
C’è un teatro, a Faenza, che è diventato un perno della storia dei gruppi teatrali del Novecento italiano. È un teatro in cui arte e responsabilità sociale sono legate in un binomio indissolubile, dove i protagonisti indiscussi della scena sono i non-attori con le loro storie ed esperienze personali. In occasione del convegno “Fare teatro tra Germania e Italia” presso l’Istituto Italiano di Studi Germanici di Roma, Gigi Bertoni – drammaturgo che accompagna il Teatro Due Mondi sin dalla sua fondazione – ci ha parlato del metodo singolare adoperato dal teatro per la realizzazione di uno spettacolo, in un intervento moderato dalla professoressa Raffaella Di Tizio.
L’esempio che ci viene proposto è la messa in scena di Santa Giovanna dei Macelli di Bertolt Brecht, autore molto vicino al Teatro Due Mondi per i capisaldi del suo teatro, come lo straniamento, la distruzione della quarta parete e l’utilizzo di attori dilettanti. Ci racconta Gigi Bertoni che nel 2005 il regista del Teatro Due Mondi, Alberto Grilli, aveva deciso di metter in scena il dramma brechtiano ed aveva riunito tutti, drammaturgo ed attori, in una prima riunione.
Si apre così la prima fase del lavoro: ogni componente della compagnia si approccia individualmente al testo, mettendo in evidenza i punti d’interesse dell’opera. Il risultato è un mosaico di scene, di porzioni di testo, di versi che vengono successivamente confrontati, discussi e sottoposti al regista. Quest’ultimo decide di mantenere o scartare il materiale, realizzando così una cornice entro cui regista e drammaturgo possono muoversi per la creazione dello spettacolo. È un processo potenzialmente infinito, che nel caso di Santa Giovanna dei Macelli ha trovato una risoluzione definitiva soltanto dopo anni.
La particolarità di questo metodo sta nel lavoro collettivo. Attori, drammaturgo e regista portano avanti un lavoro di squadra che non ha niente a che vedere con l’imposizione dall’alto di un testo. Ogni componente della compagnia viene messo in risalto, ogni opinione è tenuta in considerazione per la realizzazione di uno spettacolo che non sia di esclusiva proprietà del regista, ma di tutti.
Questo metodo non rimane confinato negli spettacoli per adulti, ma si estende anche a quelli per bambini, alle azioni di strada, ai laboratori partecipati come Giving Voice e Senza Confini. Figlio di una generazione – quella degli anni ‘70 – che vedeva il teatro come uno strumento attraverso cui incidere profondamente sulla realtà che lo circonda, il Teatro Due Mondi è l’esempio più eclatante di come la condivisione di un’esperienza sia, spesso e volentieri, il mezzo per eccellenza per creare arte. Un’arte che perduri nel tempo, che affondi le proprie radici nel terreno della politica e del sociale.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...