
Affreschi, specchi, decori: ornamenti di pregevole fattura ad adornare un’ampia sala dalla straordinaria bellezza. Uno spazio adibito a teatro o a luogo per la danza e per la musica volto ad accogliere i massimi esponenti dell’aristocrazia partenopea dell’epoca ed i suoi più grandi artisti. Un salone sempre pieno per ricevimenti, feste o anche balli, con chissà quante narrazioni legate alla storia ed alla cultura partenopea ancora impresse tra le sue mura.
È unicamente un lavoro di fantasia quanto si può fare ad oggi. Nella mente il tempo è fermo, immaginando di restituire la magnificenza di allora alla Sala Maddaloni dell’appartamento nobile di Palazzo Carafa di Maddaloni. Un’immagine poetica che però ad oggi è destinata a restare tale, in quanto estremamente distante dalla realtà.
Il tempo, infatti, non si è per nulla fermato per l’appartamento storico del palazzo in questione, ma ha bensì portato con sé la magnificenza di quest’ultimo, lasciando un vuoto colmato solo dal declino. 1500 metri quadrati all’interno di uno degli edifici d’epoca barocca più importanti di Napoli: null’altro che l’ennesima narrazione di un patrimonio dimenticato ed abbandonato all’azione del tempo.

Incastonato tra via Toledo e il decumano inferiore, Palazzo Carafa di Maddaloni ruba l’occhio a chiunque passi di lì, grazie anche alla sua facciata interamente restaurata. Al di là di quest’ultima, però, oltrepassando il portone di marmo e piperno, vi è una storia ben diversa legata al piano nobile. Ad oggi, ad avere la proprietà dell’appartamento storico è il prof. Antonio Monti, che lancia un appello relativo allo stato attuale del bene. L’abitazione nobiliare vede al suo interno quattro saloni: la Sala degli Angeli, la Sala Pompeiana, la Sala della Scherma e la Sala Maddaloni. Immensi spazi all’interno dei quali si sono esibiti compositori come Alessandro e Domenico Scarlatti, Giovanni Battista Pergolesi e Leonardo Leo. Ma come si è arrivati al declino in cui riversa attualmente questo patrimonio? La storia segue degli sviluppi giudiziari intricati, alcuni dei quali ancora in corso di scioglimento, che vanno avanti dal periodo successivo al terremoto dell’80.
Il prof. Monti, che ha ereditato questo gioiello barocco, ha raccontato ai microfoni di Informare gli sviluppi della vicenda legata al restauro del palazzo e dell’appartamento. «La storia risale a diversi anni fa. Al seguito del terremoto dell’80, per la legge 219 del 1981, questo palazzo doveva godere di un importo pari a circa 8 miliardi di lire e, per la sua importanza storico-culturale, venne realizzato un progetto totale dall’ingegnere Pierro». La vicenda, però, come racconta Monti, è stata bloccata negli anni a più riprese a causa di ben due inchieste che hanno congelato l’avvio dei lavori. «Negli anni a seguire venne sostituito l’ingegnere e nel 2010 questa pratica venne approvata con un finanziamento di 7,8 milioni di euro: cifra che avrebbe dovuto garantire il lavoro di consolidamento strutturale ed il restauro dell’appartamento storico, al quale dovevano essere destinati 4,2 milioni».

Il progetto di partenza, realizzato negli anni ’80 e considerato obsoleto, venne però aggiornato arrivando ad operare sul piano nobile con soli 860mila euro. «Nei saloni storici sono stati eliminati i pavimenti per sistemare i solai: alcuni erano scadenti, ma c’era un pavimento di terracotta del ‘700 nella Sala della Scherma che è scomparso». I grandi saloni, che negli anni hanno ospitano personalità come Napoleone Bonaparte, Matilde Serao, Benedetto Croce, si trovano ad oggi in uno stato di rovina elevato nell’indifferenza e nella dimenticanza collettiva.
In visita lo scorso anno all’appartamento nobile di Palazzo Carafa di Maddaloni, al seguito di un video realizzato dal prof. Monti ed inviato al Ministero, Vittorio Sgarbi pose l’accento sulla responsabilità collettiva – e quindi anche statale – relativa ad un bene appartenente all’umanità. «Questo appartamento ha pareti meravigliose con affreschi: è stato un teatro che ha avuto funzione pubblica. Vedendolo in potenza sembra come un non finito di Michelangelo: non ci si può non porre questo problema. È un bene che appartiene a tutti».
Le parole di Sgarbi, rimasto senza parole alla visione dell’appartamento secondo il racconto del prof. Monti, hanno spinto sul concetto di coscienza collettiva. «La coscienza del bene è collettiva e va al di là della proprietà privata. La responsabilità del bene non può essere soltanto materialmente del proprietario, perché l’impossibilità di intervenire non è un danno per lui, ma per l’intera umanità. Un luogo come questo è di tutti». Il piano nobile di Palazzo Carafa di Maddaloni rappresenta un patrimonio storico-culturale che appartiene alla città di Napoli, ad ogni cittadino napoletano ed all’umanità tutta. Lo stato attuale in cui riversa, ad oggi con anche la Loggia dei Fanzago puntellata ed a rischio caduta, travalica il concetto di proprietà privata. Un bene che nella dimenticanza e nell’indifferenza sfiorisce e deperisce nel trascorrere degli anni.


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