
La storia di Ali di Scampia comincia nel 2016, quando l’officina affidata a Ciro Corona e Cira Celotto chiede di poter usufruire di una sala per farne un laboratorio sportivo. Man mano sempre più persone hanno cominciato ad affidarsi ed affezionarsi a questa realtà, ed è così che nel 2019 Cira e suo marito Michele decidono di fondare un’associazione dilettantistica, quella che oggi è conosciuta come ASD – Le Ali di Scampia. Quest’ultima ad oggi è molto di più di una palestra: è uno spazio per il sociale dove le donne possono sentirsi al sicuro ed il dialogo e lo sport camminano di pari passo. Noi di Informare siamo stati sul posto e abbiamo fatto una chiacchierata con Cira.
«L’impatto maggiore di Ali di Scampia sul territorio per fortuna è stato positivo, ma purtroppo qualche problema nasce sempre. Ho subito violenze psicologiche, minacce, telefonate anonime e molto spesso cercavano di sabotare le mie lezioni. Più e più volte hanno cercato di infangare il mio nome e la mia persona con atti di bullismo, ma io non mi sono mai lasciata abbattere. Questo era uno spazio cupo dove c’erano quintali di spazzatura e siringhe perché era un luogo frequentato da tossici. Io ho cercato di dare una vita nuova a questa sala, dandole colore ed ordine e creando così un posto accogliente dove le donne possono sentirsi a casa. Questo posto è un punto di riferimento per me e le donne che lo frequentano».
«Ho ricevuto tantissime chiamate, anche di domenica, di donne che volevano farsi del male da sole solo per aver mangiato un piatto di pasta in più o perché non si sentivano abbastanza. I problemi che avevo in palestra o che le altre donne mi raccontavano li portavo con me a casa, e quindi ho iniziato ad essere più di una spalla, più di una coach, sono diventata loro amica, fino a diventare tutte una grande famiglia. Qui, oltre a darci forza con lo sport, ci sosteniamo con il dialogo. Invito sempre le mie ragazze ad aprirsi sulla violenza subita, sul bullismo. Qui alle Ali di Scampia non c’è motivo di avere paura, infatti abbiamo anche un centro di ascolto».
«Il centro di ascolto antiviolenza si chiama Calathea Rosa, riconosciuto dalla regione, e nasce grazie all’aiuto di Clemente De Crescenzo, responsabile e fondatore di più sportelli contro la violenza sulle donne, che ha deciso di affidarmi il ruolo di responsabile di questo centro, che ad oggi è il primo sportello di ascolto qui a Scampia. Il mio obiettivo non è “intromettermi” nella vita altrui, come molti possono pensare, ma aiutare le donne a risolvere i problemi con se stesse, scavando a fondo e cercando l’origine dei loro mali. Noi se ci amiamo poco, permettiamo a chiunque di farci del male, ecco perché cerco di insegnare a voler bene a noi stesse, perché io in primis non mi sono voluta bene e capisco come ci si sente».
«Proprio perché questo luogo è frequentato da molte donne che hanno subito violenza o che vengono da realtà particolari, la maggior parte di loro non paga. Questa per me non rappresenta un’entrata di denaro, lo faccio per il piacere di aiutare altre donne che come me hanno subìto ingiustizie e che magari non hanno la forza di reagire da sole. Sostengo le mie donne ogni giorno per tutto il giorno. Questa per me è ormai una seconda casa. Senza ricevere fondi che mi aiutassero, ho tenuto in piedi questa grande realtà che ha regalato a me e a molte altre la possibilità di sentirsi donne libere. Qui da me ci sono circa mille donne iscritte e non vengono solo da Scampia, ma anche da San Giovanni a Teduccio, Barra, Ponticelli, Giugliano, Melito, Marano. Voglio ringraziare tutte le donne di Ali di Scampia perché oggi sono donne felici, mio marito Michele per avermi sostenuta, Maria Rosaria Russo che è il mio braccio destro ed infine Alberto Guarino, autore del mio libro scritto a quattro mani, La donna con le Ali».
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