
È un caso più o meno unico nella storia del mondo: rimanere per oltre un millennio ‘al centro’ di rotte commerciali, di vie culturali che sono diventate parte della nostra storia e, più di tutto, parte cruciale della storia dell’Asia Centrale.
Sto parlando dell’Uzbekistan, cuore vivo della grande Via della Seta che, è bene ricordarlo, ha preso vita prima ancora della nascita di Cristo e che ha fatto di questo Paese il cuore pulsante di un continente, desiderato da tutti, da Alessandro a Tamerlano fino alle grandi potenze di oggi che guardano a Tashkent con estrema attenzione come partner economico e commerciale tanto importante da essere essenziale e ineludibile interlocutore sui temi della cultura, ma anche dei Diritti umani e della libertà religiosa, temi richiamati con fermezza nel suo autorevole intervento dal Presidente Mirziyoyev durante la recente visita al Presidente Mattarella al Quirinale.
Ma non è solo in nome della sua grande storia che oggi l’Uzbekistan chiede, a giusta ragione, di occupare il ruolo che gli spetta nella geografia politica del mondo: chiede perché ormai da qualche decennio è entrato con forza nella contemporaneità, proprio grazie a una classe dirigente illuminata di concreti ‘sognatori’ cosmopoliti, liberi da nostalgie e pregiudizi.
Tutto è ‘vivo’ in Uzbekistan, tutto è in movimento: basta guardare la capitale Tashkent, segnata certo dalle grandi strade di antica memoria, ma segnata soprattutto dalla ferma volontà di accoglienza del mondo tutto con i suoi grandi alberghi (dove ti danno la password del wifi prima della chiave della tua stanza), i grandi parchi e giardini che rendono modernamente pulsante il cuore della città.

Il primo felice esperimento è nella coniugazione di tradizione e modernità che trovi nel fashion, nella splendida cucina, nei decori: qui non si cancella, non si distrugge, ma si riscrive e si modernizza.
Ciò che più colpisce, però, è il rispetto profondo per la cultura che vedi nel potenziamento delle scuole, delle Università, nei Corsi di laurea che guardano con estrema attenzione al nuovo non solo nel campo scientifico, ma anche nel campo dei Beni culturali e delle scienze, delle tecnologie ad essi connesse.
Non è questione di poco conto perché stiamo parlando della salvaguardia e della valorizzazione di luoghi mitici come Samarcanda, Buchara, Khiva, Shahrisabz …

Quando arrivi nella straordinaria Shahrisabz (la leggendaria Kesh che con Caserta ha un accordo di cooperazione) e vedi il restauro straordinario dell’immensa magione di Tamerlano, ecco, allora capisci che cos’è veramente la ‘sindrome di Stendhal’!
E questo vale anche per i tanti musei sparsi nel Paese che offrono alla comunità internazionale la possibilità di entrare nel cuore della storia antica e moderna di noi tutti.
A giusta ragione, dunque, il governo uzbeko ritiene questione di primo piano la politica di estrema attenzione verso il turismo e perciò di recente è stata inaugurata a Samarcanda un’Università del Turismo che ha senso pieno se e solo se i Beni culturali del Paese ricevono le cure materiali e immateriali che meritano: moschee, palazzi, caravanserragli, bazar, giardini …
A giustissima ragione il Presidente Shavkat Mirziyoyev ha chiesto con fermezza l’attenzione dell’Unesco che si è concretizzata negli ultimi anni con il Forum internazionale ‘Central Asia at the Crossroads of World Civilizations’ (Khiva nel 2021) come sèguito, possiamo dire, del secondo ‘Consultative Meeting of the Heads of Central Asian States’ (Tashkent 2019) fino ad arrivare ad ospitare a Samarcanda lo scorso anno la 43ª sessione della Conferenza Generale dell’UNESCO: è stata la prima volta che questo evento si è tenuto in Asia Centrale con la partecipazione di 190 paesi. Un evento davvero importante!
La scelta di Samarcanda simboleggia il crescente peso diplomatico dell’Asia Centrale e l’impegno dell’Uzbekistan nel connettere il patrimonio culturale alle sfide moderne e, infatti, l’Uzbekistan ha proposto molte iniziative rivolte alla contemporaneità, tra cui un centro per l’intelligenza artificiale, un’accademia per la leadership femminile e un piano globale per l’istruzione inclusiva.
Del resto, fu proprio il lungimirante Presidente dell’Uzbekistan a porre l’importante questione della necessità di tenere incontri regolari fra i Paesi della Regione alla 72° sessione delle Nazioni Unite nel Settembre del 2017 e, infatti, nel marzo dell’anno successivo si tenne il primo incontro interregionale a Nur-Sultan, capitale del Kazakistan, Paese con cui l’Uzbekistan condivide storia e tradizioni e addirittura la ‘Riserva di Biosfera di Chatkhal Sate’ (un’area protetta di importanza internazionale riconosciuta dal programma UNESCO MAB-Man and the Biosphere) sulle Montagne Occidentali di Tian Shan, un vero paradiso naturale per il quale è stato chiesto il giusto riconoscimento Unesco.
Non è un caso, infatti che qualche anno fa sia stata inaugurata proprio in Kazakistan una ’Università del turismo’: abbiamo ben ragione di ritenere che sia l’importante risultato delle iniziative messe in campo dalla Presidenza dell’Uzbekistan già da qualche anno proprio sugli scambi culturali e la necessità della cooperazione internazionale, soprattutto fra paesi che da secoli convivono nel rispetto reciproco.
di Jolanda Capriglione
Università della Campania.
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