
Si accettano miracoli. Il Napoli esce dall’Olimpico di Roma con un pareggio a reti bianche. Si poteva fare di più? Se si mettono da parte per un momento i discorsi sui contratti, i rinnovi, il calciomercato, le partenze e gli arrivi e si guarda soltanto al campo e ai novanta minuti, con un minimo di onestà intellettuale, la risposta è difficile fare qualcosa di diverso. Gli azzurri decimati per infortuni e squalifiche, guadagnano un buon punto in una trasferta complessa, contro una Lazio che arrivava da quattro vittorie consecutive in Serie A e che anche senza qualche individualità importante è riuscita comunque a giocare da ottima squadra che, è bene ricordare, nel campionato scorso è arrivata proprio dietro il Napoli dello scudetto.
Bicchiere mezzo pieno? Se si considera il nuovo modulo, calciatori schierati dal primo minuto in pieno caos trattative – vedi Ostigard e Zielinski – senza una punta di peso, senza Kvara, con Demme titolare dopo aver giocato pochi minuti in Serie A fino ad ora, e chi vuole aggiunga altre possibili attenuanti, probabilmente si.
Mazzarri ha l’intelligenza e l’esperienza per capire che è un allenatore a scadenza. Sull’etichetta forse non c’è scritto nemmeno giugno, ma prossima partita. Di fatto alla vigilia della gara si sono succeduti i rumors su un possibile esonero in caso di sconfitta con prestazione negativa. Dunque il tecnico toscano, anche se si vuol dare la colpa all’emergenza e alla necessità, è tornato a ciò che sa fare meglio, a ciò che fa da quando ha cominciato ad allenare e che probabilmente farà fino a quando non andrà in pensione: il 3-5-2.
Già in Arabia il nuovo schieramento aveva dato buone garanzie, bloccando la Fiorentina in semifinale ed anche l’Inter in finale che è passato soltanto al 91′. Reparti corti, linee strette e un possesso palla in percentuale più alto rispetto agli avversari, una gestione del pallone che serve per difendersi più che per attaccare. Non ci sono Osimhen e Kvara che potrebbero interpretare la coppia Cavani–Lavezzi dei tempi d’oro ma Mazzarri deve aver spiegato a Zielinski le stesse cose che diceva ad Hamšík. Politano invece ha la libertà di provare ad inventare qualcosa ma non è il suo ruolo e si vede, Raspadori fa quel che può, l’attaccante in netta difficoltà ingabbiato dai centrali biancocelesti e non supportato dai compagni.
Tolti i tre davanti – che partecipano eccome alla fase difensiva – gli altri sono chiamati alla rigida disciplina. L’obiettivo è ingarbugliare le trame di gioco di Sarriane, concedere poco spazio ai pericolosi esterni e fare densità davanti all’area di rigore per evitare le imbucate dei centrocampisti. Funziona, durante i primi quarantacinque la Lazio crea poco, il Napoli non crea niente, nel primo tempo si gioca a scacchi con i portieri mai impegnati.
Nella ripresa il copione è lo stesso ma è la Lazio a rendersi più pericolosa. Castellanos, subito dopo il fischio di Orsato che fa cominciare il secondo tempo, realizza in rovesciata un gol bellissimo ma l’assistente annulla per fuorigioco. Poi altri due sussulti biancocelesti: prima con Cataldi che sfiora il palo incrociando col mancino una conclusione da fuori area, poi ancora con Castellanos che di tacco prova ad indirizzare verso la porta un assist di Isaksen, Gollini fuori posizione, ci pensa un ottimo Ostigard a salvare tutto prima che il pallone superi la linea, l’intervento vale un gol. In mezzo da segnalare l’unica occasione del Napoli con il subentrato Gaetano che sugli sviluppi di un corner calcia verso un Provedel immobile, ottima coordinazione del centrocampista, il tiro lambisce il palo. Le emozioni terminano qui.
A proposito di Gaetano – con il suo ingresso al posto di Demme, Zielinski si è abbassato formando un 3-5-2 puro – i cambi arrivati dalla panchina non hanno inciso in maniera netta ma sono stati funzionali. I segnali sono incoraggianti, esordiscono in maglia azzurra Ngonge e Dendoncker. Il primo guadagna una punizione dal limite e prova a dare profondità per evitare che la squadra si schiacci troppo nei minuti conclusivi. Il secondo combatte a centrocampo offrendo supporto a Lobotka, ed era proprio ciò che serviva in quella delicata fase di partita. Non possono essere valutati per lo spezzone di gara, ma Mazzarri adesso ha qualche opzione in più e chissà che la cura De Laurentiis non possa portare i suoi benefici già a partire dalla prossima gara, in effetti l’obiettivo del mercato invernale è quello, il breve termine. Dentro nel finale anche Mazzocchi e Lindstrom, l’esterno napoletano fa il suo, l’ex Eintracht in Supercoppa contro l’Inter era entrato meglio.
Il Napoli attende Anguissa eliminato da Osimhen in Coppa D’Africa. Attende anche la chiusura del mercato e la firma di un difensore centrale che serve indipendentemente dal modulo di partenza. Ma le possibilità per fare un buon girone di ritorno sono concrete, il quarto posto è l’obiettivo e dista quattro punti. Bisogna migliorare la fase offensiva, da quattro trasferte gli azzurri non trovano il goal, ma la compattezza e l’equilibrio è stato ritrovato. Adesso un Napoli umile sembra nuovamente una squadra solida. Tornare al 4-3-3 non è un obbligo, Mazzarri lo sa, De Laurentiis a differenza di quest’estate, anche.
Gollini 6
Ostigard 6.5
Rrahamani 6
Juan Jesus 6.5
Di Lorenzo 6
Lobotka 6.5
Demme 6.5 (60′ Gaetano 6.5)
Mario Rui 6 (80′ Mazzocchi 6)
Zielinski 6 (84′ Dendoncker s.v.)
Politano 6 (84′ Lindstrom s.v.)
Raspadori 6 (79′ Ngonge 6.5)
Mazzarri 7
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