
Il Fondo apodissario degli antichi banchi pubblici napoletani è stato iscritto nel Registro Internazionale del programma UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, chiamato “Memoria del Mondo”. Tale programma è stato creato nel 1992 per promuove il patrimonio documentario mondiale. L’idea è che questo patrimonio sia universale, in quanto appartenente a tutti, pienamente preservato e protetto, universalmente accessibile con il dovuto riconoscimento dei costumi culturali e delle consuetudini appartenenti a ciascuno Stato che aderisce all’UNESCO. Scopriamo dunque l’Archivio Storico del Banco di Napoli.
L’Archivio Storico del Banco di Napoli è la più vasta raccolta archivistica di documenti bancari al mondo, comprendente circa ottanta chilometri di scaffalature che contengono diciassette milioni di nomi, centinaia di migliaia di pagamenti e dettagliate causali che ricostruiscono un affresco vivo di Napoli, del Mezzogiorno e dell’Italia, dalla metà del XVI secolo.
Il Fondo apodissario è la parte dell’Archivio Storico che documenta i rapporti con la clientela (persone, enti, organizzazioni e istituzioni) degli otto banchi pubblici napoletani operanti dal XVI al XIX secolo. Esso rappresenta un unicum, nel panorama mondiale, per estensione temporale e numero di istituti presenti, consentendo, infatti, ricostruzioni storiche e a movimenti di natura economica, politica, sociale e culturale, di età moderna su scala europea, attraverso le informazioni legate alla specificità degli scambi nell’attività bancaria.
La nascita della rete dei banchi napoletani e le dinamiche che caratterizzano e accomunano la loro esistenza e il loro funzionamento provocano, dalla seconda metà del XVI secolo, un profondo cambiamento degli schemi di pagamento e del rapporto degli individui con il denaro. Infatti, l’evoluzione nelle abitudini di gestione del denaro è stata segnata, in età moderna, dall’invenzione della fede di credito: un piccolo foglio di carta autenticata dalla banca che si presenta come un titolo all’ordine, universalmente riconosciuto e garantito dal sistema, girabile a terzi, da firmare per accettazione e corredato da una causale descrittiva, molto spesso specifica e accurata.
Parallelamente nascono le madrefedi: un primordiale conto corrente. La fede di credito, dando forma e sostanza alla promessa di un’istituzione bancaria di convertire un titolo in liquidità, rivoluziona il modo di spendere il denaro e consente una circolazione dei beni tracciabile e descrittiva come mai prima nella storia dell’umanità. Tale schema, poi, è ripreso a riferimento nel percorso di evoluzione di tutti gli istituti di credito europei, con l’esaltazione della funzione di mediazione negli scambi della cartamoneta, alla base della rapidità nella circolazione delle merci, tipica di una società che dal pre-capitalismo s’avvia verso un capitalismo più maturo.
Più in particolare, i principali motivi di rilevanza mondiale del patrimonio documentario del Fondo apodissario si devono alla fondamentale intuizione e alla successiva messa in circolazione delle prime fedi di credito introdotte proprio grazie alla inventiva e originalità dei banchieri napoletani. Attraverso le causali in cui erano analiticamente riferite le ragioni dei pagamenti con esse effettuati, è possibile ancora oggi ricostruire attraverso questi documenti pagine fondamentali e non altrimenti conoscibili della storia europea relativamente alla politica, alla cultura, all’arte, ai commerci, alle imprese militari, alla politica economica e creditizia di stati e banche, il tutto in una inedita prospettiva bancaria.
Infatti, il Fondo apodissario è un riferimento fondamentale per una comunità di studiosi larga e trasversale che, in tutto il mondo, si occupa dei fenomeni legati al rapporto tra l’uomo, il denaro e gli istituti finanziari. Gli archivi delle istituzioni bancarie sono molti e tutti raccolgono documenti che rintracciano le trasformazioni e l’evoluzione nel corso del tempo. Però, l’aspetto singolare del Fondo apodissario è che esso presenta nella sua integrità il funzionamento, omogeneo e duraturo, di un intero sistema di istituti di credito indipendenti e distinti, ma capaci di riconoscersi e di parlare lo stesso linguaggio contabile, per un arco temporale di quattro secoli.
Secondo il professore Orazio Abbamonte, Presidente della Fondazione Banco di Napoli: «Il valore straordinario, l’autentica sterminata miniera di informazioni distribuita tra i milioni di polizze e gli assegni bancari dell’epoca ha ottenuto finalmente un meritato attestato di rilevanza e diffusione mondiale, il che contribuirà a rendere ancor più forte, determinato e motivato l’impegno profuso dalla Fondazione per la conservazione e la valorizzazione del suo importante patrimonio di storia economica, sociale e culturale dislocato lungo tutta l’età moderna».
di Fabio Di Nunno
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