
Il Festival di Sanremo 2025 si prepara ad accendere i riflettori su un altro capitolo della sua longeva storia. Ma anche quest’anno c’è un aspetto che rischia di sminuire il già turbolento panorama musicale della kermesse: il predominio di una cerchia ristretta di autori nel processo creativo delle canzoni in gara.
Diverse testate hanno già segnalato che su trenta brani in competizione, ben diciannove sono stati scritti da un gruppo ristretto di undici autori, con una concentrazione di potere che va a infrangere la promessa di pluralismo e di equità che dovrebbe animare una competizione di tale portata. Questa centralizzazione non solo alimenta sospetti di conflitti di interesse, ma sembra anche rafforzare il dominio di una – detta simpaticamente – “cupola” che potrebbe minare la genuinità e la varietà artistica della manifestazione.
A spiccare tra questa “cupola” questi è Federica Abbate, che firma sette pezzi (record), poi Davide Simonetta, Jacopo Ettorre, il sempreverde Davide Petrella e si aggiunge anche Nicola Lazzarin
Non si tratta solo di numeri, ma anche di una distribuzione che solleva domande sul ruolo che la grande etichetta discografica Universal Publishing ha nel determinare la direzione artistica del festival. Molti degli autori sopra citati sono legati alla Universal, sollevando il dubbio se un monopolio del genere, seppur legale, non rischi di ridurre il campo della competizione, eliminando di fatto possibilità per altri autori di emergere. Per la precisione, si tratta di Federica Abbate, Jacopo Ettorre, Davide Petrella, Nicola Lazzarin e Stefano Tognini.
Questo dato evidenzia una concentrazione che non favorisce la diversità delle penne, che dovrebbero essere una delle colonne portanti di un evento come il Festival di Sanremo.
Il rischio è che il Festival diventi uno spazio dominato da una visione e da un’industria musicale sempre più omogenea, a scapito di una vera sperimentazione artistica. Quando gli stessi nomi si ripetono come autori di più brani, inevitabilmente si percepisce una ripetizione stilistica, che potrebbe ridurre la varietà delle proposte in gara, limitando la possibilità per gli artisti di esplorare nuovi territori musicali. Come affrontare il problema?
Potrebbe essere interessante limitare il numero di canzoni firmate da uno stesso autore, o distribuire in maniera più equa le opportunità tra case discografiche e autori. Un’altra strada potrebbe essere quella di incentivare la partecipazione di autori indipendenti, favorendo chi non è legato ai grandi circuiti discografici e offrendo loro maggior visibilità. In questo modo si potrebbe ampliare la pluralità artistica, mantenendo il Festival come uno spazio di innovazione e sperimentazione musicale. Possibilità che gli stessi autori del Festival non vogliono evidentemente cogliere, legati soltanto ad interessi economici.
Inoltre, il coinvolgimento di nuove figure professionali nel processo di selezione dei brani potrebbe anche contribuire a dare un’aria di freschezza alla competizione, riducendo l’influenza delle major e introducendo un’ulteriore opportunità per artisti e autori emergenti.
Il predominio degli autori nel Festival di Sanremo non è una novità e quest’anno il fenomeno si ripete. La concentrazione del potere creativo nelle mani di pochi potrebbe rappresentare un ostacolo alla diversità musicale e alla competizione sana tra i partecipanti. Introdurre misure che promuovano una maggiore pluralità potrebbe essere la chiave per restituire al Festival il suo ruolo di vetrina per la musica italiana, senza rischiare di cadere nella trappola del monopolio musicale.
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