
Il carcere per definizione è un luogo dove i cittadini, ritenuti colpevoli di qualche crimine, vengono privati della loro libertà e, secondo il comma 3 dell’articolo 27 della Costituzione italiana, un luogo dove “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato“. Ma è davvero così? Nelle carceri italiane i detenuti vivono in condizioni “non contrarie al senso di umanità” e stanno ricevendo trattamenti “volti alla rieducazione”?
La risposta breve è no. E lo dimostrano i dati. In Campania, ad esempio, il tasso di sovraffollamento è del 120%, secondo i dati del 31 luglio 2024 del Ministero della Giustizia.
Questo significa che, a fronte di 6.228 posti disponibili, sono presenti 7.531 detenuti. Tuttavia, questi non sono, per quanto già allarmanti, i dati reali. Infatti, sul sito del Ministero della Giustizia è presente un asterisco il quale precisa che “i dati non tengono conto di eventuali situazioni transitorie che comportano scostamenti temporanei dal valore indicato”, o in altri termini non tengono conto di restaurazioni delle strutture.
Perciò, grazie ai calcoli di Samuele Ciambriello, garante campano dei detenuti, e l’associazione Antigone, l’Associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale, abbiamo i dati reali: a fronte di 5.664 posti disponibili, e non 6.228, nelle 15 strutture campane sono presenti 7.531 detenuti tra uomini e donne, per un tasso di sovraffollamento del 132% e non del 120%.
Dunque, i numeri reali risultano insostenibili e rendono impossibili le due missioni del carcere secondo la stessa Costituzione: un trattamento umano e la rieducazione. I dati, però, sono ancora più sorprendenti se si pensa alla tipologia di detenuti: «in Campania – commenta Ciambriello – sono presenti quasi 2mila detenuti in più rispetto alla capienza delle strutture, di cui 1.402 tossicodipendenti, ai quali potremmo evitare il carcere, e 1.061 detenuti dai 18 ai 29 anni». Dunque, quelle della carcerazione si riconfermano scelte scellerate e che non tengono conto della situazione emergenziale in cui vessano le strutture.
La situazione non è tanto diversa in scala nazionale: per il Ministero, calcolando i circa 4.100 posti non utilizzabili causa ristrutturazioni varie e a fronte di 46.898 posti disponibili nelle 189 strutture italiane, sono presenti 61.465 detenuti. Un tasso di sovraffollamento reale del 131%, in continua salita fin dal 2021, quando il tasso di sovraffollamento era del 105.5 %.
L’associazione Luca Coscioni, tramite gli avvocati Francesco Di Paola, Simona Giannetti e Silvia Sole Savino, coordinati da Filomena Gallo, e tramite Marco Cappato e l’ex senatore Marco Perduca, ha inviato ben 102 diffide alle ASL locali dove si trovano i 189 istituti penali. In queste carceri oltre il sovraffollamento, infatti, i detenuti sono costretti a vivere condizioni igienico-sanitarie fuori norma, a causa di pulci e cimici nelle celle, inadeguata ventilazione dei locali e mancanza di acqua calda.
«L’Associazione Luca Coscioni – dichiarano Marco Cappato e Filomena Gallo – ha deciso di lanciare questa iniziativa perché la totale mancanza di attenzione dedicata alla salute nell’ultimo decreto del Governo in materia di carceri, oltre che quanto denunciato sistematicamente dai rapporti dei Garanti cittadini e regionali, da notizie di stampa e resoconti di visite ispettive parlamentari, fanno emergere una situazione di violazione strutturale, tra gli altri, del diritto alla salute delle persone detenute nel nostro Paese».
La grave situazione di sovraffollamento delle carceri italiane è testimoniata anche dalla recentissima visita dell’europarlamentare Ilaria Salis presso il carcere di San Vittore. Un carcere, come tutti quelli in Italia, dove i detenuti non hanno spazio nemmeno per mangiare. Alleanza Verdi e Sinistra a tal proposito auspica «una società che superi il carcere». Una testimonianza e un monito che le carceri in condizioni non-umane non appartengono solo ai paesi come l’Ungheria di Orban, bensì anche alla nostra Italia ormai quasi da 5 anni.
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