
Chissà cosa pensava Michael Jackson quando è stato incoronato Re. Forse alla sua infanzia, alla sua adolescenza. Una prima vita segnata dagli abusi, dalla manipolazione di un padre che lo trattava – insieme ai suoi fratelli, i Jackson Five – come un animale da circo. Il padre non lo vedeva come un figlio, ma come una macchina da soldi. Aveva un talento innegabile, certo. Ma sfruttato nel peggiore dei modi possibili. Poi c’è stata la sua seconda vita.
La sua è stata la carriera più illuminata e travagliata della storia del pop mondiale. Non a caso, lo ricordiamo come il Re indiscusso del Pop. Non basterebbe tutto l’infinito materiale diviso in bibliografie autorizzate o meno, filmati pubblici e inediti, testimonianze, recensioni, canzoni, prodotti artistici, videoclips e documentari per contenere l’ampia narrazione del cantante e ballerino che ha fatto la fortuna di produttori e discografici del tempo.
Così come non è sintetizzabile l’amore e l’ammirazione dei suoi innumerevoli fans in giro per il mondo. Un amore che spesso – è il caso di dirlo – a volte veniva a mancare per gli scandali, montati ad hoc oppure veritieri, che hanno segnato la sua seconda vita. Michael Jackson ha cambiato la storia della musica, anzi, ha fatto la storia della musica. Inevitabile è quindi, da parte nostra, il consiglio di un maggior approfondimento sul lato artistico in termini di produzioni di album ed eventi nella sua carriera lunga quarantacinque anni, che ha segnato la cultura pop di intere generazioni.
Ma il lato che in questo articolo ci piacerebbe approfondire, consapevoli di iniziare un discorso articolato e sicuramente di non finirlo, è quello umano. La componente umana è stata la carezza e il pugnale di Michael Jackson. L’essere umano, in questo caso, è analizzato attraverso il modo di vivere l’umanità stessa, considerare i pro e i contro che si incontrano nella vita quando vieni proclamato dal mondo intero un Re.
I Re, figure così vicine all’onnipotenza, sono legate dal filo trasparente dell’uomo lontano dalle luci della ribalta, dai tappeti rossi, dalla fama, dalla potenza di essere unico e inimitabile. Quest’uomo, questo essere umano nascosto dietro il mantello dell’invicibile Re, è l’uomo di vetro, l’uomo fragile, il bambino smarrito. La verità è che Michael Jackson un Re non voleva esserlo. O, almeno, avrebbe preferito che i Re mostrassero senza timore quell’aspetto umano da cui il mondo sembra allontanarsi.
Un mondo approfittatore e bugiardo, che guarda al Re come qualcosa da sbranare, ingiuriare, sottomettere alle logiche di sistema, ritrovo di squali divoratori. Quel Re che ha reagito come un uomo davanti allo specchio, davanti alla sua infanzia negata. Un Re che ha reagito sbagliando, intrufolandosi pian piano nel tunnel del Demerol, un potente antidolorifico oppioide di cui era dipendente. Il profilo di Michael Jackson, dal punto di vista processuale, è stato a lungo macchiato dalle accuse di pedofilia. Il 23 agosto 1993, fu accusato per la prima volta di molestie sessuali su minore dal padre di Jordy Chandler che formalizzò l’accusa in sede civile e non penale, con lo scopo di ottenere da Jackson un risarcimento in denaro.
Accuse dimostrate infondate e legate dal desiderio del padre del piccolo Jordy di estorcere denaro a MJ per una vendetta personale. Poi, nel 2003, ci riprovò il giornalista Martin Bashir, in seguito ad un documentario sulla vita quotidiana del cantante. Nel febbraio del 2003 fu mandato in onda: in una scena, si vedeva Jackson mano nella mano con Gavin Arvizo, ragazzino di tredici anni malato di cancro.
Documentario trasmesso in maniera distorta pur di condannare, moralmente ed eticamente, i comportamenti di Michael Jackson nei confronti del ragazzino. La polizia di Santa Barbara perquisì il Neverland Ranch e spedì al cantante un mandato d’arresto per presunti abusi sessuali su minori. Jackson fu arrestato con a carico sette capi d’imputazione per presunte molestie su minore e due accuse per presunta somministrazione di un agente intossicante a un tredicenne.
Sia nel 1993 e sia nel 2003, Michael Jackson, per la legge degli Stati Uniti d’America fu dichiarato senza ombra di dubbio innocente. Oggi, alcune delle accuse sono state riaperte. Vedremo come finiranno. La nostra riflessione parte proprio da qui. Jackson ha avuto un’infanzia molto difficile che risale all’epoca dei Jackson 5. Maltrattamenti da parte del padre, poi con l’avanzare dell’età e del successo, i suoi problemi con se stesso dovute alle varie malattie dell’epidermide. La sua dipendenza dagli antidolorifici causata da un incidente nella preparazione di uno spot con Pepsi. Questo è il prezzo da pagare quando diventi l’artista più premiato della storia.
Quando sei pubblicamente sovraesposto a quei livelli, l’uomo fragile si ritrova metaforicamente sul tetto più alto del pianeta a fare i conti con l’altezza, con le vertigini e con la paura di cadere giù. E praticamente ti ritrovi da solo. Se cadi e ti schianti al suolo, gli avvoltoi sono pronti a banchettare sulla tua carcassa. MJ questa sensazione l’ha vissuta più volte e, da uomo sensibile e generoso qual era, si è fatto distruggere dal sistema criminale creatosi intorno alla sua popolarità mediatica e alla sua fortuna economica. Fino all’ultimo giorno, quel maledetto 25 Giugno del 2009.
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