
Cosa dobbiamo aspettarci dalla Biennale di Venezia 2024? La Mostra Internazionale d’Arte, arrivata alle 60esima edizione, sarà aperta al pubblico questo 20 aprile fino al 24 novembre. Come ogni anno, l’evento è al centro di vari malumori. Le principali controversie intorno alla Biennale riguardano il Presidente Buttafuoco e la coincidenza con le date del Salone di Milano.
Il tema dell’edizione 2024 “Foreigners Everywhere” mira a fare luce sul tema della diversità. Adriano Pedrosa, il direttore artistico delle Biennale di quest’anno, nato in Brasile nel 1965, ha scelto di focalizzarsi sul cosiddetto Sud Globale, cioè la regione storicamente in condizione di subalternità politica ed economica. L’espressione “Stranieri Ovunque” è stato preso in prestito dalle opere del collettivo Claire Fontaine, che dal 2004 realizzano questa scritta in led. Dunque, il tema va aldilà della connotazione geografica di straniero, inteso come immigrato o rifugiato, accogliendo tutte le soggettività emarginate, tra cui quelle queer.
Decolonizzare la cultura è una sfida per la Biennale, che ad oggi ospita i padiglioni di pochi Paesi non occidentali (tra cui Israele), riflettendo così le diseguaglianze che hanno marcato secoli di storia. Come sottolineato dallo stesso Pedrosa, «la Biennale resta un riflesso di ciò che succede nell’intero sistema dell’arte, oggi come ieri». Tuttavia, c’è una volontà da parte della direzione di aprirsi a narrazioni differenti, manifestata dalla scelta di ospitare diversi artisti provenienti dal Sud del Mondo.
Riportando la definizione dell’ex presidente Roberto Cicutto, la Biennale di Venezia è «un osservatorio privilegiato sullo stato del mondo», che attraverso l’arte tenta di rappresentare la realtà intorno a noi. La visibilità di artisti provenienti da ogni parte del mondo è essenziale per raccontarla. Per questo motivo, Pedrosa ha selezionato oltre 330 nomi di artisti che si identificano con la condizione di “straniero”, dando grande spazio all’arte africana. Inoltre, diversi padiglioni, come quello australiano, ha colto l’occasione per riflettere sul proprio passato coloniale in maniera critica.
Le principali polemiche hanno riguardato in particolare la scelta del Presidente della Biennale 2024, Pietrangelo Buttafuoco. Ex leader dell’alla giovanile del Movimento Socialista Italiano e giornalista per il periodico del partito, Buttafuoco è stato nominato dal governo Meloni lo scorso ottobre, poco dopo aver pubblicato un romanzo su Silvio Berlusconi. La scelta ha sollevato non poche perplessità, anche all’interno del suo stesso schieramento politico.
Se a sinistra continuano i timori rispetto all’influenza di Meloni su eventi culturali come la Biennale, a destra molti sono scontenti di Buttafuoco, che nel 2015 ha dichiarato di essersi convertito all’Islam. A ben vedere, l’edizione di quest’anno della Biennale ha capovolto le aspettative. Lo stesso Pedrosa ha dichiarato di essere interessato ad una narrazione alternativa rispetto a quella populista, come lo dimostra il tema di quest’anno.
D’altro canto, persistono dei timori organizzativi, dal momento che quest’anno la Biennale di Venezia aprirà al pubblico in coincidenza con il Salone del Mobile di Milano, dal 16 al 21 aprile. Questa sovrapposizione causa non pochi problemi: in primis, creando una competizione due tra i maggiori eventi culturali del nostro Paese. La Design Week di Milano attira infatti la stessa demografia della Biennale, mettendo in seria difficoltà anche gli uffici stampa, incapacitati a coprire entrambi gli eventi.
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