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"L'Amore, In Teoria": il film che unisce amore e filosofia

Marco Ciotti
Marco CiottiRedazione Informare
30 aprile 20256 min di lettura

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"L'Amore, In Teoria": il film che unisce amore e filosofia

Indice (6)

  • 1L’Amore, In Teoria: trama
  • 2Le parole di Nicolas Maupas e il film come specchio della società
  • 3Pregiudizi da scardinare
  • 4Una scrittura, a tratti, semplicistica?
  • 5Linguaggio e ambientazione
  • 6Considerazioni finali

L’Amore, in Teoria, la prima pellicola da protagonista per l’attore Nicolas Maupas, è arrivato nelle sale italiane il 24 aprile. Essa racconta l’amore della Generazione Z con romanticismo, colpi di scena, qualche risata e tematiche di attualità. Prodotto da Indiana Production e distribuito da Vision Distribution in collaborazione con Sky italia e Netflix, il film è stato diretto da Luca Lucini.

L’Amore, In Teoria: trama

Il protagonista è Leone, un ventiduenne bello ma impacciato prossimo alla laurea in Filosofia. Il giovane è innamorato di Carola, una ragazza dell’alta società che però a lui preferisce un amore focoso come quello di Manuel. La sfortuna e la codardia della ragazza incastrano Leone in una situazione di cui non è responsabile: ciò lo costringe a frequentare i servizi sociali. Lì conosce un’ambientalista, Flor, bella quanto agguerrita nella lotta al patriarcato e all’inquinamento. In mezzo, un rapporto complicato con il papà, soprattutto dopo la scomparsa della madre, un gruppo di amici a sostenerlo e un senzatetto, Meda, a insegnargli qualcosa sulla vita pur senza la laurea in filosofia.

Le parole di Nicolas Maupas e il film come specchio della società

Alla proiezione in sala ho avuto la fortuna di avere Nicolas Maupas stesso a farne una piccola presentazione. L’attore ha definito la storia “un racconto di formazione di Leone. È un film che parla sicuramente di amore ma soprattutto dell’incapacità di comunicare col mondo esterno e con se stessi. Leone fa un po’ fatica a essere sincero e attivo nella vita, ma poi incontrerà Meda, avrà il suo gruppo di amici e si approccerà ai suoi primi amori”.
Il film è una carezza agli adolescenti che cercano di capirci qualcosa in più sull’amore. Ma non solo. La pellicola si dimostra lo specchio in cui intravedere questa generazione confusa, costituita da una parte da ragazzi timidi, dall’altra da chi usa la tecnologia per cercare un rapporto, da chi crede ancora nell’amore tradizionale e da chi, invece, ritiene che la coppia sia solo un costrutto sociale. Ancora, chi pensa che l’attivismo ambientale debba essere portato avanti in un certo modo, quello della vernice sui quadri e delle manifestazioni in strada, e chi invece non lo comprende. È difficile non rivedersi in almeno un aspetto del film, perché ce n’è per tutti, riuscendo comunque a non risultare caotico.

Pregiudizi da scardinare

In “L’Amore, In Teoria ” si superano alcuni pregiudizi, come per esempio quelli in ambito studentesco: Flor, a differenza di quanto spesso si pensa degli attivisti di questi ultimi anni, dimostra di lottare non solo in strada, ma anche studiando Scienze Ambientali; Leone, invece, fa vedere al pubblico come la facoltà di Filosofia non sia estranea alla realtà, ma anzi come possa nascondere al suo interno le risposte ai problemi dell’attualità.

Inoltre, il personaggio di Meda, interpretato da Francesco Salvi, funziona per la sua caratterizzazione e per l’effetto sorpresa nello spettatore. Infatti, è insolito immaginare un senzatetto come guida, proprio perché spesso queste persone ai nostri occhi risultano “invisibili”, come detto nel film.

Una scrittura, a tratti, semplicistica?

Parlando proprio del clochard, non posso non confrontarlo con la figura del padre, alla quale si sostituisce. Nell’opinione sul ruolo sono un po’ combattuto. Da una parte, ho l’impressione che la loro sottotrama sia stata risolta in maniera piuttosto semplice, senza una motivazione forte dietro la svolta positiva che prende verso la fine della proiezione. Dall’altra, però, non si può non rimanere emozionati da un’interpretazione dolce come quella di Francesco Colella.

Si vede un uomo in difficoltà nel comunicare con il proprio figlio, accentuata dall’assenza della moglie. Ecco, forse, un approfondimento sul perché la donna non sia più presente fisicamente con la famiglia lo avrei apprezzato, avrebbe dato ulteriore carica emotiva alla storia. Sicuramente, però, ciò che conta è che la donna sia presente come un punto di riferimento: infatti, sia il marito che il figlio continuano a rivolgersi a lei nei loro momenti più bui e la mancanza di lei è un punto di contatto fondamentale.

La tematica ambientale viene approfondita bene: si sentono discorsi degli ambientalisti, si vede l’organizzazione di una protesta, si usano i termini moderni. A volte, però, qualche parola mi è sembrata inserita nelle bocche dei personaggi senza un chiarimento adeguato, come quando si parla di “ecofemminismo“. Un termine che racchiude tanto deve essere, a mio avviso, evitato, altrimenti si rischia solo di confondere lo spettatore che non ne sa molto.

Linguaggio e ambientazione

Il linguaggio del film è quello attuale: si va dalle espressioni dei giovani come “adoro” fino alle parole più complesse proprie delle lotte portate avanti dai ragazzi di oggi. Forse non tutti concorderanno con determinate lotte presenti nel film; forse alcuni non vedranno i fiori a una ragazza come un gesto patriarcale, ma non spetta al pubblico giudicare. Ciò che conta nella pellicola è mostrare la realtà e la realtà è diventata anche questa.

La Milano rappresentata non è quella dei grandi palazzi, non solo almeno. Vengono mostrati invece molto bene quelli che sono gli ambienti frequentati dagli universitari, posti economicamente alla portata della masse. Si vedono anche le persone frequentanti i servizi sociali, gli ambientalisti, la mensa per i meno abbienti. Nessuno escluso. La città diventa dunque parte integrante del racconto.

Considerazioni finali

Il film è riuscito nell’intento di descrivere l’amore anche con i termini della filosofia, senza risultare mai pesante, anzi, mantenendo forte la componente comica. Da sottolineare anche la combinazione vincente tra Maupas e Tananai, presente nella colonna sonora del film con il suo ultimo singolo “Alibi”: un duo capace di raggiungere i cuori dei più giovani.

Dal finale poi comprendiamo anche come l’amore vada di pari passo con la paura, ma che in due le sfide siano un po’ più semplici da superare. Noi non sapremo come continueranno le relazioni di Leone, ma sappiamo come siano stati i suoi primi amori, le sue prime volte: insomma, quegli step iniziali che sembrano insormontabili e che, invece, come ci mostra il film, basta avere la spinta giusta per superarli, talvolta proveniente dalle persone più improbabili.

Leggi anche “Nella rete”: il teatro che fa comunità

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