
Dopo l’approvazione in via definitiva al Senato, l’ANM, Associazione Nazionale Magistrati, si schiera apertamente contro la separazione delle carriere. Da qui la sua preoccupazione verso un disegno di legge, accusato da tempo, di alterare l’equilibrio fra i poteri.
Non è nuovo il disappunto dell’Associazione Nazionale Magistrati nei confronti della riforma voluta dal Ministro Nordio e dal Governo Meloni, che modifica la Costituzione nella parte dedicata alla magistratura.
Nello specifico, la riforma proposta dal governo a maggio 2024, stabilisce che i magistrati dovranno scegliere, fin dall’inizio, se diventare giudici o pubblici ministeri, senza possibilità di cambiare ruolo. Oggi è possibile farlo una volta nei primi dieci anni di carriera. È prevista la nascita di due Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudici e uno per i pm. Inoltre ci sarà l’istituzione di una nuova Alta Corte disciplinare, che si occuperà di sanzioni ai magistrati.
L’approvazione in Parlamento era ormai una questione di tempo, vista la maggioranza parlamentare. Tuttavia, non essendo stata raggiunta la maggioranza qualificata dei due terzi, sarà necessario un referendum approvativo. I cittadini pertanto saranno chiamati a votare, probabilmente, nella primavera del 2026. Va ricordato che non è previsto un quorum, pertanto anche pochi voti fanno la differenza.
Il no dell’ANM è motivato da alcune falle della riforma, che secondo l’associazione altererebbe l’equilibrio dei poteri mettendo in pericolo il principio di eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Per i magistrati la separazione delle carriere indebolisce il giudice e rischia di porre il pubblico ministero sotto il controllo del potere esecutivo, vale a dire del Governo. Infine introduce il sorteggio per i componenti del CSM, privando così i magistrati di scegliere i propri rappresentanti. In sintesi, la riforma che propone una giustizia più efficiente non aumenta né il numero di magistrati né il personale amministrativo, per cui la giustizia resterà lenta.
Dopo l’approvazione in Senato, lo scontro politico istituzionale tra Governo e ANM è ormai aperto. L’ANM accetta il confronto con il Ministro Nordio su una riforma fino a questo momento blindata. Su quel testo infatti non vi è stata alcuna modifica: nemmeno i parlamentari di maggioranza hanno potuto proporre emendamenti.
Una riforma costituzionale che non ha subìto variazioni e che anima l’opinione pubblica. Tra chi estrapola le parole di Giovanni Falcone e chi si immola come strenuo difensore di ciò che intendevano i padri costituenti, l’ultima parola spetta ai cittadini. Un tema tecnico viene posto nuovamente all’attenzione degli italiani e sarà onere di tutti informarsi, nel merito, senza parteggiare per un partito politico.
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