essere amati.
Quando i giovani sono meno spaventati e quindi più pronti a catapultarsi in un rapporto di coppia ci sono due modi di concepire questo rapporto. La maggior parte di loro, con un rapporto di 63 a 37, crede che si debba stare prima bene da soli per poi poter stare bene con un’altra persona, mentre una minoranza pensa che grazie agli altri noi possiamo stare bene con noi stessi. Guardando una mela, per esempio, i primi si immedesimano in questa, i secondi solo in metà di questa.
I primi vengono appoggiati dal cinema e dai social che rafforzano sempre di più il pensiero che ogni persona basta a sé stessa, che bisogna prima stare bene con sé stessi per poi stare bene con gli altri, che ognuno debba riuscire a farcela da solo e che gli altri siano solo un attributo positivo. I secondi sono più sovversivi e credono nell’ interdipendenza tra esseri umani come unico modo per sopravvivere e credono che per stare davvero bene con sé stessi bisogna conoscersi e che questo possa essere possibile solo con gli altri grazie ai quali si può avere una percezione di noi che vada oltre noi stessi.
Dai dati del nostro sondaggio emerge che esiste un partner comune a tutti, la solitudine. Questo sembra un dato preoccupate, la solitudine non fa bene a nessuno ed abituarsi a questa o imparare a conviverci è ancora più grave. Ѐ necessario però fare una distinzione tra una solitudine funzionale ed una solitudine disfunzionale. La solitudine funzionale è il rispetto che abbiamo della nostra “batteria sociale” che quindi implica un distac- co fisico dagli altri per un tempo regolato da noi, mentre una solitudine disfunzionale implica un distacco emotivo ed intellettuale dagli altri per un tempo indeterminato in cui ci sentiamo soli e crediamo che nessuno possa aiutarci.
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