
«Oggi ho ordinato alla polizia israeliana di far rispettare il divieto di sventolare qualsiasi bandiera dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina». Così ha twittato l’estremista di destra Itamar Ben Gvir, nuovo ministro della Pubblica Sicurezza israeliano, imponendo ed estendendo il rispetto di preesistenti leggi contro il vessillo dello Stato di Palestina.
Un’ennesima escalation delle provocazioni contro la popolazione araba che il Governo di Benjamin Netanyahu, uscito il mese scorso da un’interminabile crisi politica, è fermamente intenzionato a rendere elemento centrale del proprio mandato.
Non si tratta solo di bandiere e simboli, l’amministrazione ha più volte promesso l’annessione dei tanti insediamenti illegali fondati in territorio palestinese e della stessa Gerusalemme: violazioni della sovranità di uno Stato, quello palestinese, riconosciuto dalla vasta maggioranza dei Paesi del mondo (più di 130).
Per ora l’azione pratica si limita alle provocazioni, lo stesso Ben Gvir, ad inizio gennaio, è stato aspramente criticato per una “passeggiata” alla moschea di Al-Aqsa, uno dei luoghi di culto più importanti per la fede islamica.
Ma non ci si ferma qui. «Il tentativo del nuovo Governo di ridurre il potere dei tribunali distruggerà il sistema giudiziario» così si è espressa la Presidente della Corte Suprema israeliana Esther Hayut parlando delle riforme giudiziarie promosse dall’amministrazione, che, “[in un Paese dove] già non esiste quasi distinzione tra potere legislativo e potere esecutivo (come riporta Time), renderebbero inarrestabile la volontà di chi è al potere.
L’anno appena conclusosi è stato definito, dalle Nazioni Unite, il più sanguinoso dal 2005: più di 150 palestinesi, tra cui molti bambini, sono stati uccisi.
Tante vittime risultano ancora più incomprensibili in un contesto di scarsa aggressività da parte dei gruppi armati che lottano per la liberazione della Palestina, sempre meno sostenuti dagli alleati del mondo arabo e preoccupati ad affrontare problemi interni e crisi economica.
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