
Il 4 febbraio 2025 è stato pubblicato un report della Commissione Europea che riguarda contemporaneamente i seguenti argomenti: il “Terzo piano di gestione del bacino idrografico” (Third River Basin Management Plans), la “Seconda mappa della pericolosità e del rischio di alluvione” (Second Flood Hazard and Risk Maps) e il “Secondo piano di gestione del rischio di alluvione” (Second Flood Risk Management Plans). Si tratta di un documento attinente all’attuazione della direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE) e della direttiva sulle alluvioni (2007/60/CE). Le criticità emerse dal documento possono così sintetizzarsi: “L’inquinamento diffuso proveniente dall’agricoltura, sia chimico che da nutrienti, è una delle principali pressioni in Italia che interessano sia i corpi idrici superficiali (oltre un terzo di tutti i corpi idrici) che quelli sotterranei (circa un quarto di tutti i corpi idrici). Per quanto riguarda l’inquinamento da nutrienti, la Commissione ha avviato un procedimento di infrazione che denunciava l’Italia per l’insufficiente protezione delle acque contro l’inquinamento causato dai nitrati provenienti da fonti agricole”.
Nel caso del Litorale Domitio, l’inquinamento diffuso proveniente dall’agricoltura è particolarmente significativo, perché convogliato da ben due fiumi principali (Volturno e Garigliano) ma anche dai canali di bonifica che, in teoria, dovrebbero raccogliere e smaltire solo le acque meteoriche raccolte dal bacino idrografico, ma in realtà raccolgono ben altro. Il primo problema è proprio inerente alle acque meteoriche che, attraversando i terreni agricoli, raccolgono anche le sostanze chimiche e i nutrienti su di essi diffusi. Quando queste acque raggiungono i canali non sono più semplici acque di pioggia “pulite”, ma cariche di molte sostanze. Col tempo, inoltre, i canali di bonifica sono stati anche deputati a raccogliere i reflui trattati dagli impianti di depurazione e i reflui non trattati provenienti dagli scolmatori delle portate di piena delle reti fognarie miste.
Negli stessi canali, infine, illecitamente sono convogliati anche numerosi e incontrollati scarichi abusivi. Il caso emblematico è quello dei Regi Lagni: circa 1000 chilometri quadrati di bacino idrografico, circa 80 chilometri di asta principale, centinaia di chilometri di aste secondarie, ben 5 impianti di depurazione che scaricano nei Lagni, anche se trattati, e il refluo equivalente a oltre 3 milioni di abitanti. Siccome nei canali non avviene un trattamento depurativo, tutte le sostanze chimiche e i nutrienti finiscono direttamente a mare. È vero che la balneabilità risulta in molti tratti eccellente, ma è giusto ricordare che le analisi dell’ARPAC, seppur affidabili, sono pur sempre un dato puntuale (in media un prelievo al mese e a circa 300 metri dalla battigia). Le foci dei canali, inoltre, non sono dotate di strumentazioni in continuo che possano misurare gli inquinanti in tempo reale e consentire ai sindaci di impedire la balneabilità in tempi brevi in caso di superamento dei limiti. Nella figura 1 si evince l’ubicazione della foce di tutti i canali di bonifica presenti da Cellole/Sessa Aurunca, passando per Mondragone e Castel Volturno e fino a Giugliano in Campania.
Più volte abbiamo proposto dei suggerimenti per l’utilizzo della fitodepurazione lungo tutte le aste di tali canali e continuiamo a credere che possa essere una soluzione realizzabile a costi estremamente sostenibili, tenendo conto di quanto si spende per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei grandi impianti di depurazione. In questo caso, inoltre, proponiamo un sistema da installare lungo le sole foci di tali canali e solo nel periodo di balneabilità: si tratta di una doppia fila di barriere galleggianti anti torbidità che si uniscono fino a formare un bacino di contenimento.
Come già detto, i continui scarichi impropri degradano notevolmente la qualità, soprattutto in termini di torbidità e colore, delle acque convogliate nella rete idrografica e scaricate sulla costa del Litorale Domitio. Le ipotesi della proposta si basano sulla differenza di peso specifico tra le acque dolci convogliate dal reticolo idrografico (peso specifico minore) e l’acqua di mare (peso specifico superiore). È evidente che, quando piove, le acque meteoriche convogliate dai canali (cosiddette dolci e più leggere) si “poggiano” al di sopra delle acque del mare (più pesanti) creando l’effetto della “macchia d’olio”. Un altro fenomeno evidente è quando si verificano lunghi periodi di mancanza di piogge nel periodo estivo. Quando piove in maniera consistente dopo un lungo periodo di siccità, il lavaggio dei terreni e dei canali trasporta fino alle foci grosse quantità di materiale molto torbido.
Di seguito, un’immagine significativa della proposta per la foce dei Regi Lagni.

La doppia barriera galleggiante serve per creare un canale naturale di acque dolci al di sopra delle acque di mare, per una larghezza di circa 200 metri di fronte, in modo da allontanare le acque dolci quanto più possibile dalla costa e “spostarle” a circa 500 metri dalla battigia. A tale distanza, si ipotizza che l’effetto delle correnti al largo possa aiutare a diffondere le acque su un’areale più ampio e non riportarle immediatamente sotto costa. Le sostanze galleggianti, invece, sarebbero intrappolate nel bacino. Consultando i siti di aziende produttrici, abbiamo selezionato quello della VIRA soluzioni (https://www.virasoluzioni.com/) perché rende disponibile tutte le schede tecniche.

Le barriere, quindi, hanno una parte galleggiante emergente dall’acqua e un “grembiule” che scende sotto il livello del mare e che deve essere opportunamente ancorato sul fondo puntualmente, in genere ogni 10 metri lineari. Il grembiule non arriva fino al fondale perché ha un’altezza variabile; pertanto, con tale soluzione è garantito il movimento delle acque all’interno del bacino perché le stesse possono passare al di sotto del grembiule. Nel periodo di siccità, è condizione indispensabile che all’interno del bacino agiscano dei battelli per la pulizia delle sostanze galleggianti e la movimentazione delle acque più superficiali con la susseguente rimozione dei materiali galleggianti.

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