
In Italia si fanno pochi figli e la politica, in base al proprio colore, propone soluzioni diverse. Il governo di Giorgia Meloni punta su una nuova figura professionale: l’assistente materna. Un’idea partorita per aiutare le neomamme e incentivare la natalità nell’epoca “dell’inverno demografico”.
Il governo Italiano annuncia una nuova figura professionale per 2024: l’assistente materna. Una figura pensata con l’obiettivo di aiutare la neomamma durante i primi sei mesi di vita del bambino. Da quanto si apprende il governo è intenzionato a stanziare tra i 100 ed i 150 milioni da inserire nella legge di bilancio. L’assistente materna dovrà recarsi a domicilio per aiutare la giovane mamma nella prima fase della maternità con il compito di evitare situazioni di stress che potrebbero trasformarsi in depressione post partum. Un vero e proprio aiuto nel fare il bagnetto al piccolo o in caso di un pianto incessante. Non mancano polemiche, molte delle quali arrivano dalle ostetriche che già assistono le donne prima ancora di diventare madri.
Può una figura formata tramite un corso di appena sei mesi segnalare e prevenire la depressione post partum? Pare proprio di no e a dirlo sono le esperte e gli esperti. Il rischio è quello di guardare alla relazione madre-figlio solo sul piano fisico dimenticando quello emotivo. Le figure ci sono già e sono le ostetriche, le puericultrici, gli educatori e i pedagogisti che lavorano, in vario modo, con tutti i componenti della famiglia. L’obiettivo del governo dovrebbe puntare al contrasto di rappresentazioni della maternità come il lavoro di donne che devono per forza di cose comportarsi come eroine dimenticando i propri bisogni, necessità e aspirazioni.
La Ministra per le pari opportunità e la famiglia, Eugenia Maria Roccella, ribadisce il ruolo fondamentale della famiglia tradizionale e la necessità di sostenere le donne affinché possano coniugare famiglia e carriera. Nei discorsi e nei fatti il governo, tra cui la stessa ministra, individuano però solo una figura su cui intervenire per insegnare “il modo corretto” con cui si fa il bagnetto dimenticando, in modo volontario, il ruolo fondamentale del padre nella crescita dei figli. Si tratta, dunque, di una figura, per come è stata pensata, figlia di una mentalità maschilista che, quando si parla di figli, rivolge lo sguardo solo alle madri. Diventa facile immaginare un’Italia in cui le Regioni assicurano, tramite richiesta, tre assistenti materne ogni 20mila abitanti e nessun posto nell’asilo comunale in quanto di asili non ci sono, soprattutto al sud Italia.
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