
I lavoratori di Dema, un gruppo industriale aeronautico con sedi a Somma Vesuviana, Paolisi e Brindisi, sono in sciopero da quando hanno appreso delle possibili chiusure degli stabilimenti e dei rischi di esuberi. La preoccupazione è nata in segduito ad un incontro al Ministero delle Imprese, dove sono stati discussi i piani di acquisizione da parte di Adler, una società del settore aerospaziale.
Inizialmente, il piano prevedeva la chiusura degli stabilimenti di Somma Vesuviana, Paolisi e la Dar di Brindisi, con trasferimenti di lavoratori e 170 esuberi. Tuttavia, grazie alla mobilitazione dei sindacati (Fim, Fiom e Uilm) e ai 33 giorni di sciopero, è stato annunciato che gli stabilimenti di Somma Vesuviana e Paolisi rimarranno operativi, e ai lavoratori di Brindisi sarà garantita la continuità occupazionale. Nonostante ciò, resta la necessità di definire un piano industriale per il rilancio dell’azienda e per garantire una stabilità occupazionale a lungo termine.
In sostanza, la vertenza Dema ha visto un’importante conquista per i lavoratori, ma la situazione resta instabile e il futuro dipenderà dalla realizzazione di un piano concreto di investimenti.

Noi di Magazine Informare siamo stati proprio questa mattina alla sede di Somma Vesuviana dove era prevista un’assemblea, tra impiegati e delegati, per discutere del futuro dei lavoratori. Abbiamo chiesto ad Andrea Morisco, segretario provinciale Fiom Cgil, delegato Dema Somma Vesuviana, di fornirci un quadro chiaro della situazione.
“Dema è un’azienda che vive una crisi lunghissima: nel 2009 è iniziata la prima cassa integrazione e successivamente siamo stati attraversati da diverse procedure prefallimentari. Negli ultimi tre anni pensavamo di aver trovato una soluzione, ma purtroppo, dalla fine del 2024, c’è stato un cambio del gruppo dirigente. Da quel momento, l’unico obiettivo del nuovo amministratore delegato Schisano e del suo gruppo dirigente è stato solo la cessione dell’azienda.”
Continua poi dicendo: “Il 27 gennaio di quest’anno abbiamo scoperto in una stampante di reparto il business plan di Adler, che stava per acquisire Dema. Nel piano, si prevedeva la chiusura di Somma Vesuviana e di Paolisi. Da quel momento è iniziato uno sciopero durato 33 giorni, con 3 incontri al Ministero, 2 in Prefettura e 2 in Regione. Solo ieri, al 32° giorno di sciopero, è stato firmato un accordo che prevede il mantenimento di Somma Vesuviana come centrale operativa del gruppo Dema.”
Per poi concludere: “Nei prossimi giorni continueremo il confronto su temi cruciali. Questa è una grande vittoria per i lavoratori del sito, ma la battaglia non è finita: continueremo a lottare fino ad avere la conferma definitiva degli investimenti e del rilancio completo del sito.”

Nel 2025, per i metalmeccanici, 33 giorni di sciopero rappresentano un sacrificio davvero inenarrabile. Una situazione così difficile è qualcosa che non accade tutti i giorni. Al Sud Italia, probabilmente, sono poche le aziende che hanno vissuto un’esperienza del genere. Le famiglie di questi lavoratori sono letteralmente allo stremo, eppure hanno affrontato la lotta con un grande senso di dignità. Questo è stato il legame che ha unito tutti, sin dal primo giorno.

Ogni azienda che chiude non è solo una perdita per i lavoratori, ma per l’intero territorio. Quello che questi lavoratori chiedono è il rispetto dei diritti fondamentali. Il lavoro è un bene sacro, ed è ciò che permette loro di sostenere le proprie famiglie. Ma c’è un punto che non vogliono far passare inosservato: in nome del lavoro, non si può rinunciare alla sicurezza, alla tutela della salute. La loro battaglia nasce proprio da questo presupposto.
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