
“Cos’è più importante: l’arte o il diritto a un cibo sano e sostenibile?” È questo il disperato urlo lanciato da due attiviste per il clima che, nella mattina di lunedì, hanno imbrattato la celebre Monnalisa di Leonardo con della zuppa di zucca. Sasha, 24 anni, e Marie Juliette, 64 anni, intorno alle ore 10 hanno velocemente superato i cordoni di protezione davanti all’opera esposta al Musée du Louvre di Parigi e, dopo aver imbrattato il vetro che protegge la tela della Gioconda, hanno denunciato ad alta voce lo stato del sistema agricolo francese.
“Il nostro sistema agricolo è malato! I nostri agricoltori stanno morendo!” Una denuncia forte da parte delle due attiviste appartenenti al movimento francese “Risposte Alimentaire” che ha, ancora una volta, spaccato l’opinione pubblica. Davanti agli ennesimi attacchi contro chi, coraggiosamente, fa qualcosa per svegliare le sopite coscienze dei cittadini è allora giusto chiedersi: “cos’è più importante?”.
Il blitz al Louvre è soltanto l’ennesimo attacco da parte di gruppi di attivisti per il clima che, negli ultimi anni, prende di mira le opere d’arte per diffondere con maggiore facilità ed immediatezza il loro messaggio. Da ottobre 2022, partendo da due attivisti del gruppo Just Stop Oil che hanno svuotato lattine di zuppa di pomodoro sul vetro che proteggeva i “Girasoli” di Vincent van Gogh alla National Gallery di Londra, si sono susseguite varie proteste di questo tipo a danno di importanti opere d’arte. Dai manifestanti tedeschi di Last Generation contro “Les Meules” di Monet a Potsdam fino all’attacco alla “Ragazza con l’orecchino di perla” Vermeer nella città olandese dell’Aia nel solo mese di ottobre.
Novembre è invece stato segnato da due attivisti di Extinction Rebellion che hanno incollato le loro mani sulle cornici di due dipinti dello spagnolo Francisco Goya nel Museo del Prado di Madrid. Nel 2023 sono state prese di mira nuove opere d’arte come una famosa scultura in cera di Degas “La petite danseuse de quatorze ans” in un museo di Washington e “Il giardino dell’artista a Giverny” di Claude Monet in un museo di Stoccolma, entrambi imbrattati con della vernice. Nel novembre 2023 i manifestanti di Just Stop Oil hanno fracassato con dei martelli la copertura di vetro di un dipinto di Diego Velazquez, “La Venere di Rokeby” alla National Gallery di Londra ispirandosi a quanto fatto da una suffragetta all’inizio del XX secolo durante una campagna per il diritto di voto.
Nessuna di queste ha danneggiato le opere d’arte poiché erano tutte custodite sotto un vetro protettivo. La protesta degli eco-attivisti è assolutamente orientata verso la non violenza e questi studiano le proprie mosse affinché si riesca a creare destabilizzazione, utile a sensibilizzare circa l’emergenza climatica all’interno della quale ci troviamo, senza però in alcun modo ledere un patrimonio artistico e culturale così importante.
La scelta di “imbrattare” i grandi capolavori dell’arte non pare però per nulla casuale: questi attacchi promossi dai movimenti di sensibilizzazione mirano ad evidenziare la superficialità e l’ipocrisia della attuale società dei consumi. La Gioconda, oggi celebrata come una delle più importanti opere d’arte di sempre, è soltanto un dipinto a olio su tavola di pioppo. Non si discute di certo l’inestimabile valore storico, culturale ed artistico, il genio assoluto di Leonardo, massima espressione dell’estro umano che passa per questa opera. Ma, in fin dei conti, è soltanto un dipinto a olio su tavola di pioppo. È soltanto l’uomo, attraverso sé stesso, a rendere la Gioconda il grande capolavoro che conosciamo.

Senza l’uomo che ne sappia cogliere la genialità, la Gioconda è soltanto un dipinto a olio su tavola di pioppo. Si cela qui dunque la contraddizione argutamente smascherata dai movimenti di sensibilizzazione per l’emergenza climatica che rivela quanta superficialità e ipocrisia ci sia nell’opinione pubblica. Come nel proverbio cinese in cui il saggio indica la luna mentre lo stolto guarda il dito, così l’indignazione di molti cittadini si scaglia contro la vandalizzazione delle opere piuttosto che riflettere sulla catastrofe climatica che incombe su di noi. Se non verranno presi subito provvedimenti al fine di salvaguardare l’ambiente, il pianeta sul quale viviamo, presto non ci saranno più persone capaci di riconoscere dei capolavori in dei semplici dipinti a olio su tavole di pioppo. In un mondo diviso tra amore per l’arte e preoccupazioni ambientali, la vernice diventa allora il medium di una verità assai più urgente. La questione non è solo cosa dipingiamo, ma se ci sarà ancora un mondo da dipingere. Intanto il tempo passa, e la vernice potrebbe rivelare una verità che non possiamo continuare ad ignorare a lungo. È soltanto questione di tempo.
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