
Castel Morrone è diventata recentemente protagonista di un progetto di riqualificazione del territorio attraverso la comunione felice di arte e natura. Sulla strada per il Monte Castello, infatti, alcuni giovani artisti emergenti della zona hanno cercato, attraverso le loro opere dipinte direttamente su roccia, di promuovere un dialogo costruttivo tra realtà contemporanea e dimensione contadina, da sempre caratteristica delle zone collinari e montuose a vocazione rurale.
Il tentativo è quello di ricordare, attraverso l’elemento primordiale della roccia e quello artificiale della pittura, la profonda interconnessione che abbiamo con le nostre radici e con la natura stessa. Il giovane pittore Carlo Villano ci ha illustrato la natura del progetto e gli obiettivi che lui e i suoi colleghi hanno cercato di raggiungere.
Carlo comincia a disegnare e a dipingere fin da bambino, per poi accrescere il suo bagaglio tecnico prima al liceo artistico e poi all’Accademia delle Belle Arti di Napoli. L’approdo alla roccia, dopo sperimentazioni con tecniche di stampa antica, avviene nel 2017, con un progetto promosso dalla Pro Loco locale per abbellire la strada del Monte Castello con opere legate alla storia del luogo. Lo stesso artista ci ha spiegato il suo rapporto con la roccia: «Mi ispira molto la forma naturale, che sia la roccia o una corteccia d’albero. In alcune forme, spaccature o lineamenti della roccia vedo delle immagini, che cerco di rendere visibili e concrete attraverso la pittura. La pittura rupestre è la prima forma d’arte figurativa della storia. Il primo gesto artistico è stato proprio quello di incidere immagini sulla roccia. Questo legame con la roccia ci riporta alle origini dell’uomo, e ci ricollega all’essenza della nostra storia». Dopo questo primo progetto, Carlo Villano prosegue la sua sperimentazione con un dipinto murale nel centro storico di Castel Morrone, e nel 2024 decide di riprendere, con altri artisti, il progetto dei dipinti su roccia sul Monte Castello.

Le nuove opere che compongono il progetto sono quattro, legate ognuna in qualche modo al territorio. La prima è “L’ultimo cappello di Bronzetti” di Alessandro Sonsini: uno stilizzato cappello garibaldino su una roccia, a ricordare una delle fasi della battaglia del Volturno del 1860, che si svolse proprio sul Monte Castello. Ci sono poi “Gli occhi di Dio” di Flavio Lombardi, allegoria del rapporto di intersezione tra natura, uomo e divinità; e “Villa Contadina” di Giuseppe Villano (padre di Carlo e iniziatore del progetto negli anni Novanta), che esplora il tema, in maniera figurativa e realistica, della tranquillità della vita nei campi. Infine l’opera dello stesso Carlo Villano, la più imponente per estensione, “Antica Madre”: un’anziana donna, con la pelle corrosa dal vento e dal sole di tanti anni in campagna, che prega con le mani giunte. Dietro di lei, il solco sanguigno di un aratro: il segno più genuino dell’uomo che modifica la terra e la plasma, senza però mai mancarle di rispetto, poiché è tutto ciò che ha e che conosce. L’emblema di una cultura rurale che va velocemente perdendosi, in un mondo sempre più insensibile ai ritmi della Natura, senza più stagioni, e nel quale un giorno vissuto in comunione col mondo è un giorno senza guadagno, e quindi perso. Il significato di queste opere è dunque un estremo tentativo, da parte di giovani artisti, di riappropriarsi di uno spazio di espressività che sia comune con le proprie radici, con quello spazio imperfetto, illogico, ma affascinante e misterioso, che è il nostro pianeta.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...